Riduzione dell’impronta ambientale prodotti legno in Alta Lombardia

Con il progetto “Life+ Prefer” è nata una nuova opportunità per l’eco-innovazione dei prodotti del Distretto del Legno dell’Alta Lombardia.
Sostenibilità ambientale e competitività delle imprese sono le parole chiave del progetto finanziato dalla Commissione Europea sul quale hanno lavorato, dal 2013 a fine del 2016, la Regione Lombardia, in qualità di partner con l’assistenza tecnica di Ambiente Italia, assieme al Consorzio Legno Alta Lombardia, alle aziende del Distretto e al resto dei partner di progetto. Grazie a Prefer è stato possibile definire azioni che permettono la riduzione dell’impronta ambientale dei prodotti del legno nel Distretto di circa il 23 per cento. Obiettivo del progetto è stato l’attuazione della metodologia “Product Environmental Footprint (Pef)” elaborata dalla Commissione Europea in 8 contesti produttivi in Campania, Emilia Romagna, Lombardia, Piemonte e Toscana. La metodologia Pef si basa sull’analisi del ciclo di vita (Lca, Life Cycle Assessment) ed è finalizzata a valutare l’impronta ambientale di un prodotto. Il progetto Prefer ha sviluppato un “approccio di cluster” che facilita l’implementazione della metodologia Pef nei contesti produttivi. L’approccio sviluppato prevede le seguenti fasi:

1. costituzione di un Comitato di cluster che coordina i lavori inter-aziendali;
2. realizzazione di una Lca del/i prodotto/i caratterizzante/i il cluster (prodotto medio);
3. realizzazione di un programma di miglioramento ambientale (a livello di cluster e di singole imprese);
4. comunicazione delle prestazioni ambientali di prodotto.

Il cluster che intende avviare l’iniziativa dovrebbe creare un Comitato di cluster, costituito da soggetti privati e/o pubblici aventi un ruolo significativo nella gestione degli aspetti e impatti ambientali del cluster. Il Comitato di cluster, che può essere già esistente (ad esempio un gruppo di imprese già organizzate con l’eventuale supporto di enti pubblici) oppure costituirsi ex novo, dovrebbe: a) supportare e/o coordinare la realizzazione dello studio Lca con metodologia Pef del/i prodotto/i caratterizzante/i il cluster; b) facilitare la diffusione dello studio Lca e di ogni altro strumento che faciliti il calcolo e la comunicazione, da parte delle singole imprese del cluster, degli aspetti e impatti ambientali identificati; c) collaborare con le imprese a fissare e raggiungere gli obiettivi di miglioramento ambientale, sia a livello locale che globale; d) collaborare alla gestione e verifica del sistema di riconoscimento nazionale (come ad esempio il nuovo marchio, il Made Green in Italy, definito dall’art. 21 della Legge n. 221/2015 “Collegato Ambiente”).
L’obiettivo della seconda fase (Analisi del ciclo di vita del prodotto medio) è quella di realizzare un modello di rappresentazione delle prestazioni ambientali del prodotto caratterizzante il contesto produttivo del cluster. Tale modello deve essere sufficientemente affidabile da essere poi applicato dalle singole imprese del cluster per valutare gli impatti ambientali dei propri prodotti. Va sottolineato che la metodologia di Lca e soprattutto quella di classificazione e caratterizzazione dell’impatto ambientale rispetteranno le indicazioni contenute nelle regole comuni di prodotto (Pefcr, Product Environmental Footprint Category Rules), qualora presenti per la categoria di prodotto considerata. Lo studio Lca del prodotto medio va considerato sia come strumento utile alle imprese del cluster ad effettuare il calcolo della propria Pef, sia per mettere a punto strategie e programmi di comunicazione e di miglioramento ambientale, che costituiscono un aspetto essenziale di tutti i processi di valutazione dell’impatto ambientale di prodotti. La Lca del prodotto medio fornisce alle imprese preziose informazioni in relazione all’origine degli impatti, sulla loro misura e peso rispetto alle fasi del ciclo di vita. Permette inoltre di adottare azioni finalizzate ad agire, in modo cooperativo, nei confronti di quelli che sono considerati gli impatti più rilevanti in modo eco-efficiente. Infine il cluster può utilizzare l’approccio cooperativo per realizzare piani e programmi di miglioramento connessi alle politiche pubbliche a livello territoriale. Si pensi ad esempio alle azioni che possono essere attuate a livello di cluster per la gestione dei rifiuti, delle risorse idriche, dell’energia, sui sistemi di controllo e monitoraggio, che potrebbero avere effetti diretti sugli impatti del prodotto specifico prodotto, contribuendo in questo modo al miglioramento generale delle prestazioni ambientali di tutte le imprese del cluster. Non meno importante risulta la fase finale che riguarda la comunicazione delle prestazioni ambientali di prodotto, sia del prodotto medio di distretto che delle singole aziende. I risultati ottenuti dall’analisi saranno, quindi, oggetto di strategie di comunicazione ambientale. Caso di studio: Distretto del Legno Alta Lombardia L’Alta Lombardia conta, oggi in Italia, la massima concentrazione di industrie di prima lavorazione del legno sia come numero di imprese che come produzione annua complessiva (circa il 13 per cento della produzione nazionale totale di segati). Il Consorzio Legno Alta Lombardia è una realtà associativa che opera nel territorio dal 2006 per pianificare iniziative volte a promuovere la crescita delle imprese e sviluppare strategie comuni a tutela degli interessi delle segherie della Valtellina, Valchiavenna, Valcamonica, Valsassina e Alto Lario. Si tratta di un’unione di 17 segherie la cui produzione è di elementi in legno per la carpenteria e l’edilizia, prodotti per l’imballaggio in legno e, in alcuni casi, la fabbricazione di tetti e strutture in legno. Il Consorzio ha assunto il ruolo di Comitato di cluster nel progetto Prefer. Nel complesso sono state coinvolte direttamente nelle attività di Prefer 9 segherie dell’Alta Lombardia di varie dimensioni, che rappresentano più del 50 per cento del fatturato del distretto; tutte hanno fornito i dati con i quali è stata calcolata l’impronta ambientale del prodotto medio: il tetto in legno massiccio ad alto risparmio energetico. L’unità funzionale a cui sono riferiti i dati relativi all’impatto ambientale è di seguito riportata: Prodotto rappresentativo: Tetto ad alto risparmio energetico Funzione fornita: Tetto per un edificio a scopo civile ad alto risparmio energetico Portata della funzione: 200 mq di tetto in legno massiccio Livello di qualità previsto: travi in legno massiccio di sezioni e lunghezza variabile per tetti con specifiche caratteristiche fisico-meccaniche (abbattimento acustico: 46 DB; prestazione termica: 0,22 W/mq K; sfasamento: 14h).
Diverse attività di promozione e formazione sono state organizzate e svolte, dalla Regione Lombardia, Ambiente Italia e il Consorzio, nel corso dei due ultimi anni per spiegare alle imprese del distretto la metodologia e i vantaggi delle attività proposte. Tre delle segherie hanno partecipato attivamente alla sperimentazione della metodologia Pef per il calcolo dell’impronta ambientale del proprio prodotto e l’identificazione delle principali aree di miglioramento per ridurre l’impatto sull’ambiente. In particolare sono stati individuati interventi comuni di miglioramento di distretto, coordinati dal Consorzio, per l’uso di energia elettrica proveniente 100 per cento da fonti rinnovabili (idroelettrico) e l’utilizzo di legno proveniente solo dalla Valtellina, grazie a un progetto che prevede di produrre manufatti in lamellare (travature per tetti, pareti, ecc.) nella valle. A queste misure è stata aggiunta la possibilità di ridurre del 5% i consumi elettrici nelle segherie attraverso singoli interventi di efficientamento energetico. Al fine di conoscere i miglioramenti raggiungibili attraverso l’attuazione delle azioni proposte è stata calcolata una nuova impronta ambientale del tetto il legno. Il miglioramento per unità di prodotto per la categoria Cambiamenti Climatici è stato stimato in circa il 23 per cento, per l’Acidificazione di circa il 19 per cento e per l’Eutrofizzazione acquatica del 27 per cento. Le prestazioni ambientali del prodotto potrebbero quindi cambiare significativamente attraverso l’implementazione delle azioni proposte alle segherie del distretto. Conclusioni L’approccio di cluster per l’applicazione della Pef nel distretto rappresenta un’opportunità di valorizzazione dei prodotti delle imprese, attraverso l’applicazione della metodologia di calcolo, Lca proposta dalla Commissione Europea opportunamente adattata alle caratteristiche peculiari del cluster stesso. Le applicazioni sul campo della metodologia nel distretto del Legno dell’Alta Lombardia hanno messo in evidenza alcuni aspetti importanti: – un notevole interesse e una buona partecipazione delle imprese, che trovano nel Comitato di cluster un luogo di discussione e coinvolgimento sia nelle fasi tecnico-operative, sia nella definizione delle regole comuni per l’approccio del ciclo di vita; – un metodo che permette di affrontare con strumenti affidabili la fase di identificazione del prodotto medio, anche in condizioni oggettivamente complesse con un campione di imprese non omogeneo; – strumenti di raccolta delle informazioni che hanno permesso il reperimento di dati primari per una parte oggettivamente rappresentativa per le fasi di produzione della materia prima e sua trasformazione, riducendo il ricorso ad informazioni derivanti da banche dati generiche di settore; – la possibilità di intraprendere azioni di miglioramento comuni coordinate da un singolo soggetto (come ad esempio accordi per l’approvvigionamento di energia) che permettono una rilevante riduzione dell’impatto sull’ambiente dei prodotti; – la fattibilità di disegnare e implementare strategie di comunicazione ambientale dei prodotti che caratterizzano il distretto grazie alla Pef che in un futuro potrebbero intraprendere la strada del riconoscimento del marchio Made Green in Italy.