Intervista a Emanuele Orsini, il presidente di FederlegnoArredo

Un processo che dura oramai da qualche mese, un rinnovamento profondo che ha ridefinito non solo la struttura, ma anche il pensiero, l’azione, le modalità di una federazione che è cresciuta moltissimo negli ultimi decenni…… e ora è tempo di mettere ogni pezzo del puzzle nel punto giusto, di interrogarsi su quali sono le priorità, quali i pilastri irrinunciabili per rifondare l’edificio. Una svolta sostanziale, un cambio di rotta voluto da tempo e da molti, che si è concretizzato nella scelta di un nuovo presidente, di un nuovo direttore generale, di una nuova governance con compiti molto ben definiti, una struttura rivoltata come un calzino e persone arrivate, o tornate, perché hanno voglia di lavorare per gli associati. Tutti.

Un preambolo doveroso ma che chiudiamo rapidamente, perchè qualche nervo scoperto c’è ancora e l’obiettivo, alla fine, è quello di fare e fare meglio di quanto si sia fatto prima. Entriamo dunque nel vivo di questo articolo, ovvero nella volontà di fare una chiacchierata con la persona che più di altri poteva aiutarci a capire il significato di questa autentica rivoluzione, il presidente Emanuele Orsini, giunto al soglio della federazione dopo qualcosa come 33 anni di dominio ininterrotto del mondo del mobile. Già, perché lui è “uomo di legno”, giustamente ambizioso, fortunatamente decisionista e soprattutto – almeno secondo la nostra umilissima opinione – con idee estremamente chiare, che porta avanti condividendo tempi e modalità con la squadra e senza tentennamenti o timori reverenziali. E che fosse uno che sapeva da che parte andare era apparso chiaro dalle parole espresse all’indomani della sua elezione: “La filiera del legnoarredo rappresenta uno dei settori manifatturieri più importanti del Paese: va tutelato e rafforzato con politiche di crescita che tengano conto del forte legame con i territori che da sempre esprimono vitalità in termini di occupazione e fatturato. Un’attività di ascolto e dialogo dove sarà fondamentale il coinvolgimento di tutte le associazioni, la ricchezza della nostra federazione. Una ferma convinzione mi guiderà nei prossimi anni: incentivare il lavoro di squadra per rafforzare la Federazione e le aziende associate in vista delle grandi sfide che dovremo affrontare. Il nostro lavoro dovrà contribuire al rinnovamento del Paese, sia dialogando in modo sempre più stretto con le istituzioni, sia favorendo investimenti, innovazione e alleanze con il mondo universitario e della ricerca”.

 Presidente, e ora che lei è al volante?

“… facciamo quello che abbiamo sempre detto, ovvero ascoltiamo le aziende, siamo più presenti nel territorio, incontriamo i nostri associati per comprendere la ricchezza di capacità, inventiva e di visione che possiedono in grande misura e per fare in modo che l’operato della federazione vada esattamente nella direzione che si attendono. Oggi riscontriamo la convergenza di idee e di obiettivi da tutti i distretti industriali più importanti della filiera, dalla Lombardia al Veneto, dalla Sicilia al Friuli. Una unità di intenti e di vedute che è il terreno indispensabile per una grande federazione che ha progetti molto chiari per il futuro”.

Un “presidente del legno”; ci consenta di ricordare…

“E’ vero. La scelta della assemblea è caduta su una persona che conosce molto bene l’odore dei trucioli, dopo una trentina d’anni in cui la presidenza di FederlegnoArredo è sempre andata a personaggi di grande caratura esponenti dell’indubbiamente più celebrato e “visibile” mondo dell’arredo, del mobile. Non la leggo come una sorta di rivalsa, badi bene: sono convinto che questa scelta sia motivata dal momento di transizione che il settore sta attraversando e, dunque, dalla volontà di sperimentare idee nuove, nuovi punti di vista che si esprimano con una governance trasversale, non più verticistica e maggiormente coinvolgente, aperta a tutti coloro che hanno a cuore il destino di FederlegnoArredo e vogliono lavorare insieme. Un progetto, lo ammetto, che io e molti altri coltiviamo oramai da tempo, sapendo di interpretare i desiderata di una parte sempre più consistente della federazione. Sarò ancora più esplicito: sono, siamo convinti che questa federazione non possa essere governata come una società, dove è l’imprenditore a decidere e a fare. Siamo una grande realtà, molto eterogenea, ed è indispensabile che ci sia un “pensiero trasversale”, che si discuta, confrontandoci a partire da esperienze, capacità, orizzonti, strutture e prodotti diversi. Non può essere altrimenti, a dire il vero: basta pensare che oggi FederlegnoArredo rappresenta un mondo che riunisce poco meno di 80mila imprese che danno lavoro a più di 120mila persone, per un fatturato complessivo che supera i 41 miliardi di euro. Un “mare magnum” di cui noi dobbiamo essere in grado di sostenere e aiutare le eccellenze a esprimersi in un contesto internazionale certamente più competitivo, ma che continua a offrire grandi opportunità. Essere comunque degli specialisti, conoscere perfettamente il proprio lavoro, il proprio scenario di riferimento, permette di lavorare al meglio: in una macchina così complessa, quale FederlegnoArredo, è evidente che più forze si mettono in campo più e probabile che si ottengano determinati risultati. E, dunque, più saremo capaci di coinvolgere, di condividere, di dare spazio a chi conosce meglio e in modo più approfondito tematiche e mercati più saremo capaci di lasciare un segno con il nostro operato. Non dimentichiamoci che siamo chiamati a ricoprire un ruolo per un tempo determinato, un discorso – mi lasci dire – che vale per molti e ancora più importanti aspetti della nostra vita: dobbiamo lasciare un segno, fare il meglio che possiamo e alzarci ogni mattina avendo ben chiaro che se vogliamo raggiungere gli obiettivi che ci siamo posti dobbiamo tenere nella dovuta considerazione la quantità di tempo che abbiamo a disposizione. E poi che ci sia un ricambio, che nelle aziende o nelle organizzazioni circoli ogni tanto del “sangue nuovo” è la nostra vera fortuna”.

… e di cose da fare ne ha in mente parecchie?

“… diciamo qualcuna”, ci risponde Orsini sorridendo. “Sono convinto che in un momento di instabilità politica come quello attuale sia necessario per tutti avere punti di riferimento ma anche essere a nostra volta dei punti di riferimento. Una dinamica in cui il dialogo è fondamentale, ben sapendo che per dialogare bisogna incontrarsi, parlare guardandosi in faccia: da qui la mia e nostra scelta di mettere da parte una volta per tutte una eccessiva “Milanocentricità”!  Nel mio mandato voglio che la federazione sia accanto ai territori, sia fatta di territorio, ascolti, parli con il territorio. E’ una attività nella quale mi sono impegnato subito e in prima persona, andando a parlare con i nostri associati a casa loro, nelle loro imprese, raccogliendo umori, sensazioni, certezze che ci aiutino a determinare una politica industriale di settore che sia aderente alla realtà, che spinga ancora più in alto i grandi marchi del “made in Italy” ma che allo stesso modo e nello stesso tempo sappia essere uno strumento potente e insostituibile per la nostra piccola e media impresa che, non dimentichiamolo, rappresentano almeno l’80 per cento del tessuto economico della nostra filiera. Mi conceda una battuta: non ho mai visto una azienda grande nascere già grande, ma persone che – con grande coraggio – hanno scelto di diventare imprenditori: sono loro che dobbiamo aiutare a diventare più grandi, mettendoci al loro servizio”.

Un progetto chiaro, quasi etico…

“… senza ingenuità e senza cadere nei luoghi comuni, però: penso alla politica, un mondo al quale una grande federazione come la nostra deve guardare con grande disponibilità, anche alla luce delle ottime cose che ha saputo fare, quali – ad esempio – il “bonus mobili” che ci ha permesso di salvaguardare almeno 10mila posti di lavoro.

Dobbiamo sedere agli stessi tavoli del governo, perché è fondamentale sostenere quelle che sono le politiche industriali per il nostro comparto… che la qualità dei servizi che offriamo agli associati debba essere di prim’ordine è fuori discussione, così come la nostra massima disponibilità ad ascoltare, ma dobbiamo andare oltre… lavorare, ad esempio, per una internazionalizzazione delle nostre imprese ancora più forte, al punto che abbiamo incaricato il nostro Ufficio studi di mettere a punto una mappatura delle esigenze delle aziende associate, così da poter scegliere a ragion veduta quali sono le destinazioni preferite dai più”.

Presidente, ci permetta un passo indietro, a proposito del “bonus mobili”. Non ritiene che un settore che deve contare su incentivi e prebende debba comunque fare qualche considerazione sul proprio “spessore”?

“Il “bonus mobili” ha significato una crescita del valore del nostro venduto di circa l’1,8 per cento. Mi lasci precisare che è stata una manovra a costo zero per lo Stato, che ha permesso di salvaguardare diverse migliaia di posti di lavoro, come le ho detto poc’anzi, e che prevediamo ne possa generare altri settemila entro il 2020. Un altro esempio viene dai provvedimenti legati ai temi della “Industria 4.0”: il 70 per cento delle nostre imprese investe mediamente il due per cento in ricerca e sviluppo. Ogni sostegno, ogni “aiuto di Stato” è il benvenuto! In Italia abbiamo questi strumenti, in altri Paesi un costo del lavoro che alle imprese costa il 14 per cento in meno… non sono forme diverse per arrivare agli stessi risultati, per dare fiato alle imprese? Sono risorse che possono permettere al treno Italia di correre sugli stessi binari di Francia o Germania. A mio avviso la cosa importante è che le aziende investano in innovazione, in tecnologia, in nuove idee… penso a cosa ha significato per il mondo del legno lo sviluppo dell’edilizia: il numero dei permessi per costruire in legno sono cresciuti in modo esponenziale (sul numero di settembre di Xylon presenteremo i dati dell’ultimo osservatorio Fla, ndr.): l’edilizia stagna, ma la costruzione in legno cresce e oggi vale circa l’8 per cento del mercato. Una quota che non è certo eclatante, ma se si pensa a quante scuole, a quanti centri commerciali, a quante caso ci sono dietro a questo dato è facile immaginare che siamo nel primo tratto di una strada in discesa! Siamo stati capaci di innovare, di comprendere quali spazi potessero esserci in un comparto che richiede grandi capacità, che vanno ben oltre il saper lavorare e trasformare il legno; con il fondamentale aiuto della tecnologia possiamo innovare ogni giorno un materiale antico come il legno, rendendolo sempre nuovo e attuale. La nostra, lo ripeto, è una grande federazione, con tante anime diverse ma accomunate da alcuni denominatori comuni, primo fra tutti il legno, presente in moltissimi dei prodotti che escono dalle imprese associate. Ecco la sfida che dobbiamo vincere ogni giorno: esaltare i territori comuni, le opportunità che possiamo e dobbiamo condividere, oltre le nostre specificità. Tocco con mano che la coesione è forte e che la governance di imprenditori che abbiamo creato per questo quadriennio 2017-2020 ha molta voglia di lavorare su quelli che sono indubbiamente i nostri tre pilastri: il legno, l’arredo, il riciclo. Dobbiamo fare sistema, all’interno e all’esterno della federazione, coinvolgendo associazioni a noi vicine, a monte e a valle, banche, università, consorzi, amministrazioni…”.

A cura di Luca Rossetti

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