La ripresa si vede: è ora di investire

Gli investimenti in competitività, presenza commerciale e innovazione sono la marcia in più a sostegno degli indicatori economici positivi che contraddistinguono il mercato del mobile. Questa la tendenza che emerge dagli ultimi rapporti Csil.

Stavolta ci siamo: i segnali di ripresa per l’economia – Italia compresa – ci sono. Ora, per l’industria del mobile in primis, occorre capire in quale direzione muoversi e soprattutto investire per aumentare la competitività in uno scenario che continua a presentare incertezze e fragilità. Csil (Centre for Industrial Studies) prova a tracciare una mappa possibile di orientamento con due strumenti chiave di lettura delle dinamiche economiche in atto. Il primo è il “World Furniture Outlook 2016”, rapporto che contiene i dati analitici sull’industria del mobile e le previsioni sulla crescita della domanda di mobili nel triennio 2015-2017 in settanta Paesi di tutto il mondo, di cui 35 europei, 15 dell’area Asia e Pacifico, 12 del Medio Oriente e dell’Africa, 3 del Nord America e 5 del Sud America. Il secondo è il “Rapporto di previsione sul settore del mobile in Italia”, come tradizione chiamato a fornire un quadro aggiornato e dettagliato delle sue prospettive di evoluzione, mettendo in luce sia gli eventuali elementi di rischio che le opportunità di sviluppo. L’edizione 2015 include un’analisi dei seguenti comparti: mobili imbottiti, mobili per la cucina, mobili per la casa e mobili per l’ufficio, con dati preconsuntivi per il 2015 e previsioni al 2018 per produzione, export, consumo interno e importazioni, oltre a un focus in cui sono analizzate le strategie di investimento delle imprese italiane nell’ultimo quinquennio.
 
LO SCENARIO MACROECONOMICO
La presentazione di entrambe le pubblicazioni firmate dal Csil, presentate a novembre a Milano, è stata introdotta dall’analisi del quadro macroeconomico mondiale nel triennio 2016-2018 di Stefania Tomasini (Prometeia, Associazione per le previsioni econometriche), che ha sottolineato come l’economia mondiale continui a crescere, seppure in modo moderato e disomogeneo. Nel 2015 il Prodotto interno lordo mondiale dovrebbe attestarsi al 2,8 per cento, registrando un nuovo rallentamento dovuto a un andamento meno vivace delle economie emergenti. Mentre gli Stati Uniti cresceranno del 2,5 per cento e i Paesi dell’area euro consolideranno la ripresa, i Paesi emergenti saranno infatti interessati da un minore “entusiasmo” rispetto alle previsioni precedenti e quindi sosterranno in misura minore il commercio internazionale.
Il rallentamento interesserà in particolare le economie emergenti della Cina, di alcune degli altri Paesi asiatici, dell’America Latina (Brasile in primis), e della Russia e avrà effetti rilevanti sul commercio internazionale di beni, che crescerà solo dell’1,5 per cento nel 2015 e del 2,3 per cento nel 2016 in termini reali.
Buone nuove sul fronte Europa, dove la debolezza dell’euro sta sostenendo nuovamente le esportazioni dei Paesi europei e la dinamica della domanda interna è tale da compensare almeno nel 2015 gli effetti negativi dovuti al rallentamento degli scambi internazionali. Nel 2016, oltre al deterioramento della domanda estera, la Germania vedrà palesarsi invece gli effetti della vicenda Volkswagen sull’economia interna. Secondo Tomasini, non sono previsti rialzi dei prezzi internazionali delle materie prime industriali prima del 2017 ma sul mercato globale non mancano ancora fattori di rischio che, al contrario, permangono elevati e sono legati principalmente alla volatilità dei mercati finanziari e valutari, oltre che alla frenata dell’economia cinese e alle tensioni geopolitiche ancora in atto.
 
L’ITALIA
In Italia, i dati del terzo trimestre per il prodotto interno lordo hanno confermato la continuità della crescita nel corso dell’anno con la variazione prevista per il 2015 pari allo 0,8 per cento. Fra i segnali incoraggianti di un’uscita in atto dalla crisi spicca il contributo portato all’andamento economico dall’inversione di rotta della domanda interna, tornato positivo, con i consumi delle famiglie che a fine 2015 registreranno un più 0,7 per cento in termini reali. A questo si aggiungono gli investimenti che daranno finalmente un contributo positivo alla crescita, nonostante un andamento oscillante tipico delle fasi di inizio della ripresa.
A differenza dell’anno passato il maggior sostegno alla formazione del Pil nel 2015 sta arrivando quindi dalla domanda interna, mentre la domanda estera risente del rallentamento della crescita delle esportazioni accompagnato da un incremento delle importazioni, generato dalla ripresa della domanda interna, e si stima rimarrà negativa o stabile in tutto l’orizzonte di previsione.
La tendenza alla ripresa dei consumi interni nel prossimo triennio si prospetta continua, con una ripresa dei consumi privati un po’ più marcata rispetto al 2015 e sostenuta da un miglioramento del reddito disponibile delle famiglie, da un’inflazione ancora contenuta e da un contributo positivo da parte della politica fiscale. Anche gli investimenti nel loro complesso stanno riprendendo a crescere già nel 2015, grazie soprattutto a quelli effettuati in macchinari, attrezzature e mezzi di trasporto; per gli investimenti in costruzioni la ripresa è rimandata al 2016, quando si dovrebbero manifestare i primi segnali positivi anche nel settore residenziale con importanti ricadute anche e soprattutto sul settore del mobile.
 
Il MERCATO MONDIALE DEL MOBILE
Secondo le prime anticipazioni del “World Furniture Outlook 2016”, presentate a Milano da Sara Colautti (direttore Industry and Country Studies dI Csil), il consumo mondiale di mobili valutato a prezzi di produzione – escluso, cioè, il markup per la distribuzione – 455 miliardi di dollari Usa. Qualche informazione in più arriva dall’analisi del grado di apertura dei mercati (cioè il rapporto fra importazioni e consumi), attualmente dell’ordine del 28 per cento, con diversi accenti nelle tre principali aree mondiali. I Paesi di area Nafta (Stati Uniti, Canada e Messico) hanno una forte propensione all’export con il 72 per cento di commercio mondiale di mobili verso l’esterno e solo il 28 intra area; un risultato non raggiunto dall’Asia, che commercializza verso l’esterno dei Paesi di riferimento il 59 per cento dei mobili prodotti contro il 41 intra area. L’Europa commercializza al proprio interno il 76 per cento dei mobili prodotti, destinando il restante 24 per cento al commercio extra area.
Molte conferme e qualche novità di rilievo arrivano dalle graduatorie dei principali Paesi esportatori e importatori a scala mondiale. In testa ai Paesi esportatori resta stabile la Cina, che dal 2009 al 2015 ha più che raddoppiato le proprie esportazioni passando da 25 miliardi di dollari a oltre 53, seppure con un rallentamento nel corso degli ultimi anni. La seguono nell’ordine Germania, Italia e Polonia, tutti e tre in lieve calo, mentre al quinto posto si colloca per la prima volta il Vietnam. In vetta alla top five dei principali Paesi importatori di mobili sono gli Stati Uniti, seguiti da Germania, Francia, Regno Unito e Canada.
Secondo il rapporto Csil, nel 2016 la crescita dei consumi sarà complessivamente modesta e si attesterà al di sotto del 3 per cento a livello globale. L’ unica area in crescita più sostenuta è l’Asia e Pacifico, seguita da Medio Oriente e Africa e, a breve distanza, dal Nord America; con un importante distacco seguono, nell’ordine, le aree di Europa a 28 Stati con Norvegia, Svizzera e Islanda, Europa Centro Orientale e Russia e, poco sopra lo 0 per cento, il Sud America. Le previsioni – ribadisce il Csil – vanno in ogni caso considerate con cautela, data l’incertezza delle prospettive che riguardano l’andamento del mercato cinese.  
 
IL SETTORE DEL MOBILE IN ITALIA
Come indica il “Rapporto di previsione sul settore del mobile in Italia”, il 2015 ha portato con sé la fine della caduta dei consumi di mobili grazie al proseguimento delle politiche espansive previste nella Legge di stabilità (bonus mobili in primis), al contenimento dell’inflazione e al miglioramento del reddito disponibile in termini reali e del clima di fiducia delle famiglie. L’export sta continuando ad aumentare, sia grazie ai mercati dell’Unione Europea che hanno ripreso a crescere già nel 2014, che a quelli extraeuropei. Questi ultimi fino a settembre 2015 non hanno mostrato nessun rallentamento negli acquisti di mobili italiani e i tassi di crescita si stanno mantenendo su livelli decisamente superiori a quelli del 2014. La crescita delle vendite estere e la sostanziale stabilità delle vendite sul mercato interno hanno determinato una crescita del fatturato totale del settore, che nel 2015 si attesterà intorno all’1,8 per cento.
La tendenza positiva si protrarrà anche nei prossimi anni. Il 2016 per l’industria del mobile in Italia sarà un anno di consolidamento delle tendenze registrate nei dodici mesi precedenti, con il mercato interno che mostrerà i primi segnali di crescita (più 1,2 per cento in termini reali) sostenuto da un andamento sempre positivo delle vendite sui mercati internazionali nonostante un rallentamento della domanda estera. Accanto a dispositivi come il bonus a supporto delle ristrutturazioni e quello di sostegno alle giovani coppie, l’aumento del reddito disponibile per le famiglie continuerà ad avere un ruolo decisivo nel sostegno alla ripresa del settore del mobile: la previsione di incremento è dell’1,6 per cento in termini reali con un’inflazione ancora sotto controllo e una spesa in recupero. A beneficiare di questo clima positivo saranno anche i mobili di provenienza estera, con le importazioni previste in crescita dell’8 per cento circa. Per quanto riguarda le esportazioni, nel 2016 l’euro vicino alla parità nei confronti del dollaro, la capacità delle imprese italiane di diversificare i mercati e il mantenimento della competitività in termini di rapporto qualità/prezzo avranno implicazioni positive sull’andamento delle vendite di mobili e bilanceranno il probabile ridimensionamento dei tassi di crescita della domanda proveniente dai Paesi extra europei. Nel 2016 ci si attende dunque una crescita delle esportazioni pari al 4 per cento a prezzi costanti.
La produzione del settore, ha sottolineato ancora Colautti, registrerà quindi un nuovo aumento pari al 2 per cento. Nel 2017 la domanda interna beneficerà anche della ripresa degli investimenti in edilizia residenziale, del miglioramento delle condizioni creditizie (già iniziato nel 2016) e del calo del tasso di disoccupazione, mentre parallelamente la domanda estera continuerà lungo un sentiero di crescita positiva, determinando un nuovo aumento della produzione. Buone prospettive anche per il 2018, anno in cui l’economia italiana crescerà a un ritmo intorno all’1,3 per cento. Motore della crescita sarà la domanda interna, mentre il saldo con l’estero resterà sostanzialmente stabile. Le retribuzioni continueranno a crescere e la spesa delle famiglie continuerà ad aumentare a tassi superiori all’1 per cento. Per il settore del mobile è prevista una nuova crescita del mercato interno sostenuta, oltre che dagli elementi sopra menzionati, anche dal buon andamento del mercato del lavoro, dalla ripresa del mercato immobiliare e da esigenze di sostituzione non più rinviabili.
 
LE TECNOLOGIE…
L’ultima edizione dell’analisi dI Csil sul mobile “made in Italy” offre un ulteriore punto di vista sulla complessità dell’evoluzione del mercato, con un monitoraggio mirato sui tipi di strategie messe in atto dalle imprese italiane che riguardino sia investimenti riguardanti la sfera produttiva, sia la commercializzazione e la presenza diretta sui mercati. A mostrare nero su bianco che il settore del mobile sta scaldando i motori per far fronte a una nuova fase di espansione è anche il quadro degli investimenti in tecnologie e macchine per la lavorazione del legno: citando i dati elaborati da Acimall, Csil evidenzia come il 2015 sia stato complessivamente l’anno della ripresa degli ordinativi di macchine con una percentuale di incremento del 13,5 per cento nel primo trimestre, del 5,3 per cento nel secondo e del 7,2 per cento nel terzo, insieme con investimenti in ricerca e sviluppo, efficienza di processo, tutela ambientale, comunicazione e potenziamento della presenza commerciale all’estero che comprende l’apertura di showroom di esposizione e vendita.
 
La ripresa si vede: è ora di investire ultima modifica: 2016-01-12T00:00:00+00:00 da admin