Masterwood: la Cina è decisamente vicina!

Era inevitabile che qualcuno rompesse gli indugi e aprisse le porte agli investimenti cinesi, oramai presenti in ogni ramo di attività e aspetto della vita economica del nostro Paese. A rompere gli indugi ci ha pensato Masterwood, da qualche settimana di proprietà della Guangzhou Kdt Machinery Co Ltd.

“Le reazioni? Guardi: nella notte di venerdì 9 febbraio abbiamo firmato l’accordo a Milano. Il lunedì seguente, il 12 febbraio, mi sono preoccupato di informare i sindacati e ho immediatamente convocato una riunione di tutti i dipendenti nella quale ho spiegato quello che era successo: credo di poter dire che hanno compreso perfettamente i motivi della mia scelta, anche se qualche perplessità non è mancata. Un fulmine a ciel sereno, ma non potevo certo permettermi di lasciar trapelare qualcosa perché, a parte che il tutto avrebbe potuto risolversi in un nulla di fatto, Kdt Machinery è quotata alla borsa di Guangzhou e, ovviamente, avevamo firmato un impegno di riservatezza molto severo. Nelle ore e nei giorni seguenti ho subito chiamato partner e i clienti più importanti per rassicurarli che nulla cambierà, che Masterwood resterà quella realtà che tutti conoscono e che le nostre macchine saranno, se possibile, ancora migliori!”.

Finalmente è toccato anche a noi: al di la di qualche collaborazione, di qualche impegno più o meno ufficiale pareva che la tecnologia italiana per il legno proprio non interessasse ai cinesi, da oramai un decennio o più alla ricerca di occasioni di investimento a 360 gradi. C’era di che sentirsi “messi da parte”; invece ci ha pensato Giancarlo Muti, vulcanico personaggio che non ha bisogno di presentazioni, a far capire che l’ora è giunta: il 75 per cento della Masterwood di Rimini dai primi di febbraio è di proprietà della Guangzhou Kdt Machinery Co Ltd.

“È il risultato di un processo al quale stavamo lavorando da tempo, perché Masterwood era nella situazione in cui si trovano molte delle imprese italiane e non solo del nostro settore, ovvero non essere abbastanza grandi da poter affrontare in modo efficace certi “mercati difficili”, andando a investire in filiali o in ciò che è necessario per aggredirli in maniera proficua. Per noi il Sudest asiatico, gli Stati Uniti o l’India non esistevano, aree in cui si può avere successo solo contando su stabilimenti in loco, nei quali fare investimenti che il nostro fatturato, circa ai 25 milioni di euro, non ci consentiva.

Mercati nei quali avremmo senz’altro potuto dire la nostra, ma che non abbiamo potuto affrontare perché non basta essere una azienda solida e avere ottimi risultati: bisogna raggiungere una determinata “massa critica”. A ciò si aggiunge un altro aspetto, ovvero il fatto di essere praticamente monoprodotto, di proporre centri di lavoro e fare solo questo nel mercato della lavorazione del legno – in particolare della finestra o della porta – non è sufficiente: ci vuole una gamma più ampia o, comunque, un insieme di macchine complementari che noi ancora non facciamo. Per poter diventare “importanti”, o per acquisire le competenze indispensabili per proporre altre tecnologie, ci vogliono investimenti. Da qui la consapevolezza di avere bisogno di partnership importanti per poter crescere come volevamo e come sapevamo di poter meritare.

Abbiamo avuto alcuni contatti importanti, ma nulla di risolutivo; fino all’incontro con Kdt Machinery, una azienda che a dire il vero ben conoscevamo, perché per un breve periodo avevamo importato le loro bordatrici attraverso una nostra società, alcuni modelli che rivendevamo con un discreto successo in alcuni mercati. Una esperienza, come ho detto, che ha avuto una breve durata, ma che ci permise di conoscere alcuni personaggi, fra cui Fenghua Liu, il vicepresidente, che sarà la persona che seguirà più direttamente la gestione di Masterwood”.

Dunque la scelta di una partnership passa attraverso una azienda del settore?

“Certamente, una realtà che ha il proprio quartiere generale a Guangzhou, una delle capitali cinesi del mobile e della lavorazione del legno, con un fatturato nel 2017 vicino ai 110 milioni di euro e con una capitalizzazione in borsa vicina al miliardo. Il loro cavallo di battaglia sono le bordatrici, di cui ne producono circa 500 al mese, ma progettano e costruiscono anche sezionatrici e centri di lavoro che propongono soprattutto in Cina e nei mercati del Sudest asiatico attraverso una settantina tra filiali e punti vendita in cui vendono direttamente circa il 65 per cento della loro produzione.

Mi sono chiesto: per poter penetrare con il nostro prodotto su quel mercato, uno di quelli che ritenevamo fortemente strategici per ogni nostro eventuale sviluppo, quale migliore opportunità? Stiamo parlando di una vendita tecnica, che impone la conoscenza approfondita del prodotto e dei bisogni del cliente per poterlo consigliare al meglio; bisogna anche conoscere la concorrenza e, soprattutto, essere vicini all’utilizzatore finale per tutto il ciclo di vita della macchina.

Ecco che, a poco a poco, si è fatta strada l’idea che le persone di Kdt Machinery potessero essere la soluzione, forti delle necessarie competenze tecniche e nella formazione del personale, una caratteristica fondamentale in mercati dove quasi nessuno parla inglese. Collaborare con loro, in estrema sintesi, ci avrebbe messo a disposizione tecnici preparati, competenti, con un’ottima conoscenza del mercato e una rete già pronta per gestire installazioni, assistenza, ricambi, machine in stock con tagliare in modo significativi i tempi dall’ordine alla consegna. Abbiamo valutato attentamente anche l’opzione India, mercato ancora più difficile ma certamente molto attraente, con un enorme potenziale di crescita alla luce di una popolazione i cui livelli di vita tendono a essere sempre più elevati e dove esistono ancora moltissime esigenze da soddisfare…Il terzo tassello del nostro mosaico erano e sono, come ho detto, gli Stati Uniti: diversi anni fa avevamo già avviato una esperienza in quella parte del mondo, ma non avevamo le risorse necessarie per fare un lavoro di portata tale da garantirci un futuro importante e abbiamo preferito desistere”.

E alla fine avete scelto la Cina.

“Sì. Abbiamo compreso che, a conti fatti, Kdt Machinery ha le carte in regola per mettere in atto, insieme, strategie molto precise in tutto il mondo. E’ uno degli argomenti che abbiamo discusso con Fenghua Liu – l’“uomo Kdt” che seguirà più da vicino Masterwood diventandone presidente e che io affiancherò in qualità di amministratore delegato – per definire le linee strategiche di un piano commerciale congiunto che guardi al mondo come obiettivo. Vogliamo andare finalmente a prendere quella fetta di mercato che pensiamo ci possa competere e, insieme, decideremo cosa fare, ma anche quando e come. Come vede stiamo parlando di una operatività che persegua gli interessi di tutte le parti. Possiamo aggiungere, in termini più generali, che Kdt aveva bisogno di un trampolino verso l’Europa occidentale, perché in alcune aree dell’Europa dell’est – fra cui Russia e Turchia – sono già influenti; il progetto prevede che sia Masterwood il ponte per alcuni dei loro prodotti che, adeguati per il mercato europeo, possano in qualche modo essere venduti nel nostro continente, probabilmente con il marchio Masterwood. A loro la commercializzazione della gamma a marchio Masterwood nel Sudest asiatico, mentre negli Stati Uniti metteremo a punto una strategia di vendita di tutti e due i prodotti per offrire una gamma completa…”.

“…Ho fatto una scelta precisa, industriale, con un progetto molto ben definito nell’interesse non solo della proprietà, ma di tutto coloro che in qualche modo sono coinvolti nella storia, nel presente e nel futuro di Masterwood. Lo dico a chiare lettere: i cinesi di Kdt vengono in Italia a investire perché credono in ciò che siamo e conosciamo; non hanno alcuna intenzione di trasferire altrove la produzione. Vogliono far crescere Masterwood, la sua sede a Rimini e i suoi lavoratori, acquisendo quote di mercato che consentano l’aumento dei nostri attuali livelli di produzione. E vogliono avere una qualificata, conosciuta, rispettata “testa di ponte” nei mercati più maturi, fino a oggi assolutamente impermeabili alle loro proposte…A livello umano, lo ammetto, non è stata una scelta facile, per quanto assolutamente ponderata: se Masterwood non avesse deciso di cambiare prima o poi sarebbe stata schiacciata da grandi che diventano sempre più grandi, a scapito di moltissimi altri che non potranno che vedere ridotti o circoscritti i propri campi d’azione, le proprie opportunità. Se a ciò aggiungiamo che io e il signor Boschetti, ovvero i due fondatori di Masterwood, cominciamo ad avere – purtroppo – una certa età è chiaro che vorremmo avere delle certezze sul futuro della nostra azienda, nella quale lavorano da tempo anche i nostri figli. La nuova proprietà ci ha chiesto di gestire un periodo di transizione, una volontà che mi sono sentito di dover rispettare garantendo la mia presenza ancora per qualche tempo: devo ammettere che mi fa anche piacere, perché sono quarantacinque anni che faccio questo mestiere e non è così facile distaccarsi da questo mondo. Questo passo era francamente inevitabile: chi fa l’imprenditore sa che ci sono momenti in cui bisogna prendere determinate direzioni se si vuole guardare al futuro, se si sente dentro forte la responsabilità di tutti coloro che con Masterwood vivono, anche se umanamente non sono firme che si appongono a cuor leggero o senza mille ripensamenti. Mi sento responsabile delle persone che lavorano qui dentro, che alla fine sento un po’ come figli miei, se mi perdona l’avvicinarmi un po’ troppo a parole che possono sembrare retoriche ma che, glielo garantisco, non lo sono. Mio figlio – ora assunto come direttore operativo C.O.O. – continuerà all’interno dell’azienda: è giovane e bravo e loro se ne sono accorti, tanto da volerlo nella squadra…”.

 

Masterwood: la Cina è decisamente vicina! ultima modifica: 2018-04-10T11:23:10+00:00 da Rossana