Lungo la strada della trasformazione digitale

Dal palco della Xylexpo Arena dello scorso mese di maggio a una chiacchierata vis-à-vis: gli specialisti di Accenture ci parlano di trasformazione digitale, con un focus speciale sulle imprese che costruiscono macchine e tecnologie per la lavorazione del legno.   

Industry 4.0, e naturalmente tutto ciò che porta con sé, non ha un impatto solo sul modo di produrre o di fare impresa, ma sull’intero sistema paese, andando di fatto a modificare dinamiche che erano rimaste immutate per moltissimi anni. Questo significa che l’introduzione delle cosiddette tecnologie abilitanti – vale a dire robotica collaborativa, meccatronica, Big data e machine learning, cloud computing, cybersecurity, e così via – devono necessariamente andare a integrarsi con un radicale cambio di marcia che, ormai da alcuni anni a questa parte, ha iniziato a coinvolgere l’economia a 360 gradi. Detto ciò, è importante considerare da un lato che gli investimenti in ottica 4.0 devono necessariamente essere fatti sulla base della propria struttura e capacità economica, e, dall’altro, che una volta acquistate le cosiddette tecnologie abilitanti non basta premere un bottone affinché la nuova fabbrica si metta a funzionare dando il via a un modo di produrre e di fare impresa completamente nuovo. Occorre molto di più. Serve, prima di ogni altra cosa, un cambio dell’atteggiamento di fondo che consenta a chi di dovere di fare i giusti passi nelle giuste direzioni, senza “strafare” e senza neppure fare investimenti sbagliati che finirebbero per trasformarsi in inutili sprechi di denaro. Sì, perché investire nella tecnologia sbagliata (e magari solo in quella) significa sperperare risorse economiche, che – come sappiamo molto bene – sono assai limitate. Di questi tempi soprattutto. E così alcune aziende intraprendono il cammino verso la fabbrica del futuro in autonomia, altre invece lo fanno con il supporto di professionisti del settore che – come Accenture – sono specializzati proprio nel guidare le imprese in una vera e propria evoluzione digitale.

A PROPOSITO DI ACCENTURE
Chi è e di cosa si occupa una realtà come Accenture probabilmente è noto ai più. Se non altro perché si tratta di una realtà globale con oltre 400mila dipendenti, di cui 14mila solo in Italia, che fornisce servizi nei settori strategy, consulting, digital, technology e operations, collaborando con il 75 per cento delle cosiddette “Fortune 500”, ovvero delle 500 maggiori imprese statunitensi misurate sulla base del loro fatturato secondo la lista stilata ogni anno dalla rivista Fortune. Ma, Fortune 500 a parte, Accenture è un punto di riferimento anche nel nostro Paese e nel nostro settore.
Per questo – ma non solo per questo – è stato un onore avere alcuni degli specialisti Accenture – come Giancarlo Paccapeli, Giorgio Torresani, Francesco Talarico e Stefania Filippone – tra i relatori della Xylexpo Arena lo scorso mese di maggio per parlare dei temi della “Industria X.0”. Così com’è stato un onore per noi poter parlare di fabbrica del futuro e filiera del legno direttamente con Davide Pugliesi, managing director di Accenture, nonché colui che in azienda segue in prima persona il nostro settore, occupandosi – insieme a Camilla Corfini –  di tutte quelle realtà che producono macchinari, tecnologie e soluzioni per la lavorazione di questo materiale.
Secondo gli esperti Accenture offrire consulenze a questo genere di imprese – così come accade in altri comparti in ambito industriale – non significa focalizzarsi sulla singola tecnologia, ma piuttosto sul guidare tali realtà nella costruzione di un ecosistema di soluzioni in senso lato e poi di metterlo a disposizione in maniera efficace di tutti i player della filiera, che vanno, per fare solo un esempio, dal piccolo falegname al grande produttore di mobili.

SERVE UNA ROADMAP
Quindi, come abbiamo detto, le nuove tecnologie digitali applicate alle macchine rappresentano una vera e propria rivoluzione nel mondo industriale, consentendo di ridisegnare i processi, le attività e l’esperienza non solo delle singole aziende, ma anche dei loro clienti. Vero è anche però che, per essere messo in pratica, questo processo deve essere compreso e interiorizzato dalle imprese stesse. Cosa che purtroppo ancora troppo spesso non accade.

L’atteggiamento comune che ho riscontrato in diverse imprese italiane che operano nel settore del legno (ma non solo in questo)”, ci ha spiegato Pugliesi, “è quello di approcciare questa nuova era di cambiamento facendo dei tentativi su singole tecnologie, e quindi secondo una logica dettata principalmente da esigenze contingenti. Per esempio perché un cliente ne ha fatto richiesta specifica o perché attirati da una novità particolarmente interessante conosciuta in fiera. Quello che fa davvero la differenza, secondo noi, è invece il fatto di partire con una vera e propria roadmap, con un piano di sviluppo sistematico e ben strutturato, all’interno del quale viene individuato prima di tutto un obiettivo, ovvero la funzionalità che si vuole arrivare a offrire al cliente finale, e – solo in un secondo momento – passare poi a fare una serie di investimenti sulle tecnologie innovative per raggiungere gli obiettivi prefissati. Poi, chiaro, si partirà sempre da un investimento in una specifica tecnologia, l’importante però è avere ben chiaro il disegno globale di fondo”.
Dal nostro punto di vista le imprese di questo settore sono realtà che storicamente sono state impattate in minor misura dai nuovi trend tecnologici e che ora si trovano a seguire dei ‘progetti pilota’ nel tentativo di riuscire a sviluppare nuove tipologie di prodotti o servizi da offrire, a loro volta, ai propri clienti. Il processo virtuoso però dovrebbe essere sì quello di partire dall’introduzione di una tecnologia innovativa per sviluppare un nuovo prodotto o servizio, ma poi, da lì, arrivare al ripensamento del proprio modello di business in ottica di evoluzione”.

L’UTILIZZATORE AL CENTRO
Ma la cosiddetta quarta rivoluzione industriale è già in corso da un po’ e, secondo gli esperti Accenture, è solo questione di tempo e quella che adesso viene vista da molte imprese del nostro comparto come una naturale scelta di investimento tecnologico “per non restare indietro” o comunque per differenziarsi dai competitor, prima o poi diventerà una condicio sine qua non per non scomparire dal mercato. Esattamente come è accaduto in diversi altri comparti. “I settori in cui questa svolta c’è già stata”, ha proseguito Pugliesi, “sono principalmente quelli facenti parte della sfera del B2C, mentre per il B2B – e quello delle macchine e tecnologie per la lavorazione del legno rientra in questo secondo ambito – un po’ di margine c’è ancora. Ma la direzione è stata tracciata e già oggi le aziende che lavorano il legno cercano qualcosa di diverso rispetto a un tempo. Oltre al macchinario o alla tecnologia in sé, necessitano infatti di un servizio di assistenza e consulenza qualificate in tempi molto rapidi. Quindi ciò che noi facciamo con i nostri clienti sono delle vere proprie sessioni di quello che viene chiamato “design thinking” – ovvero processi di ideazione e sviluppo prodotto che pongono al centro l’utilizzatore – e che, per loro stessa natura, coinvolgono anche i clienti dei nostri clienti per mettere a fuoco e delineare quelle che sono le reali necessità di mercato e andare poi a creare un piano di sviluppo strutturato, che sia la linea guida per il raggiungimento degli obiettivi prefissati”.

L’IMPORTANZA DELLE COMPETENZE
Ma gli esperti di Accenture insistono su un altro importante fattore. Quando si parla di Industry 4.0 la tendenza comune è quella di pensare, in prima battuta, unicamente a un cambio di tecnologia: ci si deve dotare di una piattaforma IoT, di strumenti per l’analisi dei dati e via dicendo. Ma, ci ha detto ancora Pugliesi, “tutti questi elementi da soli non bastano. Occorre andare a costruire anche i cosiddetti skill, ovvero le competenze necessarie non solo a ideare nuove soluzioni da proporre al mercato, ma anche ad andare a spiegarle a chi poi dovrà usarle, a insegnare come utilizzarle e a raccontare quali possibilità sono in grado di offrire. Altrimenti il rischio è di far fare investimenti a imprese che poi non conoscono il potenziale delle soluzioni che hanno acquistato”.

E quindi concretamente in che modo una realtà come Accenture può essere di aiuto alle imprese della filiera del legno? “Noi offriamo una consulenza completa lungo tutta la linea del prodotto, ci ha risposto Pugliesi, “facendo il possibile per trasmettere alle imprese che si rivolgono a noi l’approccio in cui crediamo. Inizialmente, quindi, cerchiamo di capire il posizionamento che l’azienda in questione ha sul mercato e cosa effettivamente sta offrendo ai suoi clienti in termini di prodotto. In seconda battuta cerchiamo di andare a completare tale offerta, identificando quali servizi possano arricchirla, senza ovviamente mai sminuire l’eccellenza di prodotto che ben caratterizza noi italiani. Il terzo step è infine quello di andare ad analizzare e delineare le competenze di cui l’azienda e le persone che ne fanno parte hanno bisogno per riuscire a modificare i processi interni e consentire loro di riuscire a offrire al cliente ciò che in questo preciso momento storico vuole esattamente. Vale a dire, come abbiamo visto, tecnologia corredata da un servizio di alta qualità”.

 

 

Lungo la strada della trasformazione digitale ultima modifica: 2018-07-20T10:38:53+00:00 da Rossana