Industria 4.0: quanto ha inciso sull’economia reale?

Dopo le ferie estive tornano di moda i temi economici e ovviamente l’argomento che ha caratterizzato la scorsa stagione e che definirà anche le linee guida della prossima: l’Industria 4.0. L’anno scorso l’opinione pubblica ha spinto e supportato questa politica e i risultati pare che siano stati positivi. Ma è proprio così? C’è stato davvero un punto di svolta sull’economia reale? Quanto merito c’è da parte dell’Industria 4.0 sulla ripresa economica che ha caratterizzato gli ultimi due anni? Ovviamente non è facile dare una risposta ma sicuramente alcuni dati ci potranno far capire lo stato dell’arte attuale. Va inoltre ricordato che molti addetti ai lavori hanno identificato l’Industria 4.0 con l’introduzione del provvedimento dell’Iperammortamento. Va precisato che l’Industria 4.0 è una filosofia aziendale che dovrebbe portare l’azienda ad usufruire di incentivi per il rinnovamento di impianti e processi atti ad aumentare la competitività nazionale ed internazionale. E’ altresì vero che provvedimenti quali la Sabatini e il credito d’imposta sono a disposizione delle imprese da più di un anno e che di conseguenza il ventaglio di opportunità esistente ad oggi sono il frutto di politiche industriali crescente a favore dei settori manifatturieri. Prima di entrare nel dettaglio di ciò che è successo nei vari ambiti industriali è importante citare lo scenario macroeconomico che ha caratterizzato questa particolare fase storica. Secondo i dati Istat, l’Italia nel periodo della crisi ha perso circa il 9,5 per cento per poi recuperare il 4,3 per cento. Analizzando la produzione industriale l’impatto della crisi è stato devastante facendo perdere oltre 26 punti per poi recuperarne solo 8. Questo ci deve far riflettere in quanto la crisi che nel 2009 ha colpito il mondo e l’Italia, non è stata ancora pienamente assorbita; servono ancora investimenti per poter ritornare a livelli consoni. L’industria 4.0 in questo senso ha agito e agirà in quattro ambiti principali tra loro collegati: gli investimenti in innovazione, le competenze, le infrastrutture abilitanti e gli strumenti pubblici a supporto. Per quanto riguarda gli investimenti, nel 2017 molte aziende si sono concentrate nelle IoT, nel Cloud e nella Cyber Security. L’aspetto più interessante riguarda la tipologia di imprese coinvolte in questi processi. Secondo le prime statistiche del 2018 appare evidente come, mentre per le grandi aziende gli investimenti nei settori sopracitati rimarranno pressochè identici, le medie e piccole aziende si adegueranno aumentando fortemente la spesa. L’Istat ha analizzato ancora più profondamente la questione chiedendo ad un campione di aziende rilevanti quali sia stato l’incentivo o gli incentivi che hanno convinto l’intervistato a procedere all’implementazione dei nuovi sistemi. Il risultato dice Superammortamento, Iperammortamento e credito d’imposta nei primi tre posti davanti alla Nuova Sabatini. Questo elemento ci fa capire ancora una volta che l’introduzione dell’Iperammortamento non è stata la svolta decisiva nel processo di adozione dell’Industria 4.0 ma rappresenta uno dei tanti strumenti a disposizione delle imprese italiane. Per quanto riguarda la collocazione geografica, le aziende del Nord Italia hanno maggiormente utilizzato gli incentivi sugli ammortamenti mentre su credito di importa e Nuova Sabatini la distribuzione è decisamente omogenea. Rimanendo sul tema degli investimenti è molto interessante il parallelo tra i tre grandi stati manifatturieri dell’Europa: Italia, Germania e Francia. Analizzando il biennio 2016/2017, l’indice del fatturato interno dei macchinari mostra la miglior performance dell’Italia rispetto ai due competitor. L’aspetto interessante è la dinamica, ovvero il sorpasso che avviene sulla Francia a fine 2016 e sulla Germania nel giugno dello stesso anno. L’Italia è messa molto bene anche nel fatturato interno delle apparecchiature elettriche ed elettroniche, mantenendo il passo dei tedeschi e migliorando la performance dei transalpini. Tra gli investimenti sicuramente la R&D rappresenta uno dei fattori degli ultimi anni. Innanzitutto nel 2017 le imprese che hanno beneficiato del credito di imposta R&S&I sono aumentate del 104 per centorispetto al 2016 (fonte Unioncamere). L’incentivo pubblico relativo è stato ritenuto utile o molto utile dal campione di aziende intervistate.
Un altro aspetto interessante sono gli investimenti early stage, ovvero operazioni di acquisizione temporanee di quote di partecipazione al capitale di società, da parte di un intermediario specializzato, finalizzate a finanziarne la fase iniziale, con lo scopo di dismetterle in un arco temporale medio/lungo e realizzare un guadagno in conto capitale. 
Gli interventi di early stage financing sostengono le fasi iniziali di un’impresa o di un business e sono rivolti molto spesso al settore tecnologico, dove gli alti tassi di crescita attesi che si legano all’innovazione di prodotto consentono di formulare ipotesi di uscita nel medio termine pur partendo da livelli dimensionali minori.
In Italia questi investimenti sono cresciuti del 16,5 per cento nel 2017 raggiungendo i 141 milioni di euro. Da una parte quindi si registra un movimento in questo campo ma dall’altro il numero risulta infinitamente più basso rispetto alla media europea. Basti pensare che questa tipologia di investimenti in Italia rappresenta lo 0,005 per cento del Pil mentre in Ue la percentuale è ben 0,027 per cento. La Francia ha mostrato la miglior performance con lo 0,036 per cento. Tutti questi numeri ci forniscono una fotografia economica in chiaroscuro: tanto è stato fatto ma molto c’è ancora da fare per poter raggiungere livelli soddisfacenti. Come detto precedentemente l’Industria 4.0 è un piano che è destinato a caratterizzare anche i prossimi anni e per questo motivo l’intenzione è quella di aumentare l’entità di alcuni strumenti già a disposizione delle aziende. Iperammortamento e Superammortamento saranno incrementate e nel solo 2019 verranno investiti 900 milioni di euro. Sempre nel 2019 verrà introdotto il credito di imposta formazione 4.0 mentre il Piano straordinario Made in Italy verrà leggermente ridotto. La vera partita dei prossimi anni si giocherà sugli investimenti in capitale umano. E’ ormai evidente che le professioni oggi più richieste dal mercato non esistevano fino a dieci anni fa mentre l’occupazione crescerà nei Paesi che hanno investito sulle competenze digitali e si ridurrà in quelli che non le hanno acquisite in maniera adeguata. In Italia si parte da un background deficitario rispetto agli altri Paesi europei: innanzitutto il numero di studenti attualmente iscritti agli Istituti Tecnici superiori è nettamente inferiore, mentre primeggia la Germania sugli altri. Per questo motivo uno dei pilastri futuri del Piano 4.0 è la creazione di 20.000 figure specializzate entro il 2020, risorse che possono supportare al meglio lo sviluppo delle nuove tecnologie all’interno delle aziende. L’obiettivo è colmare le competenze digitali di chi lavora. Secondo Eurostat in Italia solo il 29 per cento della classe lavoratrice possiede elevate competenze, mentre in Gran Bretagna questa skill è attribuibile alla metà della forza lavoro. Il nostro Paese è anche sotto la media UE pari al 37 per cento. La situazione non cambia se parliamo di partecipazione di lavoratori (compresi tra 24 e 65 anni) a corsi di formazione. Solo l’8,3 per cento in Italia investe in questo ambito, ben lontana dai Francesi che sono i migliori in Europa con il 18,8 per cento.
A spingere gli investimenti, oltre all’obiettivo di sostituire macchinari e impianti obsoleti si unisce quello di ridurre i consumi energetici. Esigenza che si sposa con lo stimolo agli investimenti in tecnologie innovative promossi dal piano nazionale Industria 4.0 in favore della trasformazione digitale delle imprese.
Una fabbrica sempre più connessa, integrata, automatizzata e flessibile nei cicli produttivi ha bisogno di essere alimentata da sistemi energetici che siano altrettanto all’avanguardia, sostenibili e quindi efficienti da un punto di vista economico e ambientale. Industria 4.0 ed efficienza energetica sono quindi un binomio inscindibile per aumentare la competitività, un’unione virtuosa che punta a raggiungere tre obiettivi fondamentali: il miglioramento del time to market, una maggiore flessibilità della produzione e l’aumento dell’efficienza.
Efficienza che va interpretata in senso assoluto perché l’ottimizzazione dei tempi di progettazione-realizzazione, il maggiore controllo sul processo e la diminuzione del margine d’errore conducono al miglior uso delle risorse per la produzione, sia in termini di materie prime che di consumo delle risorse energetiche necessarie.
I dati dimostrano infatti che il 50 per cento delle imprese che hanno investito in modalità sistemica in progetti di efficientamento energetico hanno avuto accesso agli incentivi previsti dal pacchetto 4.0. La motivazione è facilmente comprensibile. Se l’impresa affronta un intervento specifico su macchinari e impianti del sistema produttivo, trova conveniente abbinarli a investimenti in tecnologie che efficientino il sistema e mantengano attivi i benefici conseguiti. Ecco perché le imprese investono contestualmente in sistemi di monitoraggio dei consumi, in sistemi di combustione efficienti, nell’efficientamento degli impianti tecnici di servizio e nell’implementazione di Sistemi di Gestione dell’Energia. I benefici si traducono in termini economici, favorendo l’economia di scala, operativi, riducendo i fermi macchina dovuti alla cantierizzazione, e gestionali. Sono tanti i temi legati al piano Industria 4.0 e come abbiamo visto sono ancora di più le potenzialità e opportunità che ha e avrà l’industria italiana. Non dobbiamo dimenticarci che l’Italia rimane un Paese manifatturiero e la valorizzazione del settore secondario permette a tutta l’economia di ricavare benefici e di creare valore. Noi saremo qui come sempre a monitorare i prossimi anni che saranno sicuramente decisivi per riportare l’Italia laddove merita di stare.

a cura di  Carlo Alberto Strada
Ufficio Studi Acimall

Industria 4.0: quanto ha inciso sull’economia reale? ultima modifica: 2018-10-10T15:44:36+00:00 da Rossana