L’artigiano del futuro

Nei precedenti numeri di Xylon abbiamo parlato di software, ma a differenza di quello che accade spesso − ossia il software analizzato nelle sue caratteristiche tecniche − nell’ultimo articolo apparso sul numero di settembre-ottobre ne abbiamo parlato più da un punto di vista imprenditoriale, cercando di capire quali fossero i parametri che un bravo imprenditore dovrebbe avere a mente quando affronta quel tipo di investimento…

…E in effetti anche in questo articolo vorrei spostare gli argomenti di riflessione su un taglio che in Italia è ancora troppo poco sviluppato nel settore legno, il taglio imprenditoriale.

Penso sia importante fare discorsi da imprenditori (e non solo artigiani), perché nella competizione globale nella quale siamo tutti immersi, rimanere ancorati ad una visione eccessivamente artigiana, si rischia di lasciarci le penne.

Per questa ragione, nell’articolo di oggi partirò con il definire i bisogni del mercato attuale per poi capire meglio quali sono le caratteristiche per poter gestire adeguatamente le sfide quotidiane. Detto questo, la domanda di partenza della discussione è “com’è oggi il mercato?“. Come abbiamo già detto in più occasioni, il mondo è cambiato, il mondo sta cambiando e di conseguenza anche il mercato che ci troviamo ad affrontare è inevitabilmente diverso. Se ieri potevamo spesso contare su grosse commesse, ormai da alcuni anni questo sfortunatamente non è più vero. I numeri sono pesantemente calati, la richiesta di legno soprattutto in ambito serramento ha subito una pensate contrazione, per ragioni che non sto qui a dire, ma che attribuisco in buona parte alla mancanza di lungimiranza, professionalità e conoscenza di una buona fetta di “professionisti del legno” stesso.

Non solo i numeri sono brutalmente cambiati, ma con loro, anche la varietà della richiesta di clienti, rivenditori e via dicendo.

Se ieri avevamo la fortuna di ricevere ordini di grosse dimensioni, dove i prodotti erano tutti uguali, oggi assistiamo al fenomeno opposto, ossia ordini spesso di piccole dimensioni e come se non bastasse anche estremamente variegati. Ordini dove ogni prodotto da produrre ha misure diverse, caratteristiche diverse, richiede lavorazioni diverse e così via. Da un certo punto di vista, può essere una fonte di seccature dover garantire tutta questa flessibilità, ma dall’altro è innegabile che fino a quando le cose rimangono difficili e servono persone qualificate per produrle e per montarle, abbiamo qualche chance di conservare il nostro amato lavoro.

Diversamente aumentano di molto le probabilità che aziende del calibro di Amazon, mettano gli occhi sul mercato del legno e questo diventerebbe per molti una concorrenza davvero difficile da contrastare.

Quindi come dico sempre ai miei clienti, fino a quando gli architetti o simili, faranno cose difficili e verranno proprio da noi a rompere le scatole, dovremmo (il condizionale è d’obbligo) avere un futuro per la nostra falegnameria.

Quindi sulla base di queste considerazioni sotto gli occhi di tutti, mi porrei la prossima domanda. Esistono oggi delle aziende che sono capaci di gestire in modo intelligente la domanda proveniente dal mercato?

In linea di massima oggi sul mercato esistono due tipologie di aziende : l’artigiano e l’industria. Indubbiamente tanto l’artigiano quanto l’industria hanno delle peculiarità utili, ma allo stesso tempo hanno anche dei difetti che ne limitano la possibilità di successo, se non addirittura di sopravvivenza.

L’artigiano per esempio, è abituato alla gestione di piccoli numeri quindi questo aspetto non è certo un punto di debolezza anzi diremo piuttosto una predisposizione scritta nel Dna dell’artigiano stesso. Come pure un fattore su cui sicuramente l’artigiano risulta vincitore è la flessibilità. L’artigiano è infatti predisposto ad inseguire le richieste più particolari che arrivano dai clienti, fino al punto di riuscire a soddisfare anche i capricci dei clienti più esigenti.

A prima vista quindi sembra che l’artigiano abbia veramente le carte in regola per essere competitivo sul mercato ma in realtà non è così.
Il grosso limite dell’artigiano rimane da sempre una cosa di nome: organizzazione.

Poiché oggi è diventato normale dover cambiare tipologia di prodotto in modo frequente, risulta di fondamentale importanza che le risorse interne (macchine e persone) siano in grado di convertirsi da un prodotto all’altro in modo rapido.

E’ altrettanto importante che l’organizzazione si occupi anche dell’approvvigionamento del materiale. E’ inutile dire che l’organizzazione non è mai stato il punto di forza dell’artigiano, ma purtroppo in queste condizioni di mercato la mancanza di organizzazione porta con se, imprevisti e ritardi che erodono molto facilmente i margini già risicati, con cui tutti lavorano.

L’altra tipologia di azienda che oggi è presente sul mercato è l’industria. Quali sono i punti di forza? Indubbiamente il punto di forza che balza agli occhi è l’abitudine ad agire per procedure chiare e predefinite, secondo una organizzazione rispettata da tutti i passaggi del ciclo produttivo e questo porta come risultato più evidente, la capacità di produrre grossi numeri in modo molto efficiente.

Un’altra caratteristica molto importante dell’industria è la capacita di fare i conti, ossia sapere calcolare in modo analitico e dettagliato i costi della produzione.

La capacità di ripartire costi diretti, indiretti e spese generali sui singoli prodotti in modo da avere chiaro in testa il punto di pareggio (break-event) e la marginalità su ogni prodotto o ogni commessa. Apro una piccola triste parentesi su questo punto per quanto riguarda l’artigiano. Quando sento falegnami che dicono “il prezzo lo fa il mercato” mi si spezza il cuore. Non penso proprio che Ikea dica il prezzo lo fa il mercato… e neppure Ford e neppure Ferrero. Chi sa fare i conti il prezzo lo decide lui, chi non sa fare i conti cerca uno scarico di responsabilità, un alibi per continuare a non saperli fare e poi si nasconde dietro a convinzioni dannose del tipo “il prezzo lo fa il mercato”. Il prezzo lo farebbe il mercato se sul mercato ci fossero prezzi consapevoli basati su calcoli di produzione analitici, ma quando sul mercato ci sono aziende che neppure sanno cosa gli costa produrre, ogni prezzo è frutto del caso e dell’improvvisazione.

Fare business valorizzando i propri prodotti in modo spanno metrico e superficiale non può che portare tutti ad impoverirsi, al punto da non riuscire poi a trovare i margine per investire nell’azienda e tenerla al passo con i tempi. Parentesi chiusa.

Purtroppo anche l’industria ha i propri limiti e primo tra tutti è quello di dover fare numeri grossi pena la perdita di margine dovuta agli alti costi delle strutture impiegate.

Volendo essere pignoli, potremmo riconoscere nell’industria un altro punto di debolezza che è la mancanza di flessibilità, l’incapacità di produrre oggetti personalizzati in modo snello ed economicamente vantaggioso.

Quindi… l’artigiano andrebbe bene ma … l’industria andrebbe bene ma … e allora cosa facciamo?

Esiste una soluzione? Si esiste!

Ricordo ancora quando il 6 Aprile 2018, per cercare di spiegare in modo semplice la soluzione a questo problema, usai di fronte ad una sessantina di falegnamerie, il concetto di ArtigianoIndustriale.

Il nome era così auto esplicativo che da quel momento non sono più riuscito a staccarmi, oggi mi sento un po’ il papà di questo concetto e ogni volta che parlo dell’artigiano del futuro lo chiamo automaticamente ArtigianoIndustriale.

L’ArtigianoIndustriale è il titolare di una falegnameria intelligente che rispetta tutte le raccomandazioni elencate dal documento di definizione dell’Industria 4.0 (ne abbiamo parlato nel numero di Xylon di novembre/dicembre 2017, ndr).

L’ArtigianoIndustriale è strutturato per gestire piccoli lotti. L’ArtigianoIndustriale è flessibile e conserva le sue abilità operative, quindi può produrre sia lo standard sia lo speciale, in modo profittevole.

L’ArtigianoIndustriale è organizzato, perché ha una mente industriale e dispone degli appositi strumenti software che aiutano nella sincronizzazione delle attività, minimizzando inefficienze ed imprevisti.

L’ArtigianoIndustriale fa contabilità analitico gestionale per individuare se davvero ci sono costi tagliabili e quali, le marginalità e stabilire di conseguenza i prezzi di vendita corretti.

Potremmo dire che l’ArtigianoIndustriale è una specie di figura mitologica, quasi un Minotauro moderno metà artigiano (nella struttura) e metà industriale (nel pensiero), che assorbe i vantaggi da entrambe le parti, ma cercando di abbandonare i difetti. Mi rendo conto che quanto ho appena scritto non è poca cosa, ma sono solo delle conseguenze. Queste sono conseguenze che arrivano in automatico, non certo senza sudore e fatica, ma arrivano nel momento stesso in cui la testa dell’artigiano comincia a funzionare in modo diverso e a cambiare atteggiamento. Nel momento in cui il falegname italiano comincia a mettere da parte la saccenza e l’arroganza di chi crede di sapere tutto, senza di fatto aver mai studiato e analizzato come fare meglio.

Nel momento in cui il falegname italiano capisce che saper lavorare il legno non è più una condizione sufficiente per poter garantire un futuro di successo alla propria azienda. Nel momento in cui il falegname italiano comprende che all’estero ci sono più ArtigianiIndustriali di quanti ce ne siano in Italia, anche loro sanno lavorare il legno, anche loro hanno le macchine automatiche, anche loro fanno degli ottimi prodotti. Nel momento in cui il falegname italiano comprende che oggi la cosa più impegnativa non è produrre (quello lo sanno fare tutti) ma vendere. Nel momento in cui il falegname italiano prenderà consapevolezza di tutto questo, comincerà a trasformarsi (ognuno con la propria velocità) e sono certo che comincerà a muoversi nel lungo ma sano cammino che porta ad essere un vero ArtigianoIndustriale, capace di tornare a vincere sia sul mercato locale, ma anche e forse con maggiori soddisfazioni sul mercato globale.

Se invece concetti come imparare, evolvere, mettersi in gioco, continueranno a spaventare il falegname italiano…Se continueremo a credere che la sola esperienza di 25-40 anni in falegnameria, maturata in un mondo che era profondamente diverso da quello di oggi, basti per dare un futuro di successo alla propria azienda … mi spiace, ma purtroppo non stiamo facendo altro che appiccicare la data di scadenza sulle nostre aziende, esattamente come un barattolino di yogurt.

Alla prossima!…dove torneremo a solleticare riflessioni forse scomode, forse brutali ma che vogliono spronare ad andare nella direzione dell’ArtigianoIndustriale, perché quella è l’unica strada possibile.

 

L’artigiano del futuro ultima modifica: 2018-12-20T12:32:23+00:00 da Rossana