Qui non si trova gente…

Nello scorso articolo su Xylon novembre-dicembre abbiamo parlato di “ArtigianoIndustriale”: quel concetto, quella figura mitologica metà artigiano (nei mezzi) metà industriale (nel pensiero) che sarà l’unica forma di evoluzione possibile per contrastare in modo concreto e con successo il processo di evoluzione nel quale tutti siamo immersi.

Purtroppo l’”ArtigianoIndustriale”,  per quanto possa essere bravo e preparato non basta, non basta nel senso che ha bisogno di essere aiutato da persone, professionisti che capiscono e condividono i suoi obiettivi.

Neppure Lewis Halmiton per quanto bravo può pensare di vincere le gare da solo, lui guida ma senza quelli della sua squadra (che non si vedono, ma ci sono e spesso sono anche più importanti), Lewis Hamilton sarebbe in una miniera cilena a 700 metri sotto terra a estrarre materie prime.

Oggi fare business e avere un’azienda è infinitamente complesso, richiede moltissime competenze nei campi più disparati, quindi servono squadre affiatate e motivate.

Parecchi anni fa a un falegname non venivano richieste enormi competenze per essere apprezzato dal mercato e poter far prosperare la propria attività.

Anni fa, chi aveva bisogno di fare un preventivo dettagliato e preciso per convincere un cliente, o anche solo per tutelarsi da eventuali controversie legali? Anni fa, chi aveva bisogno di un sito internet o di fare attività di marketing mirate?

Anni fa, dove tutto era abbondante, chi si è mai posto il problema di avere una controllo aziendale dove far emergere in modo analitico i costi di gestione aziendale oltre al reale costo dei prodotti realizzati?

Oggi fare azienda per un falegname, non significa più solo padroneggiare tematiche di carattere produttivo, ma è diventato di vitale importanza, familiarizzare con informazioni di carattere commerciale, amministrativo, fiscale, organizzativo e via dicendo.

Beh e allora dov’è il problema ? Assumiamo! Ecco il problema, eh sì, questo è il vero problema … trovare gente che voglia lavorare in una falegnameria.

Un po’ di tempo fa, lessi un sondaggio su internet dove appunto si chiedevano le cause del perché i falegnami non fossero in grado di trovare persone per le proprie aziende.

Ricordo bene, che la primissima motivazione che i falegnami riconoscevano quale causa, era “Perché i giovani non vogliono fare sacrifici”, poi nell’ordine “i giovani non hanno passioni”, “Non vedono una prospettiva” e altre …

Personalmente ho trovato quel sondaggio molto significativo per capire il vero motivo di questo problema.

Partiamo quindi con il dire, che le falegnamerie non trovano persone perché a quanto si capisce dal sondaggio, non hanno la più vaga idea del vero motivo che tiene i giovani in gamba lontani da loro.

Mi scuso ma ora sarò leggermente duro su questo punto, in quanto si tratta di un grave errore lato imprenditoriale.

I tre motivi che ti ho scritto (gli altri che non ti ho scritto erano comunque tutti sulla stessa falsa riga) si chiamano dal mio punto di vista, scarico di responsabilità.

Ci rendiamo conto vero, che sostenere che i ragazzi in gamba di oggi (non prendiamoci in giro, i ragazzi in gamba ci sono oggi, come c’erano 20 anni fa) sono tutti brutti, cattivi, non hanno passioni, non hanno voglia di lavorare è una cretinata senza fine ?

Nel mio modo di vedere, un imprenditore (so di cosa parlo perché lo sono a mia volta) che per ogni sfiga che gli succede, la prima cosa che pensa è a scaricare le responsabilità, deve andare a fare un altro mestiere.

Ma lasciamo perdere per un attimo questo aspetto importantissimo, torneremo dopo a spiegarlo ancora meglio.

Secondo voi quando Google o Ducati o moltissime altre aziende (non parlo necessariamente di multinazionali) mettono fuori annunci di assunzioni … loro hanno grossi problemi a trovare persone ?

Ho come la sensazione che davanti ai loro cancelli, ci sia la fila di ragazzi disposti a lavorare 16 ore al giorno … mentre davanti alle nostre falegnamerie niente.

Perché da loro tutto e a noi niente ? Purtroppo è giunto il momento di dire le cose come stanno, ma ti avviso, ti farà male, ti farà arrabbiare … tanto.

Il vero motivo è che nella testa delle persone, lavorare in falegnameria è considerato da sfigati.

Mi spiace, questa è la triste e cruda verità … non posso farci nulla, anzi si posso farci qualcosa, ma ci arriveremo tra poco.

Se sei ancora scosso dalla notizia e non riesci proprio a capire perché ho detto (ai tuoi occhi) una simile scemenza provo a spiegare meglio la situazione.

– Se abbiamo una falegnameria sporca, incasinata, disorganizzata, pericolosa dove nel 2019 si rischiano ancora le dita per mancanza delle tecnologie adeguate, non è che i giovani non vengono perché “non hanno passioni”, non vengono perché i giovani in gamba sicuramente trovano di meglio.

– Se in azienda non c’è un minimo di organizzazione e questo porta i collaboratori a lavorare in costante emergenza, senza sapere cosa devono fare oggi per domani, non è che i ragazzi in gamba “non vedono una prospettiva”, è piuttosto che capiscono che i soldi che guadagnano da te, poi li devono spendere in psicofarmaci per gestire le condizioni di stress alle quali vengono esposti ogni singolo giorno.

– Se quando c’è bisogno di fare degli straordinari i ragazzi in gamba vengono pagati con delle pacche sulle spalle, quando devo assentarsi dal lavoro li facciamo sentire in colpa, se chiedono di fare le ferie in periodi dell’anno fuori dai canonici Agosto e Natale, rischiano di finire nella scorniciatrice  … non è che “non vogliono fare i sacrifici”.

– Se quando ci sono i problemi è colpa dei dipendenti e quando ci sono i successi è merito del capo, dobbiamo renderci conto che ci sono già tanti posti di lavoro in cui le condizioni sono simili, quindi perché un ragazzo in gamba dovrebbe venire anche a sporcarsi in falegnameria ?

– Se vogliamo assumere persone in gamba, ma poi non gli diamo spazio per esprimersi, perché “Il capo sono io e tu devi stare zitto ed eseguire” è un problema.

I ragazzi in gamba inoltre spaventano e non sempre sono così ben voluti, perché attraverso idee nuove e fresche possono mettere in ombra le visioni datate del capo e conseguentemente diminuirne l’autorità stessa.

Molti capi lasciano andare via le proprie persone più talentuose proprio per questi motivi.

– Se come capi non vogliamo essere messi in discussione, occorre circondarsi di collaboratori più stupidi o impreparati di noi.

In questo modo l’imprenditore soddisfa il suo ego di rimanere all’interno del suo piccolo mondo il Re assoluto e incontrastato, ma se solo spostiamo il punto di vista all’esterno all’azienda, ci rendiamo conto che il capo rimane si il Re … ma il Re degli imbecilli.

E a me non risulta che le squadre composte prevalentemente di imbecilli, con un solo furbone in mezzo, abbiano mai vinto cose importanti.

Se facciamo anche solo alcune delle cose che ho appena scritto, il vero motivo per il quale non vengono i giovani non è che sono brutti e cattivi, ma semplicemente non abbiamo avuto come imprenditori, la capacità di rendere la nostra azienda sufficientemente attraente ai loro occhi.

Tutto il resto sono scarichi di responsabilità vergognosi e irritanti, che capisco in un bambino di 10 anni dove “la colpa è sempre degli altri”,  ma non tollero in un imprenditore.

Un imprenditore che non si prende la responsabilità dei suoi insuccessi, nel mio modesto punto di vista, deve cambiare mestiere. Punto.

Quindi ipotizziamo per assurdo che davvero ci interessi inserire persone di talento nella tua falegnameria cosa sarebbe utile cominciare a fare? Come potremmo attrarle ?

Innanzi tutto porre rimedio a tutto quello che ho scritto sopra.

– Azienda pulita, sicura e in ordine.

– Strumenti che aiutino ad organizzare le attività quotidiane, perché talvolta per fare dei lavori, servirebbe infinitamente meno tempo se solo fossero stati organizzati e pianificati con più cervello e attenzione.

– Straordinari, se ci sono da fare si fanno. Punto. Devono essere pagati. Punto.

– Avere strutture meno gerarchiche, nella mia azienda il mio punto di vista, vale come il punto di vista di uno qualsiasi dei miei collaboratori.

Se io dico una cretinata, il mio collaboratore ha il dovere di dirmi “Ste, hai detto una cretinata” a me non interessa essere il Re degli imbecilli … preferisco essere l’imbecille nel Dream Team (Squadra da sogno).

Poi è naturale che io soldi li metto io e sono io ad avere l’ultima parola, ma bisogno stimolare i collaboratori ad avere punti di vista anche critici, solo così si evolve e si migliora.

E poi, abbiamo mai pensato che un dipendente contento, soddisfatto e motivato può vendere per noi ?

I nostri collaboratori hanno fitte reti di relazioni, amici, genitori, figli, sorelle, fratelli …

E allora cosa possono vendere ?

1) I nostri prodotti, immaginiamo infatti che suo cugino arrivi con “stavo pensando se prendere un serramento in legno o pvc”, come si comporterà il dipendente soddisfatto ?

E’ semplice, si metterà il coltello tra i denti e condurrà una battaglia per vendere i nostri serramenti.

2) L’azienda stessa, immaginiamolo infatti al bar, con amici.

Gli amici demotivati, tristi, rassegnati che invece sentono che nella tua azienda si lavora alla grande, si sta bene, il dipendente ha rispetto e stima del titolare, sa che il titolare pretende ma che allo stesso tempo è anche disposto a dare.

Queste pubbliche relazioni sono di straordinaria potenza e credetemi sono molto più efficaci di 100 agenzie interinali.

Fare l’imprenditore oggi, significa anche

1) Saper gestire i propri collaboratori i quali oltre a produrre meglio, comunicheranno alla loro fitta rete di relazioni la bontà della vostra azienda.

2) Rendere la nostra azienda attraente non solo ai clienti, ma anche ai potenziali futuri collaboratori.

Mi auguro di esserti stato utile. Alla prossima.

Stefano Frignani

Stefano Frignani, ingegnere e imprenditore che lavora da oltre diciotto anni nel settore dell’automazione della falegnameria. Ideatore del Metodo JTF, il primo metodo in Italia per diventare “Falegnameria 4.0”. Nel corso della sua attività professionale ha stretto collaborazioni e collaborato con i principali costruttori di macchine cnc per l’industria del legno; è intervenuto in Università straniere sulle tematiche del software per i serramenti ed è stato ospite di riviste e televisioni locali come esempio di imprenditore che ha superato la crisi grazie all’innovazione. E’ autore del libro “Software per finestre porte:come evitare le fregature”, tradotto in tre lingue e “Serramenti in PVC : le cose che nessuno ti dice”

Qui non si trova gente… ultima modifica: 2019-02-06T12:48:07+00:00 da Rossana