Lotta alla contraffazione, l’obiettivo è il web
08/10/2013
Dopo 12 anni alla presidenza, Carlo Guglielmi, aprendo i lavori dell’assemblea annuale di Indicam, tenutasi ieri a Milano presso il Teatro Litta, ha annunciato che lascerà questo ruolo − il successore verrà eletto dal nuovo consiglio direttivo, eletto contestualmente durante l’assemblea − ribadendo, nel suo intervento, che è soprattutto sul web che va concentrato ogni sforzo normativo e operativo per frenare la contraffazione
L’industria della contraffazione non pubblica certo i propri bilanci, e dunque le stime del fenomeno del falso sono sempre induttive e per difetto. Ancora più difficile da valutare sono poi i danni della contraffazione, danni comprensivi di quelli relativi all’immagine, oltre che ai mancati introiti fiscali e ai rilevanti costi sociali. La valutazione della quota di vendite di merci contraffatte, sull’intero commercio mondiale, viene compresa fra il 7 e il 9 per cento, e si calcola che sia di 250 miliardi di dollari la cifra relativa ai soli prodotti contraffatti che, in qualche modo, hanno attraversato una qualsiasi frontiera doganale; e nei singoli comparti, le cifre possono anche essere più alte: il 10 per cento nella profumeria, il 20 per cento nel tessile, il 25 per cento nell’audiovideo, il 35 per cento nel software. Più del 50 per cento della produzione mondiale dei falsi arriva dal sud Est asiatico, con una destinazione verso l’Unione europea del 60 per cento, e la Cina guida questa particolare classifica seguita dalla corea e da Taiwan. Se poi guardiamo… al campionato europeo, area da cui proviene il 35 per cento della produzione contraffatta, i Paesi leader sono l’Italia, la Spagna, la Turchia e il Marocco. Per quanto riguarda il web, i tratti maggiormente responsabili del falso on line sono l’anonimità dell’offerta, la facilità nel simularne l’autenticità, la possibilità di poter scegliere tra una amplissima tipologia di punti vendita virtuali, la sicurezza delle transazioni (le maglie della rete, infatti, sono di solito sufficientemente larghe da lasciar passare le piccole spedizioni). Nate oltre 10 anni fa, ma in uno scenario da allora completamente cambiato, le norme in vigore in Ue non hanno saputo considerare la particolare gravità del fenomeno, ne hanno previsto l’incremento spesso esponenziale della contraffazione (per molti marchi del lusso, l’incidenza dei siti contraffattivi può avvicinarsi anche all’80 per cento). Cosa propone Carlo Guglielmi e, con lui, l’Indicam? “E’ il momento di intervenire sulla normativa nazionale e soprattutto europea, per completarne il quadro alla luce delle esperienze maturate nel frattempo; iniziando dall’attuale limitazione indiscriminata delle responsabilità per gli internet service providers e, più in generale, dei fornitori dei servizi via internet”.





