Macchine italiane per il legno: il preconsuntivo 2013

Per la tanto attesa ripresa dovremo pazientare ancora: il 2013, infatti, non è certo stato prodigo di soddisfazioni. E’ quanto emerge con estrema chiarezza dai dati preconsuntivo sull’andamento delle tecnologie italiane per il legno e i suoi derivati elaborati dall’Ufficio studi di Acimall, l’associazione confindustriale di settore. Un settore che mostra, purtroppo, i segni di una stagione economica difficile e che negli ultimi sei anni ha registrato una contrazione del 30 per cento del proprio fatturato.  

MACCHINE ITALIANE LAVORAZIONE LEGNO. PRECONSUNTIVI 2013
Utensili compresi, in milioni di euro.
 
                             2013
             ∆% 2013/2012
 
 
 
 
 
Produzione*
1.481
-5,7%
 
Esportazione**
1.131
-8,1%
 
Importazione**
144
+10,5%
 
Bilancia commerciale
987
-10,3%
 
Mercato interno
350
+2,9%
 
Consumo apparente
494
+1,3%
 
 
* Stima al 20 dicembre 2013.
** Proiezione su dati Istat.
Fonte: Ufficio studi Acimall, gennaio 2014.
La produzione, attestatasi a quota 1.481 milioni di euro, ha segnato un calo rispetto all’anno precedente. I motivi sono da ricercare in un mercato interno che – pur lontano dal meno 15 per cento registrato nel 2012 – non mostra particolari sussulti o motivi di soddisfazione. Le nostre esportazioni perdono un ulteriore 8,1 per cento rispetto al 2012 (nel 2012 la contrazione rispetto al 2011 fu dell’8 per cento), a causa della minore attenzione verso il nostro prodotto dei mercati a noi più vicini, Germania, Francia, Spagna e Portogallo in primis. L’Europa, in termini più generali, è sempre stato un importante partner dei nostri produttori, una importanza che si è notevolmente ridimensionata negli ultimi anni. E non sono bastati i “soddisfacenti” risultati registrati nei mercati emergenti a compensare questa dinamica: Cina, Brasile, Canada, Usa, Messico si sono dimostrate buone destinazioni per le nostre tecnologie.
 
Le importazioni crescono del 10,5 per cento (più 144 milioni di euro in termini assoluti), grazie alle vendite messe a segno nel nostro Paese soprattutto dai competitor tedeschi e cinesi. I primi detengono una quota del 50 per cento del totale delle importazioni, in gran parte verso la fascia alta del mercato; il “made in China” (circa il 25 per cento dell’import italiano di settore) comprende soluzioni a basso contenuto tecnologico o componenti e soluzioni in transito per altre destinazioni.

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