Transizione 5.0: le sfide

01/12/2025

Sette aziende manifatturiere su dieci registrano un fatturato in aumento o stabile nei primi nove mesi del 2025, ma il settore deve fare i conti con la fine del Piano Transizione 5.0, i dazi e la difficoltà nel reperire personale qualificato, una dinamica che coinvolge da vicino anche la filiera della lavorazione del legno. È il quadro delineato dall’Osservatorio Mecspe realizzato da Nomisma e presentato oggi all’apertura della terza edizione di MECSPE Bari, la fiera dell’innovazione manifatturiera nel Centro-Sud andata in scena alla Fiera del Levante.

La manifattura italiana, con oltre 490.000 imprese attive, continua a rappresentare uno dei pilastri dell’economia nazionale. Secondo l’Osservatorio, sette aziende su dieci dichiarano un fatturato stabile o in crescita rispetto allo stesso periodo del 2024, mentre circa il 65 per cento procede in linea con gli obiettivi annuali. Tre imprese su dieci si dicono soddisfatte dell’andamento generale e quasi sei su dieci moderatamente fiduciose, nonostante un contesto che resta complesso.

Il 2025 è un anno in cui efficienza, automazione e digitalizzazione guidano gli investimenti, seguiti da personalizzazione, transizione energetica e sostenibilità. Un orientamento che riguarda tutte le filiere industriali, inclusa la lavorazione del legno, sempre più coinvolta in processi produttivi avanzati e nella necessità di reperire nuove competenze.

Accanto ai segnali di tenuta emergono alcune ombre. Solo il 30 per cento delle aziende valuta adeguato il proprio portafoglio ordini, mentre quasi il 40 per cento lo giudica insufficiente. Sul fronte delle prospettive, un quarto delle imprese si dice fiducioso nel mercato per il biennio 2026-2027 e oltre la metà mantiene una fiducia moderata, frenata da tre fattori principali: la conclusione degli incentivi del Piano Transizione 5.0, l’impatto dei dazi internazionali e la difficoltà nel reperire personale qualificato.

Proprio il tema delle risorse umane è tra i più critici: il 40 per cento delle imprese segnala problemi di reperimento, il 38 per cento lamenta carenza di competenze e il 28 per cento indica il costo del lavoro come ulteriore ostacolo. Sul fronte digitale, il quadro appare più positivo: sei aziende su dieci dichiarano un buon livello di maturità e oltre l’80 per cento si ritiene soddisfatto delle competenze interne nel campo dell’innovazione tecnologica. Il giudizio sul Piano Transizione 5.0 resta però tiepido: solo il 35 per cento lo valuta positivamente, mentre la metà lo ritiene insufficiente.

Sul versante commerciale, quasi sei imprese su dieci esprimono timori legati all’introduzione dei dazi e un analogo 58 per cento dichiara di aver già rilevato impatti sull’attività, che costringono molte realtà a rivedere strategia e catene di approvvigionamento.

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