
Logistica e automazione: ecco la sfida di Formetal
Una quarantina di addetti, un fatturato di circa otto milioni di euro, il mercato italiano che assorbe praticamente tutta la produzione, una vocazione assoluta per il “tailor made”: ecco, in estrema sintesi, la carta d’identità della Formetal di Pesaro.
Formetal vanta una competenza sempre più richiesta e diffusa da qualche anno a questa parte: rendere la produzione di mobili e arredi il più performante possibile. Loro non fanno macchine: da qualche decennio si occupano di fare tutto il resto, di occuparsi della logistica, della movimentazione, della automazione: tutto ciò che non interviene direttamente sul pezzo, ma riguarda il “passaggio” da una fase all’altra, è compito loro.

Un compito molto apprezzato nei mercati più maturi, dove la manodopera è sempre più difficile da reperire e rappresenta una voce “impegnativa” nella definizione del prezzo finale: che si tratti di ribaltatori, navette, movimentazione di linee o magazzini automatici state tranquilli che in Formetal sanno molto bene di cosa si tratta e come risolvere qualsiasi situazione.
Eccoci dunque a Montelabbate, una manciata di chilometri da Pesaro, per fare quattro chiacchiere con Federico Galli, responsabile commerciale di Formetal.
“Siamo una piccola realtà che ha maturato una grande esperienza nel mondo della automazione”, ci dice. “Lavoriamo in un mercato di nicchia nel quale proponiamo progetti fortemente customizzati. Tutto ciò che facciamo è su misura, tende a risolvere un problema in modo specifico, collegando flussi, ottimizzando fasi e percorsi perchè le macchine possano esprimere tutte le proprie potenzialità: tocca a noi fare in modo che ci sia sempre un pezzo pronto a entrare in macchina e quello già lavorato venga avviato nel più breve tempo possibile alla fase successiva. Una azienda che è cresciuta e che ora propone altri servizi ai propri clienti, dalle linee di assemblaggio ai magazzini automatici, piuttosto che soluzioni per il packaging.
Il nostro settore ha indubbiamente fatto molti passi in avanti e Formetal è stata indubbiamente protagonista di questi cambiamenti: siamo stati fra i primi, ad esempio, a implementare nelle nostre soluzioni per il mondo del mobile veicoli a guida automatica, i famosi “Amr” (Autonomous mobile robots, ndr.), una soluzione che – ne siamo certi – sarà sempre più apprezzata.
Nella nostra sfida quotidiana con concetti come “lotto uno”, produttività, automazione spinta, customizzazioni, variabilità in termini di dimensioni e funzionalità è indispensabile tenere d’occhio tutto ciò che di nuovo si affaccia sul palcoscenico della tecnologia, convinti come siamo che le novità vadano comprese e vissute. Prenda l’esempio degli “Amr”: sembravano destinati a essere poco più di una curiosità e invece oggi sono in grado di trasportare anche tre tonnellate di materiale e hanno batterie tali da garantire la copertura di un turno di lavoro senza problemi, veicoli che si ricaricano da soli o provvedono in autonomia a sostituire le batterie. Sempre con la massima flessibilità e in modo assolutamente coordinato con i ritmi e i cicli dell’intera linea di produzione”.
Siete indubbiamente fra i protagonisti della evoluzione che ci ha visto passare dal mobilificio tradizionale a sistemi produttivi completamente integrati, fino a oggi di casa in altri settori…
“Abbiamo fatto e facciamo la nostra parte: è fra le nostre priorità, come le accennavo, seguire e analizzare ogni nuova tecnologia per valutarne l’applicabilità nei comparti in cui siamo coinvolti. Anche la produzione di arredi fa i conti con modi di produrre nuovi: pensi a come oggi viene lavorato un pannello piuttosto che agli imballaggi, sempre più lontani dalle plastiche, dai termoretraibili, e sempre più attratti dal cartone che, oltre a essere riciclabile, permette una forte personalizzazione del contenitore del prodotto, con un contributo significativo anche in termini di marketing.
Esperienze che a poco a poco siamo stati chiamati a portare anche fuori dal mondo del legno, iniziando a lavorare in altri settori in cui la nostra esperienza è molto apprezzata”.
La produzione “lotto uno” ha voluto dire molto per voi?
“L’automazione acquista un significato diverso, se vuole più profondo e sfidante, quando si parla di gestire decine, centinaia o migliaia di pezzi l’uno diverso dall’altro. È in questo contesto che bisogna saper applicare ciò che si conosce e quello che si sa fare. I grandi lotti non esistono praticamente più e tutti noi siamo alla ricerca della personalizzazione, di ciò che meglio ci racconta. Al tempo stesso è cambiato quanto si chiede a un mobile: una cucina o un armadio erano una scatola con un’anta davanti; oggi ci sono luci, meccanismi, trasformatori, materiali diversi che convivono… desideri che comportano una logica di produzione decisamente più complessa, direi addirittura ingestibile se non si adottano attrezzature adeguate, sia sul versante meccanico che informatico e di sistema. Ogni singola parte di un mobile, anche la più piccola, ora ha un nome e un cognome che permette non solo un montaggio senza problemi, ma di tracciare ogni cosa, ogni passaggio. Informazioni che sono alla base della gestione moderna di una impresa”.
Dunque ci attende la vera fabbrica automatica. Non ci sarà più posto per la manualità, per l’“artigiano” di una volta?
“Stiamo parlando di due mondi diversi: le grandi imprese, i gruppi internazionali e anche quelli che chiamerei gli “artigiani industriali” vivono necessità diverse rispetto alla impresa tradizionale. I numeri fanno la differenza: finchè si tratta di trasformare qualche decina di pezzi al giorno certe soluzioni sono pura fantascienza, eppure anche il più piccolo degli artigiani oggi usa macchine che in passato non avrebbe nemmeno preso in considerazione, continuando a produrre “cose belle” con strumenti nuovi. Credo che anche alcune soluzioni per la logistica e la movimentazione che oggi sembrano destinate solo ai “grandi volumi lotto uno” in futuro potrebbero essere molto interessanti anche per loro…
Tutto ci sta indicando che nei prossimi cinque, dieci anni le cose saranno molto diverse: non è un caso che il legislatore abbia deciso di varare strumenti come “Industria 4.0” o “5.0”, perché fra i mobilieri di domani – per restare nel mondo che ci è più vicino – ci saranno sempre meno i falegnami e più ingegneri!”.
C’è un “cambio di scenario” che vede avvicinarsi?
“Penso che dovremo fare i conti con le potenzialità della intelligenza artificiale. Non è un cambiamento che avverrà domani o dopodomani, ma appena avremo compreso cosa potremmo chiedere e quali risposte riceveremo ci sarà davvero molto da immaginare e da trasformare anche nel nostro lavoro di tutti i giorni”.
Ci tolga una curiosità: chi si rivolge a voi? Chi è il vostro cliente? Il costruttore di macchine o chi le macchine le usa?
“Le due modalità convivono: da un lato abbiamo importanti collaborazioni con tutti i principali produttori di tecnologie, a cui ci lega una relazione indispensabile per poter definire soluzioni complesse senza alcun limite sul versante della efficacia e della efficienza. Dal punto di vista numerico la relazione con l’utilizzatore è però indubbiamente più rilevante, perché è il passaggio fondamentale per capire quali sono le reali necessità e che cosa possiamo fare per lui. Torniamo al tema del “tutto ciò che facciamo è su misura” a cui abbiamo accennato all’inizio della nostra chiacchierata”.
In tempi abbastanza recenti non sono pochi i costruttori che hanno scelto di occuparsi anche di logistica e di movimentazione: un problema?
“No. Ci pare non abbia avuto una portata tale da generare nuove situazioni: continuano a esistere rapporti di collaborazione e di condivisione, specialmente nelle situazioni più complesse, dove la nostra flessibilità ci permette di essere fornitori e partner preziosi.
Aggiungo che c’è una parte importante del nostro lavoro, direi il 50 per cento, che nasce da adeguamenti, aggiornamenti, sostituzioni di impianti esistenti e in questo caso la relazione con l’utilizzatore è diretta: c’è e ci sarà sempre spazio per tutti, ne siamo convinti”.
Parliamo di territorio, di legami con questo autentico distretto del mobile nel quale siete nati e operate…
“L’evoluzione di Formetal è stata inevitabilmente “vicina” alla affermazione del mobile “made in Pesaro” e di tutto ciò che, fra Emilia Romagna e Marche, vi gira attorno. Siamo un esempio di quella profonda integrazione fra industria meccanica e mondo del mobile che ha permesso a questo distretto di arrivare a essere protagonista. Siamo cresciuti di pari passo, fianco a fianco: non è ovviamente un caso che da queste parti ci siano produttori di cucine e arredi e fornitori di tecnologie e impianti noti in tutto il mondo. Senza dimenticarci di una fittissima rete di terzisti, fornitori, specialisti, piccole e medie imprese che hanno davvero permesso che tutto questo si realizzasse: noi stessi ci avvaliamo di una rete di ottime imprese che lavorano per noi producendo parti ed elementi, permettendoci di concentrarci sulle specificità del nostro lavoro”.
E la concorrenza?
“Logistica e automazione hanno vissuto una fortissima accelerazione ed è inevitabile che questo significhi fare i conti con altri. La cosa non ci spaventa, anzi: ci è di stimolo per essere sempre un passo avanti. Anche in questo caso vorrei dire che c’è posto per tutti coloro che lavorano bene, seriamente. Il problema non è quella che possiamo definire “competizione interna”, un contesto nel quale condividiamo una visione della qualità e delle regole, quanto il confronto con Paesi lontani che sono diventati molto vicini: per il momento si stanno confrontando con macchine e tecnologie, probabilmente più facili da replicare rispetto a un lavoro – il nostro – che prevede la necessità di calare ogni intervento sulle specifiche necessità del cliente, sugli spazi che abbiamo a disposizione, praticamente inventando ogni giorno una risposta diversa. Non sono le condizioni ideali per chi preferisce ragionare per grandi numeri e soluzioni standardizzate, ma ciò non toglie che sarà un terreno sul quale anche noi avremo la nostra partita da giocare.
La parola “servizio” per noi riassume aspetti molto diversi fra loro ma tutti estremamente importanti e coinvolgenti: competenza, esperienza, progettazione, efficacia della soluzione, affidabilità, continuità. Stiamo parlando di qualità fondamentali che, unite al vantaggio di potersi confrontare in modo più semplice e diretto, fanno e faranno ancora la differenza, a mio avviso. Senza stancarci mai di guardar fuori dalla finestra, evitando con ogni mezzo di rintanarci nella nostra comfort zone, perché allora sì che non potremmo che temere di doverci confrontare”.
A cura di Luca Rossetti
formetalsrl.it





