Intervista a Paolo Tirelli, direttore di Catas

12/02/2026

È oramai da un anno che l’ingegner Paolo Tirelli è alla guida di Catas, il laboratorio di prove per il settore del legno-arredo che i nostri lettori hanno imparato a conoscere molto bene…

Paolo Tirelli

Paolo Tirelli non è un nome nuovo: vanta una lunga e onorata militanza in Catas, una esperienza importante che ha indubbiamente influito sulla decisione del consiglio di amministrazione di procedere per vie interne, affidando proprio a lui direzione del laboratorio. Un passaggio di testimone, dopo che Franco Bulian ha deciso di godersi la meritata pensione.
Superfluo raccontare cosa è Catas, oramai da molti anni al fianco sia di Xylon che di Acimall e di Xylexpo in tutta una serie di iniziative di studio e di approfondimento, una vera e propria partnership che ha permesso di realizzare decine di eventi, “techbinar”, appuntamenti, articoli, approfondimenti; una mole di opportunità che – ne siamo certi – continueremo a offrirvi anche nelle prossime stagioni.
Dicevamo che Tirelli è oramai da un anno alla guida di Catas, un tempo che ha certamente impiegato per entrare nei nuovi panni che è stato chiamato a vestire e che lo mette indubbiamente nelle migliori condizioni per poterci raccontare di lui e delle idee che intende portare avanti…

Giusto per rompere il ghiaccio: contento di aver accettato?
Non posso certo negare la soddisfazione di essere stato “promosso” – ci risponde Tirelli con una risata – per quanto devo ammettere che trovarmi in questo ruolo mi ha regalato anche qualche timore, qualche preoccupazione: i primi sei mesi sono stati un continuo affacciarmi su scenari nuovi, affrontati nella costante ricerca di un “metodo” per costruire quello che credo debba essere Catas nel prossimo futuro.
Ed è questa idea che poi, giorno dopo giorno, indica cosa è giusto fare verso i due obiettivi principali che mi sono posto: da un lato tenere sempre presente che il più grande capitale di Catas sono le persone che vi lavorano, dunque fare in modo che si possano sempre sentire nel “posto giusto”; dall’altro fare tutto il possibile per gestire una macchina che ha una intensa attività quotidiana ma non deve perdere occasione per guardare avanti, a ciò che sarà, cercando di intuire prima di altri come sarà il futuro.
Devo dire che per questo secondo aspetto ci è preziosa la partecipazione a gruppi di normazione, il collaborare con così tante aziende in Italia e nel mondo, fare formazione in mille contesti diversi. Teniamo le antenne alzate per capire quale sarà il terreno della sfida dei prossimi anni
…”.

… perché in fondo ognuno dei direttori che l’ha preceduta ha scelto una precisa “vocazione”…
Ha ragione: Angelo Speranza è stato il fondatore di questa realtà, Andrea Giavon ha spinto moltissimo sul versante della normazione, Franco Bulian ha amplificato il nostro lavoro sul versante della formazione: a me e ai tanti che lavorano con noi il comprendere quale dovrà essere la parola d’ordine del tempo che ci aspetta”.

Ingegner Tirelli, lei conosce Catas molto bene…
Sono entrato in Catas nel 2002 come “tesista”, una occasione per conoscerci e per iniziare a tracciare quello che poi sarebbe stato un capitolo importante del mio percorso professionale. Sono un ingegnere meccanico che si è stancato presto – lo ammetto – dell’acciaio e che al quinto anno di università ha scelto di specializzarsi nei polimeri: quando in Catas hanno avuto bisogno di un responsabile per il Reparto prove sui materiali non ci ho pensato due volte e ho accettato l’incarico.
Devo ammettere che un paio di volte ho immaginato di fare altre esperienze, ma alla fine ha sempre prevalso la convinzione che l’idea alla base di questa realtà sia assolutamente geniale.
Potremmo definirlo un mosaico, una struttura nella quale si svolgono decine se non centinaia di compiti in ambiti anche molto distanti fra loro, sempre con una competenza ai massimi livelli che ci permette di interloquire con settori fortemente sfidanti, fornendo servizi di assoluta eccellenza, mantenendo però sempre la possibilità di formarci, di rimanere aggiornati, di imparare qualcosa ogni giorno: è in questa sinergia che a mio avviso si esprime il meglio di ciò che è Catas, un’azienda di piccole dimensioni, flessibile e altamente competente, capace di stabilire rapporti di fiducia con i propri clienti e che sa molto bene di dover sempre dare una risposta, una risposta che deve essere chiara, univoca, risolutiva.
In fondo è quanto ritengo debba assolutamente esserci nel dna di qualsiasi realtà: passione, competenza, cuore, relazione. Questa è la linfa che ci permette di essere diversi da tutti gli altri e di essere ancora qui fra cinquanta o cento anni!”.

Vede, quando mi chiedono cosa è Catas rispondo che è una azienda “al servizio”. È chiaro che dobbiamo fatturare, perché altrimenti non paghiamo gli stipendi, ma in prima battuta siamo un’azienda “al servizio”. Lo siamo con le aziende nostre clienti e lo siamo nelle scuole e ovunque facciamo formazione, cercando di creare più occasioni possibili per confrontarci con tutte le realtà che ci stanno intorno: teniamo le porte sempre aperte e se c’è da dare una mano a completare la formazione dei ragazzi o dei tecnici di qualche azienda noi ci siamo, perché è parte di ciò che sappiamo di dover fare. Non ci interessa mantenere segreti: quello che sappiamo è a disposizione di chi incontriamo, perché in fondo siamo come tanti altri, sappiamo ciò che tanti altri sanno, ma ciò che facciamo lo facciamo in modo diverso. Ed è questo che ritengo essere il grande valore di Catas”.

Cosa avrebbe fatto il mondo dell’arredo senza di voi?
Non siamo così superbi: avrebbe trovato altri punti di riferimento, per quanto abbiamo piena coscienza di ciò che abbiamo potuto dare. Le nostre competenze sul versante della normazione internazionale hanno indubbiamente permesso a molte imprese di prendere la strada dell’estero, sapendo di poter contare su di noi per essere sempre “allineati” al mercato che intendevano affrontare.
Abbiamo anche fatto quanto in nostro potere per diffondere e alimentare una cultura di settore sempre più articolata e approfondita…
La crescita di questo settore è stata importantissima, per quanto resti ancora molto, moltissimo da fare: ci sono ancora molte aziende che pensano che la prova, il lavoro di un laboratorio rappresenti solo un costo e non hanno capito che, invece, è uno strumento per accrescere il proprio valore e la conoscenza dei loro prodotti.
È anche vero però che proprio su spinta di alcune aziende del settore, siamo cresciuti anche noi. Mi riferisco all’attività di certificazione di prodotto che sta diventando per noi sempre più importante e che ci consente di affiancare le aziende in modo più strutturato e continuativo.
Si pensi poi al grande tema della sostenibilità: il vero focus è guardare finalmente non più solo al prodotto, ma a tutto il processo per realizzarlo. Ottimizzare i vari passaggi di un processo produttivo perché sia oggettivamente sostenibile non è solo un passaporto virtuoso in termini ambientali, ma un miglioramento evidente dell’essere impresa, una ulteriore sottolineatura dei valori che esprime”.

Il “mondo della prova” è un contesto difficile?
Indubbiamente. Ci confrontiamo tutti i giorni con autentici colossi, laboratori che occupano centinaia se non migliaia di persone. Dalla nostra parte abbiamo la storia e le persone, con cui abbiamo costruito una esperienza specialistica lungo l’intera filiera produttiva dell’arredo.
Sappiamo molto bene che disponiamo di un patrimonio che dobbiamo ogni giorno proteggere e ampliare se vogliamo continuare a essere un punto di riferimento a livello mondiale. Il rischio più grande è pensare di essere così bravi da non temere nessuno: sarebbe l’inizio della fine…”.

Quali i programmi nel breve termine?
Investire ancora di più sulle persone che lavorano in Catas, offrire loro una organizzazione chiara ed efficace, che permetta di sapere sempre cosa ci si aspetta da ciascuno e quale percorso possiamo offrire; un percorso meritocratico e in linea con le potenzialità di ognuno.
Le persone sono importanti e avere chiaro il valore che viene loro riconosciuto può generare un circolo virtuoso dagli effetti estremamente positivi
”.

E per quanto riguarda il settore?
Sta già cambiando: sia chi realizza prodotti finiti ma anche chi opera nel B2B, nella subfornitura, sta impostando la propria visione del prodotto non solo su una logica di costi e vendite, ma anche di processi, interni o integrati, di controllo e mantenimento di qualità e requisiti minimi, sia lungo la filiera che lungo la vita utile del prodotto.
E tutto questo sarà a vantaggio del consumatore finale. Tutto cambia molto velocemente e la motivazione che spinge a comperare un prodotto piuttosto che un altro ha confini sempre più indistinti: l’unica certezza è che Catas, per quanto saremo necessariamente più attenti anche ad altri settori, avrà nel mondo del mobile e dell’arredo in genere il proprio punto focale. Portando valori nuovi, come ho più volte accennato, perché sono convinto che sia proprio in questo che si gioca il futuro delle imprese e, dunque, il nostro. Avere la lungimiranza di coinvolgere in Catas persone in gamba, con una vocazione internazionale, perchè il mercato è un orizzonte che si fa sempre più lontano.
E mi lasci concludere invitando le aziende a venire in Catas non solo quando hanno un problema da risolvere o un obbligo da ottemperare: lavoriamo insieme per creare una cultura di settore e d’impresa sempre più radicata, profonda. Questa mi piacerebbe fosse la priorità condivisa…”.

a cura di Luca Rossetti
catas.com

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