L’industria italiana prova a rialzare la testa: i dati della congiunturale flash di Confindustria

24/02/2026

L’industria italiana prova a rialzare la testa, ma resta zavorrata da export e consumi deboli, mentre l’energia torna a correre e il credito si fa più caro. È questo il quadro che emerge dalla Congiuntura Flash di febbraio 2026 del Centro Studi Confindustria: un’economia che a fine 2025 aveva mostrato segnali di tenuta (più 0,3 per cento il PIL nel quarto trimestre), ma che all’inizio del nuovo anno deve fare i conti con uno scenario più fragile e incerto.

A dicembre la produzione industriale è tornata a calare (meno 0,4 per cento), pur chiudendo il quarto trimestre in positivo (più 0,9 per cento). Il recupero c’è, ma è definito “debole e fragile”.
Sul fronte della domanda, le vendite al dettaglio hanno segnato a dicembre un meno 0,9 per cento in volume, quasi azzerando la crescita trimestrale, mentre l’export – dopo un più 0,6 per cento mensile – ha chiuso il quarto trimestre a meno 1,9 per cento. Pesa anche il dollaro più debole (1,18 sull’euro a febbraio), che frena le vendite sui mercati esteri.

Nel frattempo il costo dell’energia resta elevato: il petrolio è risalito a 71 dollari al barile, il gas a 33 euro/MWh. Un elemento cruciale per tutta la manifattura, legno-arredo compreso, anche se il decreto “bollette” varato dal Governo potrebbe alleggerire in modo significativo i costi per imprese e famiglie, se confermato a livello europeo.

LEGNO-ARREDO
Per il settore della lavorazione del legno e dell’arredo, il quadro è misto ma non privo di segnali incoraggianti. Nel focus settoriale, Confindustria evidenzia che nel 2025 il numero dei comparti industriali in crescita è salito a 9 (da 4 nel 2024), segno di un progressivo ampliamento della base del recupero. Tra questi compare il legno, che torna in territorio positivo dopo le difficoltà precedenti, mentre i mobili mostrano un miglioramento rispetto ai cali più marcati del biennio 2023-2024, pur restando in un contesto ancora debole.

È un dato rilevante per la filiera: se da un lato i consumi interni restano fiacchi e l’export soffre l’incertezza internazionale, dall’altro la dinamica degli investimenti in macchinari e beni strumentali mostra segnali favorevoli, sostenuti anche dal Pnrr. Per le imprese del legno questo significa opportunità su due fronti: rinnovamento tecnologico degli impianti e possibile riattivazione della domanda a valle, soprattutto se il 2026 – come ipotizza il csc – segnerà un ritorno alla crescita moderata della manifattura dopo tre anni negativi.

La strada resta lunga, dato nel 2025 la produzione industriale ha chiuso ancora in lieve calo (meno 0,2 per cento in media annua), dopo il meno 2,0 per cento del 2023 e il meno 4,0 per cento del 2024. Ma il campo delle variazioni si è ristretto e i settori in caduta sono meno estremi. Non è ancora una svolta, ma l’inizio di un possibile sentiero positivo. Per la filiera del legno, fortemente integrata con edilizia, contract e mercati esteri, la partita del 2026 si giocherà su energia, tassi e capacità di intercettare investimenti: variabili che oggi pesano, ma che potrebbero trasformarsi – almeno in parte – in leve di rilancio.

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