
Manifattura italiana: quasi 7 imprese su 10 sono in linea con gli obiettivi
Con oltre 486mila imprese attive a fine 2025, l’industria manifatturiera si conferma uno dei pilastri dell’economia nazionale e affronta il 2026 con un quadro complessivamente stabile, pur in un contesto segnato da nuove pressioni competitive. In questo scenario, il manifatturiero conferma la propria tenuta grazie a un’imprenditorialità che sa adattarsi e mantenere la rotta. Quasi sette imprese su 10, infatti, dichiarano che l’andamento della propria azienda è coerente con gli obiettivi prefissati per l’anno, mentre il livello di soddisfazione generale rimane buono, con circa il 30 per cento che esprime una soddisfazione alta o molto alta, dimostrando la resilienza e la capacità delle imprese di mantenere nel tempo risultati in linea con le attese. Malgrado le incertezze legate all’impatto dei dazi, che preoccupa circa la metà delle imprese, e alla valutazione delle nuove misure previste dalla Legge di Bilancio 2026, ritenute insufficienti dal 55 per cento, per le aziende resta centrale la capacità di guidare le scelte industriali in base alle priorità del mercato e tradurre competenze e innovazione tecnologica in competitività. In questo quadro, gli incentivi rappresentano un supporto possibile, ma non l’unica leva per sostenere la crescita.

È quanto emerge dall’Osservatorio Mecspe realizzato da Nomisma relativo al III quadrimestre 2025 e presentato in occasione dell’evento di apertura della 24ª edizione di Mecspe, la fiera dedicata al mondo manifatturiero e alle innovazioni per l’industria, organizzata da Senaf a BolognaFiere.
Guardando al biennio 2026-2027, il 56 per cento degli imprenditori indica una fiducia moderata nell’evoluzione del mercato del proprio settore e il 26 per cento una fiducia alta o molto alta, a conferma della solidità delle imprese e della loro capacità di continuare a costruire il proprio percorso di crescita anche in uno scenario in evoluzione. Un orientamento che si riflette anche nelle valutazioni operative: il 35% delle imprese considera il proprio portafoglio ordini adeguato o superiore rispetto alla capacità produttiva e agli obiettivi economici aziendali, mentre il 30 per cento lo reputa stabile. Il settore continua a puntare su competitività e resilienza, investendo sulle leve di efficienza, automazione e digitalizzazione, e puntando sulla capacità imprenditoriale di tradurre queste scelte in un vantaggio concreto, e in seguito su trasformazioni strutturali come personalizzazione, transizione energetica e sostenibilità ambientale.
Accanto a questi elementi, nel III quadrimestre 2025 le imprese segnalano alcune criticità che hanno inciso maggiormente sull’attività: l’incertezza legata al contesto internazionale, l’andamento dei prezzi delle materie prime e la difficoltà nel reperire risorse umane, un tema che richiama l’attenzione sulle competenze necessarie per sostenere i percorsi di crescita.
A questo scenario si aggiunge il tema delle misure a sostegno degli investimenti introdotte con la Legge di Bilancio 2026, che si inseriscono dopo la conclusione del Piano Transizione 5.0, già oggetto di valutazioni non pienamente positive da parte degli imprenditori. Secondo la precedente rilevazione dell’Osservatorio, quasi la metà riteneva che gli incentivi non fossero sufficienti, pur riconoscendone l’importanza per l’innovazione, o li giudicava del tutto inadeguati a supportare il settore.
Anche le nuove misure per il 2026, come l’iperammortamento e il rifinanziamento degli incentivi per Industria 4.0, ricevono una valutazione prudente: più della metà delle imprese le considera poco o per nulla sufficienti a sostenere la propria strategia di crescita. Coerentemente con questo quadro, oltre la metà degli imprenditori non ha ancora deciso se avvalersi degli strumenti previsti e solo 1 su 5 prevede di presentarne richiesta. Tra i principali ostacoli emergono il mancato rispetto dei requisiti richiesti e la complessità delle procedure, seguiti dalla percezione di una limitata adeguatezza rispetto alle esigenze aziendali. In alcuni casi emerge anche la scelta di investire senza ricorrere a strumenti pubblici, a conferma di un approccio imprenditoriale che mette al centro l’investimento quando necessario, anche in assenza di misure straordinarie.
Sul fronte internazionale, il tema dei dazi continua a incidere concretamente sull’attività delle imprese: oltre la metà dichiara di aver già registrato o di stare registrando impatti, con 2 imprenditori su 10 che segnalano effetti negativi significativi e 3 su 10 impatti più contenuti. Non a caso, circa la metà del campione si dichiara molto o abbastanza preoccupata rispetto all’evoluzione del quadro commerciale. In linea con la recente analisi del Centro Studi Confindustria, che rileva un calo dell’export italiano nel IV trimestre 2025 (meno 1,9 per cento). Tuttavia, l’Osservatorio Mecspe evidenzia prospettive di stabilità sull’export per il biennio 2026-2027: oltre la metà delle imprese prevede un andamento stabile, mentre circa il 28 per cento si attende una crescita.




