
Addio a Luigi Alberti
Nel cuore di questa caldissima estate il mondo delle tecnologie per la lavorazione del legno ha perso quello che può essere definito, senza tema di smentita, uno dei suoi padri. L’11 agosto scorso, per l’aggravarsi improvviso di una patologia divenuta purtroppo cronica, è venuto a mancare Luigi Alberti. Ancora una manciata di giorni e, il 5 settembre, avrebbe spento la sua 94esima candelina. Lucidissimo fino agli ultimi giorni, ha avuto il privilegio di avere vicino tutta la sua grande famiglia e di avere potuto conoscere anche l’ultimo arrivato in casa Alberti, il suo pronipote Alessandro.
Luigi Alberti è stato uno dei fondatori di Acimall, l’associazione dei costruttori italiani di macchine e attrezzature per la lavorazione del legno, tanto da essere chiamato alla unanimità a presiedere la primissima assemblea, svoltasi il 26 febbraio 1966, a meno di un mese dalla costituzione ufficiale di Acimall, avvenuta il 29 gennaio. Un impegno che ha sempre mantenuto, in diversi ruoli, nel corso degli anni, tanto che fu il primo a ricevere, nel 2005, il riconoscimento di “Benemerito di Acimall”.
Luigi Alberti aveva la meccanica nel sangue: non poteva forse essere altrimenti, erede di quella famiglia che dalla metà dell’Ottocento a Carugate, in provincia di Milano, gestiva una officina dove venivano realizzati quegli strumenti di cui contadini e artigiani potevano avere bisogno in quegli anni. Fu agli inizi del Novecento che il padre di Luigi fondò la Vittorio Alberti e cominciò a concentrare le proprie attenzioni verso la lavorazione del legno, una scelta che permise un importante sviluppo e portò alla costruzione, negl anni della Seconda guerra mondiale, dello stabilimento di Cernusco sul Naviglio.
Luigi Alberti entra in azienda giovanissimo e nel 1957, quando il padre viene a mancare improvvisamente, prende le redini dell’azienda con la sorella Edoarda e la mamma Maria. La produzione di macchine classiche lascia a poco a poco spazio alle soluzioni per la foratura, un mondo nel quale Luigi intravede grandi possibilità di sviluppo; macchine semplici che diventano sempre più veloci e sofisticate, fino alle prime foratrici elettroniche di cui Alberti fu pioniere. Fu lui ad avere l’idea della “punto a punto”, ancora oggi riconosciuto come il pilastro su cui si fonda la foratura flessibile che oggi conosciamo, applicando per primo alle sue macchine un concetto rivoluzionario per il nostro settore.
Furono anni di grande crescita per la Vittorio Alberti, che per molto tempo mantenne un primato di innovazione e di riferimento per tanti. Due decenni di idee e di evoluzioni, fino alla geniale intuizione di unire la logica dei “5 assi” alla foratura, creando una macchina unica nel suo genere e di grande successo.
Alberti fu anche in questo caso il primo a comprendere quale sarebbe stato il futuro, forte della convinzione che fosse inutile confrontarsi con le grandi corrazzate del settore che proprio in quegli anni cominciavano a far sentire la propria potenza: la Vittorio Alberti continuò a navigare a vele gonfie nella direzione della grande specializzazione, di realizzazioni fortemente innovative, sempre “sartoriali”, molto apprezzate e ricercate dai più bei nomi del mobilierato italiano e internazionale.
L’azienda cambia, il tempo passa, le competenze aumentano: l’ingresso in azienda dei figli Marco e Vittorio permette di immaginare nuovi percorsi, aggiungendo l’inserimento alla foratura e segnando passaggi fondamentali nella soluzione di uno degli annosi problemi nella produzione industriale di arredi. Progressivamente si abbandona la scelta di fare tutto al proprio interno e nasce un forte network di competenze e di fornitori che portano l’azienda a essere sempre più una “think tank” del lavorare il legno, una realtà con una fortissima componente di engineering sull’intero processo, che è poi la storia che ancora oggi, pur con un assetto proprietario diverso, la Alberti Engineering racconta. (l.r.)





