Macchine italiane per il legno: il preconsuntivo 2013
15/01/2014
Per la tanto attesa ripresa dovremo pazientare ancora: il 2013, infatti, non è certo stato prodigo di soddisfazioni. E’ quanto emerge con estrema chiarezza dai dati preconsuntivo sull’andamento delle tecnologie italiane per il legno e i suoi derivati elaborati dall’Ufficio studi di Acimall, l’associazione confindustriale di settore. Un settore che mostra, purtroppo, i segni di una stagione economica difficile e che negli ultimi sei anni ha registrato una contrazione del 30 per cento del proprio fatturato.
MACCHINE ITALIANE LAVORAZIONE LEGNO. PRECONSUNTIVI 2013
Utensili compresi, in milioni di euro.
2013 | ∆% 2013/2012 | ||
Produzione* | 1.481 | -5,7% | |
Esportazione** | 1.131 | -8,1% | |
Importazione** | 144 | +10,5% | |
Bilancia commerciale | 987 | -10,3% | |
Mercato interno | 350 | +2,9% | |
Consumo apparente | 494 | +1,3% | |
* Stima al 20 dicembre 2013. ** Proiezione su dati Istat. Fonte: Ufficio studi Acimall, gennaio 2014. | |||
La produzione, attestatasi a quota 1.481 milioni di euro, ha segnato un calo rispetto all’anno precedente. I motivi sono da ricercare in un mercato interno che – pur lontano dal meno 15 per cento registrato nel 2012 – non mostra particolari sussulti o motivi di soddisfazione. Le nostre esportazioni perdono un ulteriore 8,1 per cento rispetto al 2012 (nel 2012 la contrazione rispetto al 2011 fu dell’8 per cento), a causa della minore attenzione verso il nostro prodotto dei mercati a noi più vicini, Germania, Francia, Spagna e Portogallo in primis. L’Europa, in termini più generali, è sempre stato un importante partner dei nostri produttori, una importanza che si è notevolmente ridimensionata negli ultimi anni. E non sono bastati i “soddisfacenti” risultati registrati nei mercati emergenti a compensare questa dinamica: Cina, Brasile, Canada, Usa, Messico si sono dimostrate buone destinazioni per le nostre tecnologie.
Le importazioni crescono del 10,5 per cento (più 144 milioni di euro in termini assoluti), grazie alle vendite messe a segno nel nostro Paese soprattutto dai competitor tedeschi e cinesi. I primi detengono una quota del 50 per cento del totale delle importazioni, in gran parte verso la fascia alta del mercato; il “made in China” (circa il 25 per cento dell’import italiano di settore) comprende soluzioni a basso contenuto tecnologico o componenti e soluzioni in transito per altre destinazioni.





