Primo vertice italiano della finestra in legno
Uno studio condotto da un pool di esperti guidati dal Cert di Treviso Tecnologia presenta le dichiarazioni ambientali di prodotto, confermando tutti i plus della finestra in legno.
Nei serramenti la finestra in legno batte alluminio e pvc tre a zero. È il risultato netto e inequivocabile dello studio comparativo sull’impatto ambientale delle tre più diffuse tipologie di materiale – legno, pvc e alluminio, appunto − utilizzate per la realizzazione di un infisso nell’arco del suo ciclo di vita. Lo studio, primo nel suo genere, è stato promosso nel 2012 dal Gruppo LegnoFinestraItalia, l’Associazione di prodotto nata cinque anni fa su iniziativa di una quarantina di aziende impegnate a promuovere i valori di qualità produttiva dei serramenti in legno, vera e propria eccellenza del “made in Italy”.
A realizzarlo, sul campo, il laboratorio del Cert (Centro di certificazione e test) di Treviso Tecnologia, che vanta una specifica esperienza tecnica nazionale nei serramenti.
Di questi risultati si discuterà, insieme ad altre importanti argomentazioni, il 16 marzo 2013 a Verona, in occasione del 1° Vertice italiano della finestra in legno, promosso da LegnoFinestraItalia in collaborazione con la Fiera Internazionale Legno&Edilizia. La ricerca, tra l’altro, attualizza le imminenti Direttive europee legate alla Dichiarazione ambientale di prodotto, che nel futuro dovranno accompagnare tutte le produzioni con specifiche informazioni al consumatore sull’impatto ambientale dei prodotti nel loro ciclo di vita.
La metodologia impiegata per la quantificazione della prestazione ambientale del servizio è stata la Valutazione del ciclo di vita (Lca – Life cycle assessment), regolata dalle norme Iso della serie 14040, che considera tutte le fasi dei processi operativi: dalla gestione delle materie prime, all’utilizzo delle diverse componenti di produzione, al trasporto, alle fasi di vita legate all’uso del prodotto, sino alle fasi di fine vita della finestra.
Lo studio ha considerato tre diversi indicatori d’impatto: Gwp100 (Global Warming Potential), che comprende le emissioni di anidride carbonica (il principale gas serra) e altri gas lungo durante tutto il ciclo di vita del prodotto; Cumulative energy demand, indicatore analizza l’impiego delle risorse energetiche; Life cycle inventory, indicatore che prende in considerazione il consumo di acqua nelle diverse fasi di gestione.
Ebbene, in tutti e tre gli indicatori le performances ambientali della finestra in legno sono risultate ottimali. Per quanto riguarda le emissioni di anidride carbonica, l’infisso in legno lungo l’intero ciclo di vita – costruzione, utilizzo per cinque anni e smaltimento telaio – produce un totale di 283 kg di CO2 equivalente, a fronte dei 397 di quello in pvc, e dei 392 di quello in alluminio. Per quanto riguarda il consumo di energia, la finestra in legno registra un totale 5.290,65 MJ (megajoule) di energia, a fronte di 6.537,27 MJ di quello in pvc, e di 6.041,41 MJ di quello in alluminio. Ma è soprattutto per quanto riguarda il consumo idrico che l’infisso in legno dà il meglio di sé: meno della metà rispetto ai materiali concorrenti. Se nell’intero arco di vita della finestra in legno si consumano 2.515,35 litri di acqua, in quello dell’infisso in pvc si sale a 6.221,03 litri, superiore a quello della finestra in alluminio, che chiede 5.153,65 litri.
Sia nel caso delle emissione che del consumo di energia, l’utilizzo del legno, materiale rinnovabile, genera meno emissioni e meno consumo per la sua estrazione, trasformazione e smaltimento finale rispetto all’utilizzo di materiale di origine fossile non rinnovabile. Per quanto riguarda il più alto consumo d’acqua, è da imputarsi all’estrazione dei materiali e la loro raffinazione e/o trasformazione. Gli impatti dell’alluminio risultano leggermente più contenuti rispetto al pvc perché si è considerato l’ingresso di parte di materiale da riciclo, dati gli alti livelli di recupero esistenti in Italia e nel mondo.
Il valore di una ricerca, però, risiede anche nella sua capacità di segnare le possibili criticità. Nel caso specifico, la ricerca comparativa condotta accende un prezioso riflettore sul sistema del recupero legato al fine vita dei prodotti in legno lavorati, che nel nostro paese, rispetto ad altri materiali, risulta ancora a gestione poco organizzata, causa una mancanza di collegamento ottimale tra i diversi attori coinvolti: aziende produttrici, mondo dell’edilizia e imprese per il recupero dei rifiuti per il riciclo.
In definitiva, con i dati forniti dal Cert, conferma tutti i valori naturali della finestra in legno, una produzione nazionale di grande storia e prestigio, riconosciuta anche all’estero come un fiore all’occhiello del “made in Italy” non solo da un punto di vista produttivo ed economico, ma anche ambientale, configurandosi come la soluzione ottimale in termini di impatto sulle emissioni e i consumi. Una conclusione che, dati alla mano, rovescia antiche convinzioni in merito all’impatto ambientale dell’utilizzo del legno in termini di deforestazione. Non solo, ma in un’ottica di progettazione sempre più attenta alle esigenze dell’ambiente e di un’economia sostenibile, anche alla luce dei dati della ricerca la finestra in legno rappresenta la scelta ideale per la moderna green economy.





