Costruzioni ancora in flessione
27/11/2012
I dati del Rapporto 2012 Federcostruzioni-Made Expo, curato dal Cresme, traccia il quadro del mercato italiano e mondiale delle costruzioni, e mette in luce il contributo dei diversi settori produttivi. Risultato, la crisi c’è (ancora) e si vede.
La crisi continua a pesare sulla filiera delle costruzioni, in cerca di ossigeno per il rilancio del settore. A tracciare ancora una volta il quadro allarmante è il Rapporto 2012 Federcostruzioni-Made Expo “Il sistema italiano delle costruzioni”, presentato nell’ambito dell’ultima edizione di Made Expo a Fiera Milano Rho.
Secondo il rapporto, l’industria italiana delle costruzioni “vale”, nel suo complesso, 373 miliardi di euro con 3 milioni di occupati (indotto escluso), e ha un impatto in termini di acquisto di beni e servizi presso l’80 per cento dei settori dell’economia nazionale. Alla definizione di questo valore contribuiscono il settore delle costruzioni in senso stretto così come quello delle tecnologie, macchinari e impianti, il settore commerciale delle macchine movimento terra, dei materiali per l’edilizia e le infrastrutture con relativi servizi commerciali, e i servizi di progettazione e consulenza.
Basso il livello di importazioni (3,3 per cento) a fronte di un’elevata propensione all’export (54 miliardi di euro nel 2011). La produzione complessiva della filiera è diminuita del 26,3 per cento fra 2007 e 2012, pari a un valore di 126 miliardi di euro in meno. Nel solo 2011 la diminuzione è stata del 3,4 per cento con una stima per l’anno in corso di un’ulteriore flessione del 5,2 per cento. Le previsioni per il 2013 indicano invece una stagnazione (più 0,1 per cento). Le esportazioni consentono di contenere l’andamento negativo generale fra 2010 e 2012, soprattutto per quanto riguarda i produttori di materiali e tecnologie meccaniche e dei servizi (al netto delle costruzioni in senso stretto), con più 3,9 per cento nel 2010, più 6,3 per cento nel 2011, più 3 per cento atteso nel 2012 e più 3,5 per cento previsto l’anno prossimo.
Dopo la debole crescita del 2010 e della prima parte del 2011, il settore delle costruzioni in Italia continua a risentire fortemente della crisi, legata al restringimento del credito alle famiglie e al taglio degli investimenti pubblici. Secondo i dati Ance, il 2011 si è chiuso con una riduzione degli investimenti in costruzioni del 5,3 per cento, mentre per l’anno in corso le stime parlano di un’ulteriore flessione del 6 per cento. Qualche aspettativa in più arriva dal decreto Sviluppo, che a partire dal 2013 potrebbe portare una prima inversione di rotta anticrisi, a partire dall’arresto della caduta degli investimenti (più 0,1 per cento in termini reali). Il rinnovo e la manutenzione edilizia del residenziale nel 2011 erano pari al 31,4 per cento sul totale residenziale contro il 21,1 delle nuove costruzioni.
Guardando all’andamento delle filiere produttive nel 2011, il rapporto mette in luce come l’aggregato delle produzioni di tecnologie, impianti e macchinari registri un aumento del 2 per cento (trainato dal più 6 per cento delle esportazioni).
Diverso l’andamento per la filiera dei materiali da costruzione, che lo scorso anno ha perso complessivamente l’1,6 per cento (più 6 per cento di export e meno 4 per cento di consumo interno), con rilevanti differenziazioni interne dovute sia all’intensità di presenza sui mercati esteri, sia alle potenzialità di impiego nel campo della manutenzione straordinaria degli immobili: bene vetro e lane di vetro (più 7,4 per cento), piastrelle e sanitari di ceramica (più 2,3 per cento); male laterizio (meno 11,4 per cento), cemento e calcestruzzo (-7,6 per cento).
Il legno si conferma come uno dei settori chiave nell’ambito del sistema delle costruzioni, soprattutto grazie alla spinta data dalle case di legno e dalle grandi costruzioni di legno lamellare, oltre più in generale ai prodotti per l’edilizia (porte, finestre, pavimenti ecc.) per il residenziale e il non residenziale. L’industria del LegnoArredo collegata al sistema delle costruzioni, ha fatturato nel 2011 24,9 miliardi di euro (erano 26,3 nel 2010), di cui circa 7 miliardi nelle produzioni che entrano nel ciclo edilizio e i restanti 18 nelle produzioni di arredamento correlate all’edilizia. Lo scorso anno si è chiuso con un decremento dei principali indicatori settoriali. In termini reali (quantità) la produzione cala del 5,1 per cento, con prospettive di ulteriore flessione per l’anno in corso dell’8,1 per cento e una sostanziale stabilità nel 2013 con meno 0,8 per cento. Sempre a livello di previsioni l’export resta lo sbocco privilegiato, rispettivamente con più 2,7 per cento e più 2,6 per cento, contro un calo del mercato interno stimato pari a meno 15 per cento nel 2012 e del 3 per cento previsto per l’anno prossimo.
L’innovazione, insieme alla qualità e alla sostenibilità energetica e ambientale si configurano come i fattori capaci di facilitare il ritorno a un mercato positivo per l’edilizia e l’intera filiera, in particolare nel quadro di “Horizon 2020” (programma quadro dell’Ue per la ricerca e l’innovazione), che spinge l’intera industria italiana delle costruzioni a cercare un nuovo assetto integrato basato sul concetto di sistema edificio.
Mercato globale a più velocità
Il mercato globale resta un’importante opportunità per i produttori italiani, al punto che il presidente Federcostruzioni e Ance Paolo Buzzetti ha proposto la creazione di un marchio “made in Italy” per le costruzioni (da attuare con la collaborazione dell’Agenzia per l’internazionalizzazione delle imprese italiane e del Simest, Società italiana per le imprese all’estero), che garantisca la qualità di un edificio costruito in qualsiasi parte del mondo ma progettato e realizzato in Italia, e nel contempo faciliti l’attività delle imprese italiane sui mercati più promettenti.
Da un punto di vista generale, l’Europa reagisce alla difficoltà di mercato per le costruzioni con diverse velocità. Il 2012 segna una nuova contrazione di investimenti, con flessione prevista di meno 2,7 per cento tra i Paesi dell’Unione Europea; meno 11 per cento per l’Europa mediterranea. Diversa la situazione nell’Est europeo, in particolare nei Balcani e in Russia, dove sembra ormai superata la fase di crisi 2009-2010.
Se, sottolinea il rapporto, per il centro-nord Europa la ripresa del settore arriverà forse già a partire dal 2013, per l’area mediterranea la flessione del mercato sembra oggi destinata a protrarsi almeno fino al 2016. La stessa condizione di forte incertezza sta iniziando a contagiare anche la Cina, ma non l’Asia (che comprende India, Indonesia, Singapore, ma anche Corea e Medio Oriente), che si presenta sempre più come il nuovo baricentro economico mondiale anche per il settore delle costruzioni.
A cambiare è lo stesso assetto interno del settore, che si sta spostando dal residenziale alle infrastrutture, strategiche per lo sviluppo delle economie emergenti Africa inclusa. In Europa porta segno positivo il mercato del rinnovo e della riqualificazione edilizia, per il quale il Cresme indica prospettive di espansione nei prossimi anni, anche sulla spinta di fattori quali il cambiamento climatico, l’esauribilità delle risorse e i costi crescenti (ambientali, finanziari e geopolitici) delle fonti fossili. Secondo le stime più recenti di Simco, il sistema informativo del Cresme sul mercato mondiale delle costruzioni, nel 2011 sono stati investiti globalmente circa 5.570 miliardi di euro, un contributo pari a poco più dell’11 per cento del Pil globale (nel 2006, anno del picco di espansione del ciclo edilizio occidentale, era quasi il 12 per cento). Il valore è diviso quasi equamente fra il settore residenziale (33,7 per cento, 1.880 miliardi di euro), infrastrutturale (34 per cento, 1.887 miliardi) e non residenziale (32,4 per cento, 1.803 miliardi), ma con un diverso accento a seconda delle condizioni di sviluppo dei relativi mercati locali: forte infrastrutturazione in Africa, settore residenziale primo in Europa Occidentale, non residenziale per le economie dinamiche ed emergenti.
Scendendo nel dettaglio, in India è il settore abitativo a crescere rapidamente sulla spinta della nuova classe media e di un mercato immobiliare accessibile, per un’esigenza di circa 10 milioni di nuove abitazioni ogni anno fino al 2030. Buone performance anche per il Brasile per tutti i settori residenziale (sospinto dallo sviluppo demografico e dalla crescita dei redditi delle famiglie), infrastrutturale (dovuto anche a grandi manifestazioni sportive come Mondiali e Olimpiadi) e non residenziale. In Cina, il settore residenziale è ancora sotto osservazione e le indiscrezioni sulla possibile esplosione della bolla immobiliare gettano ombre sugli scenari di sviluppo nel medio-breve periodo, soprattutto per quanto riguarda gli investimenti in nuova produzione. In Russia il mercato delle costruzioni è trainato dai grandi eventi in programma nei prossimi anni, fra cui i giochi olimpici invernali di Sochi del 2014 e i Mondiali di Calcio del 2018; nel settore residenziale, la continua flessione demografica non favorirà l’espansione degli investimenti nel medio-lungo periodo malgrado gli ambiziosi progetti di edilizia pubblica. L’Africa, in particolare il Nord Africa, rimane una delle aree oggi più attraenti in una prospettiva di medio-lungo periodo, soprattutto grazie agli investimenti in infrastrutture che, insieme alla disponibilità di risorse, materie prime e condizioni sociali di crescita, ne stanno facendo un’area panmediterranea di grande interesse strategico.





