Tecnologie per il legno: un quarto trimestre negativo
05/03/2012
Il 2011 si è confermato un anno di “attesa” per il settore delle tecnologie per la lavorazione del legno e l’industria del mobile. Il bilancio preconsuntivo elaborato dall’Ufficio studi di Acimall (l’associazione confindustriale delle imprese del settore), reso noto nei giorni scorsi, indica una crescita della produzione del 5,8 per cento rispetto al 2010, per un valore stimato attorno ai 1.632 milioni di euro). Il risultato avrebbe potuto essere decisamente più positivo se la seconda parte dell’anno avesse confermato il trend dei primi sei mesi del 2011, improntato a maggiori soddisfazioni.
Ma così non è stato, come conferma l’elaborazione dei dati raccolti dalla indagine congiunturale relativa al quattro trimestre 2011, dai quali emerge appunto quanto si sia acuita l’incertezza e come gli ordini siano rimasti al di sotto delle aspettative, l’8,8 per cento in meno rispetto allo stesso periodo 2010. Gli ordini dall’estero hanno registrato una flessione del 6,4 per cento, mentre sul mercato nazionale il calo è stato di ben il 16,9 per cento.
Il portafoglio ordini si assesta attorno ai due mesi.
Dall’inizio dell’anno corrente si registra un aumento dei prezzi dell’1,7 per cento.
Sul versante dell’indagine qualitativa il 26 per cento delle aziende intervistate indica un trend della produzione positivo, il 52 per cento stabile, il 22 per cento in calo. L’occupazione viene considerata stazionaria dal 78 per cento del campione, in diminuzione dal 18 per cento, in crescita per il restante 4 per cento. Giacenze stabili secondo il 44 per cento, in diminuzione per il 39 per cento e in crescita per il 17 per cento.
Una occhiata al breve periodo secondo quanto rilevato dalla indagine previsionale. L’incertezza regna purtroppo ancora sovrana: il 17 per cento del campione confida che nel prossimo periodo ci sarà una crescita degli ordini dall’estero, mentre il 48 per cento è più propenso verso una sostanziale stabilità. Il 35 per cento vota per una contrazione, un dato che porta a un saldo negativo pari a 18. In calo il mercato interno per il 52 per cento delle imprese intervistate, nessun mutamento per il 48 per cento, per un saldo negativo che si assesta a meno 52.
Qualche ulteriore annotazione: purtroppo gli ordini della clientela italiana raggiungono il punto più basso dall’inizio del 2010, mentre la situazione è migliore per gli ordini dall’estero. E non può essere altrimenti per una industria che da sempre è votata alla esportazione, con oltre il 75 per cento della propria produzione indirizzata oltreconfine.
Fatto 100 il livello della produzione nel 2001 oggi l’indice si attesta a quota 69, un andamento che spinge il settore verso una necessaria ristrutturazione.





