Strategie di “Life Style” per competere

Per essere competitivi serve un sistema integrato fra le tre anime del “made in Italy” – Food, Fashion and Furniture – legati in un disegno di “Italian Life Style”, cioè un pacchetto tutto incluso che riassume il meglio della creatività nazionale. Questo il messaggio della ricerca elaborata da The European House Ambrosetti per Assolegno/Federlegno-Arredo, presentata a Milano, che per invertire la rotta del comparto propone nero su bianco un percorso a tappe basato su nuove strategie per l’integrazione fra produzione e distribuzione. A fronte di uno scenario globale dinamico. caratterizzato dall’espansione della competitività ai Paesi in sviluppo con Cina, India e Russia da un lato, dall’emersione di una classe di nuovi ricchi dall’altro, il made in Italy è chiamato a unire le forze espresse dalle tre Effe (Food, Fashion e Furniture) e creare una sinergia emozionale che trasmetta il marchio-Italia come stile di vita. La via per raggiungere lo scopo è dare vita a una struttura tripolare: gli “Ambasciatori” (marchi e imprese faro che sostengono l’alta immagine e il percepito di qualità, divisi in leader del lusso e leader del design), i “Diffusori” (le imprese che diffondono l’esperienza di consumo e l’adozione del sistema d’arredo italiano nel mondo e comprendono le catene di retail “Life Style” rivolte a target mirati di consumatori, ma anche le multinazionali che si rivolgono a consumatori medio-alti con aziende internazionali vocate a presidiare design, marketing e politica di prezzo con concept store di impatto per la vendita e il servizio al consumatore) e le “Piccole e medie imprese” flessibili e specializzate. Quattro le strategie di azione: la creazione di poli secondo il modello di aggregazione per acquisizione (accresce la forza negoziale nei confronti di partner, rivenditori e sviluppatori immobiliari ), le alleanze strategiche (consentono l’aggregazione più flessibile verso le economie di scala a livello retail), l’aggregazione “a progetto” (fa fronte alle opportunità di business che richiedono salti di scala non sostenibili da singole imprese) e i “Retailer indipendenti” (per lo sviluppo di piattaforme comuni nelle competenze di gestione del canale).

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