
Come sta la Cina? Il quadro economico
Obiettivo di crescita raggiunto, ma pesano crisi demografica e squilibri strutturali. L’export di macchine lavorazione del legno ancora in crescita.
Nonostante la Cina abbia centrato l’obiettivo di crescita del 5 per cento fissato per il 2025, il quadro economico che emerge dai dati di fine anno rivela profonde fragilità strutturali, ben più preoccupanti del semplice dato sul PIL.
L’emergenza demografica
Il dato più significativo riguarda la popolazione, in calo per il quarto anno consecutivo. Il numero di nuovi nati è sceso sotto la soglia degli 8 milioni (5,63 ogni mille abitanti), un record negativo mai toccato dalla fondazione della Repubblica Popolare nel 1949. Con un tasso di mortalità ai massimi dal 1968 e un tasso di fertilità ormai ben al di sotto della soglia di sostituzione, secondo le stime la Cina si avvierebbe a dimezzare la propria popolazione entro il 2100. Già ora il calo della forza lavoro impatta direttamente sulla propensione al consumo, indebolendo la domanda interna.
Lo squilibrio tra Export e Consumi
L’economia cinese mostra anche un altro pericoloso sbilanciamento. Se da un lato l’export continua a trainare il Paese con un surplus commerciale record di 1.200 miliardi nel 2025 (livelli che non si vedevano dalla fine degli anni ’90), dall’altro i consumi interni restano al palo. Pechino è riuscita a diversificare i mercati verso Europa e America Latina per aggirare i dazi USA, ma non ha risolto il problema della domanda domestica, frenata da deflazione e crisi immobiliare. Nel lungo periodo affidarsi solo all’export può rivelarsi una strategia insostenibile.
Industria vs Immobiliare
La strategia di Pechino post-2021 ha privilegiato il settore industriale a scapito dei consumatori e dell’immobiliare. I risultati del 2025 confermano questa divergenza con una produzione industriale e vendite al dettaglio in crescita, rispettivamente, del 5,9 per cento e del 3,7 per cento, mentre gli investimenti immobiliari mostrano un calo del 17,2 per cento. Inoltre, per la prima volta dal 1996, anche gli investimenti in immobilizzazioni sono calati (-3,8 per cento), segno che le amministrazioni locali hanno rallentato la costruzione di infrastrutture come volano di crescita.
Politiche monetarie inefficaci
Di fronte a questo scenario, la Banca Centrale ha varato un pacchetto di stimoli intorno ai 150 miliardi di dollari per le imprese private. Tuttavia, il problema non sembra essere la mancanza di credito, bensì l’assenza di domanda interna. Senza un reindirizzamento delle risorse verso i consumatori, la crescita futura rischia un brusco rallentamento.
Le macchine per la lavorazione del legno
L’andamento dell’industria locale di tecnologia per la lavorazione del legno non può che riflettere lo scenario generale. In assenza di dati certi riguardo il consumo interno, si può trarre qualche interessante indicazione dall’analisi delle esportazioni. Nel 2024 la Cina è risultata il maggior esportatore mondiale di macchine per la lavorazione del legno con un valore di 2.306 milioni di euro, il 9,3 per cento in più rispetto all’anno precedente. Tra le aree di destinazione si segnalano in forte crescita il Sud America (più 22,8 per cento) e il Medio Oriente (più 19,4 per cento). I primi nove mesi del 2025, ultimo dato disponibile, mostrano un’ulteriore crescita dell’export totale, pari al 4,9 per cento sull’analogo periodo dell’anno precedente.
