
Legno lamellare: import record in Italia nel 2025
Nel 2025 l’Italia ha registrato un risultato senza precedenti nel settore delle costruzioni in legno, segnando un record storico nelle importazioni di legno lamellare e clt (cross laminated timber). I dati, riferiti al periodo compreso tra gennaio e novembre, raccontano di un mercato in forte espansione, trainato dalla crescente domanda di soluzioni sostenibili e industrializzate per l’edilizia.
Secondo le rilevazioni più recenti le importazioni hanno raggiunto i 657mila metri cubi, il livello più alto mai registrato dall’inizio delle serie storiche nel 1999. Si tratta di un incremento dell’11 per cento rispetto al 2024, un dato che conferma la solidità del trend di crescita e il ruolo sempre più centrale del legno ingegnerizzato nel panorama edilizio italiano.
A dominare la scena è ancora una volta l’Austria, che si conferma partner commerciale di riferimento con una quota di mercato pari all’84 per cento. Con 551mila metri cubi esportati verso l’Italia, Vienna consolida un primato che dura ormai da anni, segnando il quarto incremento consecutivo e rafforzando ulteriormente il proprio peso strategico nel settore.
Accanto alla leadership austriaca, emerge con forza il ritorno della Germania. Le importazioni dal mercato tedesco sono cresciute del 35 per cento, raggiungendo i 35mila metri cubi, il livello più alto dal 2011. Un segnale che indica una rinnovata competitività e una maggiore presenza nel mercato italiano.
Il 2025 si distingue anche per l’emergere di nuovi attori e dinamiche commerciali. La Slovacchia ha più che raddoppiato i propri volumi, mentre la Svezia ha registrato una crescita straordinaria, con oltre 5mila metri cubi esportati, un risultato che non si vedeva dal 2005. Parallelamente, Cina ed Estonia mostrano un’espansione costante, segno di una progressiva diversificazione delle fonti di approvvigionamento.
Non mancano tuttavia segnali di contrazione. Le importazioni dalla Polonia sono crollate del 47 per cento, mentre Romania e Lettonia registrano cali più contenuti ma comunque significativi, pari al 9 per cento. Dinamiche che riflettono un riequilibrio del mercato, dove la crescita complessiva si accompagna a una ridefinizione delle quote tra i diversi Paesi fornitori.





