{"id":12479,"date":"2012-01-30T00:00:00","date_gmt":"2012-01-29T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.xylon.it\/2012\/01\/30\/dati-csil-per-il-mobilela-ripresa-nel-2013\/"},"modified":"2025-03-10T15:27:18","modified_gmt":"2025-03-10T14:27:18","slug":"dati-csil-per-il-mobilela-ripresa-nel-2013","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.xylon.it\/it\/2012\/01\/30\/dati-csil-per-il-mobilela-ripresa-nel-2013\/","title":{"rendered":"Dati Csil: per il mobile\nla ripresa nel 2013"},"content":{"rendered":"<p>I rapporti economici curati dal <b>Csil<\/b> sul commercio mondiale di mobili e sulle previsioni di evoluzione del mercato italiano non lasciano spazio a dubbi: per uscire dalla crisi c&rsquo;&egrave; ancora molto lavoro da fare. Soprattutto per l&rsquo;Italia.&nbsp;<\/p>\n<div>La crisi per il settore del <b>mobile<\/b> non &egrave; finita, in particolare per l&rsquo;area europea, con un&rsquo;economia mondiale soggetta a forti turbolenze dei mercati finanziari e contraddistinta da un generale crollo di fiducia. Per il Belpaese, in particolare, a questo si aggiunge la pressione sui redditi e sulle capacit&agrave; di spesa delle famiglie, legata anche alle recenti manovre di politica economica e fiscale. Di contro lo scenario &egrave; ribaltato per i Paesi emergenti, Cina in testa, che a scala del commercio mondiale di mobili sono stati solo sfiorati dalle difficolt&agrave; indotte dalla crisi e sono sostenuti da una forte domanda interna. Per avere &ndash; almeno in Europa &ndash; i primi segnali di ripresa si dovr&agrave; attendere il 2013. Questo il quadro, in sintesi, che emerge dalla presentazione a Milano, lo scorso novembre, del <b>&ldquo;Rapporto di Previsione sul Settore dell&rsquo;Arredamento in Italia nel 2012-2013&rdquo;<\/b>, con i dati preconsuntivi per il 2011 e le previsioni per il 2012-2013 per il totale del settore del mobile e i diversi comparti (cucina,&nbsp;imbottiti, ambiente living, camere da letto, bagno, giardino e ufficio) e del <b>&ldquo;World Furniture Outlook 2012&rdquo;<\/b>, che contiene i dati analitici sull&rsquo;industria del mobile e previsioni sulla crescita della domanda di mobili nel 2012 in 70 Paesi di tutto il mondo (35 Paesi europei, 15 dell&rsquo;Asia e del Pacifico, 12 del Medio Oriente e dell&rsquo;Africa, 3 del Nord America e 5 del Sud America), entrambi curati dal <b>Csil<\/b> (Centre for Industrial Studies).<\/div>\n<div>&nbsp;<\/div>\n<div><b><font size=\"2\">Italia, consumi sotto pressione<\/font><\/b><\/div>\n<div>&nbsp;<\/div>\n<div>Il punto di partenza per la riflessione sviluppata dal seminario Csil &egrave; il quadro macroeconomico 2012-2013. Il rallentamento dell&rsquo;economia mondiale, legato anche alla crisi europea del debito pubblico&nbsp;e del sistema creditizio da un lato, l&rsquo;instabilit&agrave; politica ed economica di mercati chiave dall&rsquo;altro, solo in parte compensato dall&rsquo;incremento registrato dai Paesi emergenti, spostano al 2013 le previsioni di una possibile ripresa effettiva e disegnano un mercato articolato in tre macroaree: Asia e America latina a crescita sostenuta, Stati Uniti a crescita debole, Europa in indebolimento pi&ugrave; marcato a cominciare dall&rsquo;area Euro. A pagare il prezzo pi&ugrave; alto, ha ricordato <b>Angelo Tantazzi<\/b>, presidente di Prometeia (Associazione per le previsioni econometriche), sono le aree a pi&ugrave; vecchia industrializzazione. Considerando il gruppo dei Paesi G20, su una variazione annua percentuale media che passa dal +5,2 per cento del Pil nel 2010 al 3,8 atteso nel 2012 (previsioni 2013 al +4,6%), i Paesi sviluppati (Stati Uniti e area Euro) oscillano fra +2,9 per cento del 2010 e +1,5 del 2012 (+2,2% nel 2013); diverso l&rsquo;andamento per i Paesi emergenti (Cina inclusa), che partendo dall&rsquo;8,5 per cento del 2010 vivono un rallentamento stimato nel 2012 che porta a +6,7 per cento (+7,4% nel 2013).<\/div>\n<div>Parlando di <b>Italia<\/b>, in particolare, le previsioni Prometeia stimano un aumento del Pil fermo allo 0,6 per cento in termini reali a chiusura 2011, che si tradurr&agrave; in un calo dello 0,3 nel 2012, mentre nel 2013, anno in cui l&rsquo;Italia si &egrave; impegnata a raggiungere il pareggio di bilancio, il Pil torner&agrave; a presentare un tasso di crescita positivo dello 0,6 per cento. A comprimere le potenzialit&agrave; di ripresa del mercato &egrave; la stretta sui <b>consumi interni<\/b>, che continua a essere dovuta soprattutto alla pressione fiscale, alla contrazione di reddito disponibile e di potere d&rsquo;acquisto, e alla mancanza di sostegno al consumo delle famiglie. Per effetto della manovra economica varata ad agosto 2011 e delle successive correzioni, nel corso del 2012 i consumi continueranno a calare dello 0,2 per cento in termini reali, con uno stallo degli investimenti, mentre solo dal 2013 reddito e consumi torneranno a crescere (+0,5% a prezzi costanti). Un andamento che porta anche a un ridimensionamento delle importazioni ed esportazioni di prodotti. <b>Sara Colautti<\/b>, <span>responsabile studi previsionali&nbsp;di Csil, per il &ldquo;Rapporto di previsione sul settore dell&rsquo;arredamento in Italia nel 2012\/2013&rdquo;&nbsp;sul settore del mobile e i suoi comparti (mobili per la cucina, mobili imbottiti, mobili per la sala da pranzo e i soggiorni, mobili per le camere da letto, mobili per il bagno, mobili per il giardino e mobili per l&rsquo;ufficio), ha sottolineato come il 2011 abbia segnato un nuovo crollo del mercato italiano. Dopo la breve boccata di ossigeno del 2010 il consumo interno di mobili &egrave; infatti diminuito del 7,5 per cento in termini reali, e di pari passo &egrave; calato anche il clima di fiducia delle famiglie; un andamento che sar&agrave; sostanzialmente confermato anche per l&rsquo;anno in corso e per il 2013, in linea con le previsioni globali di andamento economico: nel 2012, conferma Csil, il mercato interno di mobili registrer&agrave; una nuova diminuzione pari al 3,6 per cento a prezzi costanti e solo nel 2013 si potr&agrave; avvistare un timido segnale di ripresa. Importazioni in calo anche per i mobili a pi&ugrave; basso valore unitario, mentre tengono le esportazioni seppure con un rallentamento: i principali mercati per il mobile italiano restano <b>Francia<\/b>, Germania, Regno Unito e Russia, Paesi che &ndash; salvo il Regno Unito &ndash; mostrano tassi di crescita positivi rispetto allo stesso periodo del 2010 e le attese per i dati definitivi 2011 indicano un aumento dell&rsquo;export del 2,3 per cento in termini reali, con una prospettiva positiva di crescita anche per l&rsquo;anno in corso, su una proporzione attuale che vede il 47 per cento dei mobili italiani destinato all&rsquo;estero contro il 53 del mercato interno. In calo anche la produzione di mobili, con una flessione del 4,7 per cento a prezzi costanti.<\/span><\/div>\n<div>&nbsp;<\/div>\n<div>&nbsp;<\/div>\n<div><b>Mercato mondiale a due velocit&agrave;<\/b><\/div>\n<div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>L&rsquo;area di Asia e Pacifico continua a dominare il mercato globale del mobile, Sud America e Medio Oriente tengono il passo. Europa Occidentale ancora in flessione. La conferma arriva dalle anticipazioni sul rapporto &ldquo;World Furniture Outlook 2012&rdquo; di Csil. Come ha illustrato Ugo Finzi, senior advisor di Csil, il consumo mondiale di mobili valutato a prezzi di produzione (escluso cio&egrave; il markup per la distribuzione) &egrave; pari a circa 370 miliardi di dollari Usa, con un grado di apertura dei mercati (cio&egrave; il rapporto fra importazioni e consumi) del 28 per cento.<\/p>\n<p>I Paesi che nel 2012 registreranno incrementi superiori al 3 per cento nella domanda di mobili sono <b>Cina<\/b> (+8%), Filippine (+4%), India (+7%), Indonesia (+4%), Kazakhstan (+4%), Malaysia (+5%), Thailandia (+4%) e Vietnam (+5%) per l&rsquo;area Asia e Pacifico, Argentina (+4%), Brasile (+4%), Cile (+5%) e Colombia (+5%) per il Sud America, l&rsquo;Algeria (+4%), l&rsquo;Arabia Saudita (+4%), il Bahrain (+4%), il Kuwait (+5%), il Qatar (+7%) e il Sud Africa (+4%) per il continente africano, la Russia (+4%).<\/p>\n<\/div>\n<div>I principali paesi importatori di mobili a scala globale sono invece Stati Uniti, Germania, Francia e Regno Unito. Proprio dagli <b>Stati Uniti<\/b>, epicentro della crisi economica, partono i primi segnali di ripresa per il commercio di mobili: dopo il crollo del 2008 e 2009 le importazioni degli Stati Uniti, fino al 2007 &nbsp;motore principale della crescita del commercio mondiale del settore, sono in ripresa nel 2010 e nel 2011. La Cina ha aumentato le sue esportazioni da circa 4 miliardi nel 2001 fino a una quota di circa 37 miliardi di dollari lo scorso anno; gli altri grandi esportatori di mobili sono <b>Italia<\/b>, Germania e Polonia. Sull&rsquo;andamento del commercio mondiale e sui risultati economici incide anche l&rsquo;aumento di capacit&agrave; produttive in corso nei Paesi emergenti, che in fase di stagnazione della domanda continua a determinare eccesso di offerta con conseguenze negative sulla redditivit&agrave; per i produttori. Finzi ha aggiunto inoltre che, per il commercio mondiale del mobile, in linea con il commercio mondiale di manufatti, &egrave; prevista una crescita molto modesta nel 2012, dopo la forte contrazione del 2009 e la ripresa del 2010 e del 2011. La domanda di mobili si presenta estremamente diversificata in base a sei macroaree considerate e segna le tappe di andamento della crisi economica mondiale: in primo piano la recessione dell&rsquo;<b>Europa Occidentale <\/b>e la crescita lenta del Nord America, a fronte di un incremento pi&ugrave; rapido nell&rsquo;Europa Centro-Orientale e in Russia e una crescita sostenuta (oltre il 3%) in Medio Oriente, Africa e Sud America. Si distinguono per crescita brillante dei consumi di mobili i Paesi di Asia e Pacifico, su un incremento complessivo mondiale di oltre il 3 per cento.<\/div>\n<div>&nbsp;<\/div>\n<div><b>Fra passato e futuro<br \/>\n<\/b><\/div>\n<div>Fra l&rsquo;esperienza delle grandi realt&agrave; produttive del mobile italiano e le future evoluzione del settore &egrave; di mezzo un profondo cambiamento della societ&agrave; italiana costantemente in atto. Su questo si &egrave; concentrato in particolare l&rsquo;intervento di <b>Massimo Florio<\/b>, coordinatore dell&rsquo;incontro e presidente del Comitato scientifico Csil, che con la sessione di lavoro &ldquo;Storia del Futuro, 1861-2001&rdquo; ha tracciato in nuce un percorso di crescita e sviluppo del mobile italiano fra evoluzione dello Stato unitario, societ&agrave; e mondo dell&rsquo;industria in 150 anni di storia. Al dibattito hanno preso parte <b>Giovanni Gervasoni<\/b>, dell&rsquo;azienda Gervasoni (collezioni di arredamento di design per indoor e outdoor) e <b>Peter Hefti<\/b>, Gruppo Molteni (comprende i marchi Molteni&amp;C, Dada, Unifor e Citterio per la produzione di tutte le tipologie di arredo escluso bagno e illuminazione), realt&agrave; storiche del mobile made in Italy. <b>Marinella Meschieri<\/b> di Fillea-Cgil ha sottolineato l&rsquo;esigenza di una politica industriale che supporti le imprese e le spinga all&rsquo;associazionismo e all&rsquo;aggregazione, in particolare per lo sviluppo di una forte competitivit&agrave; internazionale. <b>Mauro Mamoli<\/b>, presidente del Gruppo leader di Federmobili, ha rimarcato l&rsquo;importanza del ruolo di una federazione specializzata per stimolare l&rsquo;evoluzione delle imprese in senso di efficienza e capacit&agrave; gestionali innovative. Ma un segnale importante di attenzione &egrave; arrivato anche dalle istituzioni locali: nel corso di un breve indirizzo di saluto per conto dell&rsquo;assessore alle Politiche per il lavoro, sviluppo economico, universit&agrave; e ricerca del Comune di Milano Cristina Tajani, <b>Luca Stanzione<\/b> ha annunciato l&rsquo;impegno da parte del Comune di Milano ad avviare, da gennaio 2012, una serie di consultazioni con le organizzazioni di categoria, i sindacati e le universit&agrave;. Obiettivo, impostare un piano per lo sviluppo e ricomporre le filiere produttive, per guardare alla ricostruzione e al recupero della competitivit&agrave;.<\/div>\n<div>&nbsp;<\/div>\n<div>&nbsp;<\/div>\n<div><b>Evoluzione del Pil: variazioni annue percentuali a prezzi costanti<\/b><\/div>\n<div align=\"left\"><b><span>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; 2010&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; 2011&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; 2012&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; 2013<\/span><\/b><\/div>\n<div align=\"left\"><b>Paesi G20<span>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; 5.2%&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; 3.9%&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; 3.8%&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; 4.6%<\/span><\/b><\/div>\n<div align=\"left\"><b>Paesi Sviluppati G20<span>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; 2.9%&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; 1.5%&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; 1.5%&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; 2.2%<\/span><\/b><\/div>\n<div align=\"left\">di cui:<span>&nbsp;&nbsp;&nbsp; Stati Uniti&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; 3.0%&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; 1.7%&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; 1.8%&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; 2.5%<\/span><\/div>\n<div align=\"left\"><span>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Area Euro&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; 1.7%&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; 1.6%&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; 0.3%&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; 1.5%<\/span><\/div>\n<div align=\"left\"><b>Paesi Emergenti G20<span>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; 8.5%&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; 7.2%&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; 6.7%&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; 7.4%<\/span><\/b><\/div>\n<div align=\"left\">di cui:<span>&nbsp;&nbsp;&nbsp; Cina&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; 10.4%&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; 9.3%&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; 8.6%&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; 9.5%<\/span><\/div>\n<div align=\"left\">&nbsp;<\/div>\n<div><i>Fonte: Ocse, Briefing on the Economic Outlook for G20 economies, 31 Ottobre 2011. <\/i><\/div>\n<div><i>Note: Il termine G20 si riferisce al numero dei partecipanti alle riunioni: i 18 paesi sotto indicati pi&ugrave; Argentina (proiezioni non disponibili), pi&ugrave; un rappresentante dell&rsquo;Unione Europea.<br \/>\nI Paesi Sviluppati G20 includono: Stati Uniti, Giappone, Germania, Francia, Regno Unito, Italia, Spagna, Canada, Corea e Australia.<br \/>\nI Paesi Emergenti G20 includono: Cina, Brasile, India, Russia, Messico, Turchia, Indonesia, Sud Africa.<\/i><\/div>\n<div>&nbsp;<\/div>\n<div>&nbsp;<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>I rapporti economici curati dal Csil sul commercio mondiale di mobili e sulle previsioni di evoluzione del mercato italiano non lasciano spazio a dubbi: per uscire dalla crisi c&rsquo;&egrave; 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