
(Eco)Design: i numeri “milanesi” del sistema
Le lancette scorrono e si avvicina a grandi falcate il Salone del Mobile. Dal 21 al 26 aprile i padiglioni di Rho Fiera Milano torneranno a ospitare uno dei principali appuntamenti per il mondo dell’arredo e del progetto. Ma nel 2026, in una città già proiettata sotto i riflettori globali tra Olimpiadi e Paralimpiadi invernali, il tema che definisce la traiettoria del Salone non è solo la dimensione economica o la sua capacità di attrazione. È l’ecodesign. Non più parola chiave accessoria, ma asse strategico. Non più promessa, ma metrica. È questa la fotografia che emerge dalla seconda edizione dell’Annual Report (Eco) Sistema Design Milano, il progetto di ricerca promosso dal Salone del Mobile.Milano con il Dipartimento di Design del Politecnico di Milano, che misura su base dati l’impatto industriale, culturale e urbano della Manifestazione.
I NUMERI DELLA FILIERA
Dopo due anni di normalizzazione e un 2024 complesso, il 2025 del legno-arredo si chiude con un segnale che, pur prudente, è inequivocabile: crescita. Secondo i preconsuntivi del centro studi di FederlegnoArredo, il fatturato alla produzione raggiunge i 52,2 miliardi di euro, in aumento dell’1,3 per cento rispetto all’anno precedente. Non è una ripartenza strutturale, ma è una tenuta solida in un contesto macroeconomico ancora incerto.
A sostenere il risultato è soprattutto il mercato interno, che cresce dell’1,8 per cento toccando i 32,9 miliardi di euro. L’export, che rimane una componente strategica, si mantiene stabile a 19,3 miliardi, con un lieve più 0,4 per cento. La fotografia è quella di una filiera che non accelera, ma resiste, adattandosi a un contesto segnato da volatilità geopolitica, tensioni commerciali e nuove pressioni competitive.
Il macrosistema arredamento, cuore identitario del “made in Italy”, chiude a 27,7 miliardi di euro, sostanzialmente stabile. Le vendite sul mercato interno crescono del 2,1 per cento e compensano una leggera flessione delle esportazioni, che restano comunque sopra i 14 miliardi e rappresentano oltre la metà del valore complessivo del comparto. Il macrosistema legno, compreso il commercio, registra invece un incremento più marcato, arrivando a 24,5 miliardi di euro, con una ripresa delle esportazioni (più 3,8 per cento) e un mercato domestico in crescita dell’1,5 per cento.
La filiera legno-arredo – che nel 2024 contava 64.144 imprese e quasi 297mila addetti – sta attraversando – come abbiamo detto – una fase di normalizzazione dopo il picco post-pandemico. In questo contesto, la sostenibilità diventa leva competitiva. L’export rappresenta il 38 per cento del fatturato complessivo della filiera e supera il 52 per cento nel solo macrosistema arredamento. In un mercato internazionale segnato da tensioni geopolitiche e nuovi dazi, la capacità di integrare economia circolare, tracciabilità e riduzione dell’impatto ambientale è sempre più determinante per presidiare mercati maturi come Francia, Stati Uniti e Germania e intercettare nuove aree dinamiche come Emirati Arabi Uniti e Arabia Saudita. L’ecodesign, dunque, non è un’estetica. È una strategia industriale.
(ECO)DESIGN
Nel 2025 la sostenibilità non è stata una cornice narrativa ma una infrastruttura operativa. Il Salone ha confermato la certificazione ISO 20121 per la gestione sostenibile degli eventi, aderisce al “Global Compact” delle Nazioni Unite e ha rafforzato le proprie linee guida green per la progettazione e realizzazione di allestimenti sostenibili. Non si tratta solo di raccomandazioni: il sistema di gestione copre progettazione, realizzazione e dismissione degli spazi espositivi.
I numeri raccontano un’accelerazione concreta. Nel 2025 il consumo complessivo di energia elettrica è sceso a 1.959.588 kWh, con una quota di energia da fonti rinnovabili salita al 67 per cento, in crescita significativa rispetto agli anni precedenti. L’80 per cento dei “criteri ambientali minimi” direttamente controllabili è stato rispettato, mentre cresce la percentuale dei “cam” su cui il Salone esercita un’influenza lungo la filiera. Nessun infortunio registrato e zero “near miss” sugli allestimenti: anche la sicurezza entra nella dimensione Esg.
Il passaggio forse più significativo, però, è di natura sistemica. Durante l’edizione 2025 è stato firmato un accordo tra il Ministero dell’Ambiente e FederlegnoArredo che avvia il percorso verso un futuro regime di responsabilità estesa del produttore. Significa spostare il baricentro dalla sola produzione alla gestione dell’intero ciclo di vita del prodotto, includendo fine vita, recupero e circolarità dei materiali.
DESIGN E CULTURA: MDW
Accanto alla dimensione produttiva, l’Annual Report introduce nel 2025 un focus inedito sulla produzione culturale di design. Per la prima volta viene mappata l’infrastruttura culturale che sostiene il sistema Milano: 533 soggetti e luoghi attivi nella cultura del progetto, di cui 295 classificati come produttori principali e 238 come secondari.
La rete comprende 210 archivi (199 di progettisti e 11 d’impresa), 56 musei, 60 editori e riviste, 88 fondazioni e associazioni culturali, 37 scuole e università, 31 gallerie e spazi espositivi. Un sistema che sedimenta memoria, produce ricerca, diffonde conoscenza e costruisce identità.
Non è un dato marginale. Nel 2024 la cultura a Milano ha generato un giro d’affari pari a 542 milioni di euro. La produzione culturale di design contribuisce in modo diretto e indiretto a questa economia, intrecciando manifattura, creatività e attivismo culturale. Mostre, installazioni, talk, archivi digitali, case-museo e festival non sono eventi collaterali, ma componenti strutturali di un ecosistema che rende Milano riconoscibile nel mondo come Capitale del progetto.
E in questo contesto le manifestazioni fieristiche non possono che agire come catalizzatrici. Durante il Salone 2025, per esempio, sono state registrate 302.786 presenze da 160 Paesi e una quota di operatori esteri al 68 per cento, la manifestazione è una piattaforma commerciale ma anche un dispositivo culturale. Il programma culturale – dalle grandi installazioni ai forum internazionali – rafforza il dialogo tra industria e ricerca, tra progettazione e pensiero critico. Il design diventa linguaggio collettivo e non solo prodotto.

DESIGN E TERRITORIO
Ma quanto pesa il Salone su Milano e sulla Lombardia? Nel 2025 l’indotto economico generato dalla Manifestazione e dalla Design Week è stato stimato in 278 milioni di euro, in crescita rispetto al 2024. Durante la settimana del design sono stati registrati 412.500 pernottamenti nel Comune di Milano e 543.565 nell’area metropolitana, con incrementi rispettivamente del 19 per cento e del 23 per cento rispetto alla stessa settimana dell’anno precedente.
L’utilizzo della metropolitana ha raggiunto i livelli più alti dell’anno, con un più 39,6 per cento sulla media. La spesa digitale ha segnato un record annuale (più 18 per cento), mentre il palinsesto cittadino ha contato 1.667 eventi, in aumento del 25,7 per cento rispetto al 2024.
Milano cambia scala per una settimana. I flussi si ridistribuiscono, i quartieri si trasformano, la rete dei trasporti viene stressata ai massimi livelli. Il Report 2025 introduce anche l’analisi dei dati di rete mobile, grazie alla collaborazione con Fastweb e Vodafone, offrendo nuove chiavi di lettura sui comportamenti urbani, le co-visite tra distretti e la densità dei flussi.
Per l’edizione 2025 del report, l’osservazione sul campo – condotta dal Dipartimento di design del Politecnico di Milano – ha coinvolto 100 studenti in un’indagine etnografica partecipativa, integrando mappatura desk e raccolta dati in presenza. 1.093, le iniziative censite; 861, quelle osservate, pari al 51,6 per cento del totale degli eventi del palinsesto della Milano Design Week 2025 rilevato dal Comune di Milano.
Sul piano urbano, la ricerca restituisce l’immagine di una città che durante la Design Week si comporta come un palcoscenico espositivo diffuso, caratterizzato da forti concentrazioni e nuove gerarchie spaziali. Duomo e Brera emergono come poli assoluti del palinsesto, concentrando da soli il 53 per cento degli eventi osservati: 323 iniziative nel primo e 257 nel secondo, con densità che raggiungono rispettivamente 138 e 157 eventi per chilometro quadrato, a fronte di una media cittadina di sei eventi per chilometro quadrato. Una geografia sempre più polarizzata, capace di attrarre pubblico, brand e investimenti, ma che espone alcune aree a pressioni crescenti in termini di saturazione e intensità d’uso.
La distribuzione delle location conferma la natura ibrida della Milano Design Week, sospesa tra produzione culturale e offerta commerciale. Il 47 per cento degli eventi 2025 si è svolto in showroom e spazi commerciali, mentre il 37 per cento ha trovato sede in musei, fondazioni, gallerie, palazzi storici, università ed ex aree industriali. Accanto alle istituzioni di riferimento – come Triennale Milano e ADI Design Museum – assumono un ruolo sempre più centrale anche spazi riqualificati e attivi durante tutto l’anno, a conferma di un ecosistema che intreccia stabilmente rigenerazione urbana e progettualità culturale.
Un ulteriore elemento distintivo riguarda l’apertura straordinaria di luoghi normalmente non accessibili. Nel 2025, sono stati 257 gli eventi – il 33 per cento del totale osservato — che si sono svolti in studi professionali, palazzi storici e spazi ex-industriali aperti eccezionalmente al pubblico. Un dispositivo urbano che, anno dopo anno, rende visibili porzioni normalmente invisibili della città e rafforza il carattere esperienziale e rituale della Settimana del design.
IMPRESE E NUMERI “MILANESI”
Secondo le elaborazioni della Fondazione Symbola e dell’Istituto Tagliacarne su dati Istat–Asia, tra Milano e provincia operano 7.360 soggetti attivi nelle attività di design, tra società, imprese individuali, liberi professionisti e lavoratori autonomi specializzati. Un numero in aumento dell’8,4 per cento rispetto alla rilevazione precedente, che conferma la vitalità del comparto.
Le imprese di design specializzate – cioè società e ditte individuali – sono 2.333, il valore più alto mai registrato. E la crescita nel lungo periodo è significativa: dal 2009 a oggi il numero di imprese è aumentato del 70,5 per cento, segno di un rafforzamento progressivo del tessuto imprenditoriale legato al progetto.
La nuova classificazione Ateco 2025 consente di osservare con maggiore precisione anche la distribuzione territoriale del settore. Su 2.556 imprese geolocalizzate, circa il 74 per cento ha sede nel Comune di Milano, mentre il restante 26 per cento è distribuito nell’area metropolitana. La concentrazione è particolarmente elevata nel centro storico e nell’anello urbano intermedio, confermando Milano come principale polo del design italiano: qui opera un’impresa su due del design lombardo e una su sette di quello nazionale.
Accanto alle imprese consolidate cresce anche la componente più innovativa. A Milano si contano 34 start-up e PMI innovative del design, pari a oltre il 70 per cento del totale lombardo e a circa un quarto di quelle italiane, anche se rappresentano ancora solo l’1 per cento delle start-up attive in città. A sostenere questo ecosistema contribuisce anche una filiera formativa composta da 42 istituzioni tra università, scuole di design e istituti Afam, frequentate da oltre 17mila studenti, che alimentano ogni anno il bacino di competenze del settore.
federlegnoarredo.it
salonemilano.it



