Ima Schelling: “Le vecchie ricette non funzionano più”

01/06/2026

Ima Schelling è un marchio che non ha bisogno di presentazioni: stiamo parlando di quella che in molti definiscono “la Rolls Royce delle tecnologie per l’industria del mobile”. Ci sarebbe davvero tantissimo da dire e da raccontare sulle scelte tecnologiche del marchio tedesco, così come ci sarebbe moltissimo da raccontare sulla storica presenza del marchio in Italia, grazie agli uffici di Busto Arsizio e alla sede più Zola Predosa, nei pressi di Bologna. Spazi e persone che proprio negli ultimi mesi sono stati oggetto di nuovi investimenti e di nuove scelte… ma di questo parleremo in uno dei prossimi numeri di Xylon.

Oggi concentriamo la nostra attenzione sulle domande che abbiamo posto a Maximilian Lehner, CEO di IMA Schelling, dalle quali emerge un racconto estremamente interessante e che, lo ribadiamo, avremo presto modo di approfondire ulteriormente con il team italiano.

Dottor Lehner, come vanno gli ordini e il fatturato in Ima Schelling? E in Italia?
“Il contesto generale di mercato rimane difficile e non abbiamo segnali di una ripresa a breve termine. Questa è la realtà con cui ci confrontiamo non solo noi, ma l’intero settore della lavorazione del legno: i clienti sono più selettivi e la volontà di giustificare ogni euro speso è sicuramente maggiore rispetto a due anni fa. In questo contesto le aziende che continuano a investire sono quelle con un piano strategico ben definito ed è proprio questo il “tipo” di clienti con cui vogliamo collaborare.
Venendo all’Italia devo dirle che è sempre stato uno dei nostri mercati chiave e se guardiamo a ciò che abbiamo costruito con alcuni dei nostri clienti negli ultimi anni, grazie soprattutto a piani di investimento continuativi, diventa molto chiaro che non stiamo parlando solo di rapporti di fornitura, ma di vere e proprie partnership basate sulla fiducia e che crescono nel tempo”.

C’è una particolare attenzione ai clienti “made in Italy”? Dalla collaborazione con le imprese italiane, almeno le più significative, sono arrivati stimoli che vi hanno permesso di mettere a punto tecnologie e/o processi diversi?
“I produttori italiani di mobili, in particolare nei settori cucina e bagno, sono tra i clienti più esigenti a livello globale. Combinano elevati volumi di produzione con una complessità di prodotto e standard qualitativi eccezionali, oltre a un alto grado di personalizzazione. Questa combinazione impone a noi produttori di pensare in modo diverso.
Il nostro sistema “Smart Feedback”, che abbiamo presentato recentemente, ne è un perfetto esempio: stiamo parlando di una soluzione standardizzata di ritorno e impilamento dedicato alle nostre bordatrici della serie “Novimat”, sviluppata in collaborazione con la nostra recente acquisizione Carmet Automazioni. Ebbene: esiste solo perché i clienti italiani ci hanno spinto verso soluzioni di sistema che fossero al contempo complete e disponibile a un prezzo competitivo.
Ma il vero elemento che considero distintivo solo il software e l’automazione intelligente: Carmet e Sirio ci hanno portato una competenza eccezionale in materia di automazione e controllo di linea, offrendoci un chiaro vantaggio soprattutto in ambienti di produzione complessi. La combinazione con la nostra piattaforma software “aimi”, di cui sono dotate praticamente tutte le nostre macchine, consente una interfaccia fra le macchine e con l’operatore estremamente efficace, in grado di generare e gestire flussi di dati coerenti che non richiedono più “adattamenti” tra le singole macchine. La nostra piattaforma esperienziale “Zimba” trasforma questi dati in qualcosa di effettivamente molto utile e comodo per un responsabile di stabilimento e per quei clienti che gestiscono più linee di produzione in più sedi, una configurazione che vale sicuramente più di una maggiore velocità delle macchine operatrici”.

Il mercato italiano è indubbiamente sfidante, se non altro per l’importanza della offerta nazionale: che cosa può offrire Ima Schelling per essere più “attrattiva”?
“Abbiamo spostato la nostra attenzione dalla semplice vendita di macchine alla proposta di un risultato produttivo. Oggi i produttori italiani non acquistano una sezionatrice, ma 250 cucine al giorno prodotte con una elevata flessibilità produttiva e la massima operatività delle macchine. Questo approccio cambia sia il modo in cui si progettano i sistemi che il tipo di supporto che offriamo al cliente. Ciò che offriamo con i nostri marchi, a differenza della maggior parte dei concorrenti, è una vera e propria gestione end-to-end del processo per soluzioni personalizzate; la nostra capacità di gestire l’intera catena tecnologica, dallo stoccaggio dei pannelli al taglio, bordatura, foratura, trasporto e fine linea, ci consente di realizzare un perfetto ecosistema integrato”.

Quale strategia vi ha guidato nel nostro mercato in passato e quali potrebbero essere i pilastri su cui costruire il futuro? E quali le motivazioni che vi hanno portato ad acquisire le due aziende italiane Sirio e Carmet?
“Sia Sirio che Carmet vantavano già rapporti di lunga data con IMA Schelling ed è proprio per questo che entrambe le acquisizioni ci sono sembrate strategiche. Conoscevamo le loro capacità e loro erano a conoscenza della nostra strategia: integrando entrambe le aziende nel nostro gruppo abbiamo arricchito il nostro portfolio con la loro esperienza nell’automazione.
E i risultati sono già evidenti in alcuni nuovi prodotti: “Smart Feedback” non esisterebbe senza l’esperienza di Carmet nell’automazione.
Da parte nostra siamo impegnati e continueremo a impegnarci per preservare lo spirito imprenditoriale di entrambe le aziende, consentendo decisioni rapide e un rapporto stretto con i clienti. Senza dimenticare che grazie alla nostra organizzazione di assistenza presente nel vostro Paese da decenni abbiamo consolidato una presenza molto forte sul mercato italiano”.

Diamo uno sguardo al passato: la “fusione di fatto” fra Ima e Schelling quali vantaggi ha portato? Quali nuovi scenari si sono aperti?
“Prima della fusione, avvenuta oramai undici anni fa, entrambe le aziende erano già molto forti nei rispettivi settori: Schelling deteneva una posizione di leadership di mercato nei sistemi di dimensionamento e taglio di precisione dei pannelli; IMA proponeva una tecnologia all’avanguardia nella bordatura, nella foratura e in tutte le lavorazioni accessore.
La fusione ha creato qualcosa che nessuna delle due avrebbe potuto costruire da sola: un partner unico e affidabile per l’intero processo di produzione. Questo ha permesso a clienti che in precedenza dovevano valutare e gestire rapporti con più fornitori di collaborare con un unico partner. Questa semplificazione crea un reale valore economico in termini di gestione dei progetti, di qualità dell’integrazione e di assistenza nel lungo termine.
Abbiamo inoltre potuto generare nuovi percorsi di ricerca e sviluppo grazie ai quali definire una gamma di soluzione “scalabile”, un risultato che nessuna delle due aziende avrebbe potuto raggiungere individualmente. Lo sviluppo di una nuova piattaforma di controllo macchine o di un’infrastruttura di servizi digitali richiede investimenti costanti, che oggi sono per noi più facili da realizzare grazie alle dimensioni combinate delle due aziende”.

E che cosa ha significato a livello di proposta tecnologica?
“Il cambiamento più evidente è stato l’arricchimento delle soluzioni presenti nel nostro catalogo: oggi possiamo progettare e realizzare una linea dalla sezionatura fino allo stoccaggio di elementi semilavorati, con concetti hardware che condividono una filosofia comune e un livello di software standardizzato, sapendo inoltre di poter offrire un team di assistenza capace di intervenire efficacemente sull’intera catena di processo.
Ma l’elemento forse più importante è stato l’approccio del tutto nuovo a livello di ingegneria di processo: quando si ragiona in termini di “ciclo di produzione”, di una linea completa che comprende più lavorazioni, non ci si concentra esclusivamente sulla massima ottimizzazione della singola macchina, ma si ricerca il flusso produttivo migliore, più efficace, le tempistiche ideali per quel dato sistema produttivo. Tutti elementi che si condensano in uno scenario ben definito: una soluzione migliore per i nostri clienti.
Le linee a “lotto uno” che abbiamo recentemente realizzato per un’importante azienda italiana che produce di mobili da bagno non sarebbero state così efficaci ed efficienti senza il livello di integrazione fra linguaggi, macchine e scelte a cui la completezza del nostro catalogo oggi ci permette di dare vita”.

A proposito di tecnologia: siamo indubbiamente in una stagione “matura”, dove è davvero difficile proporre soluzioni rivoluzionarie. Quali saranno, a vostro avviso, gli spazi per dire qualcosa di nuovo nel prossimo futuro?
“L’hardware delle tecnologie per il mobile è indubbiamente maturo e il prossimo vantaggio competitivo non è certo da ricercare in questo ambito, ma piuttosto in altri tre scenari: il software che gestisce l’intero sistema, i dati generati da questi sistemi e un modello di servizio che ottimizzi i tempi di attività durante l’intero ciclo di vita della produzione.
Un’azienda che sviluppa le migliori capacità per trasformare i dati di produzione in informazioni utili avrà un vantaggio che non può essere replicato semplicemente abbassando i prezzi delle macchine. La produzione a “lotto uno” su larga scala è un altro tema molto interessante: l’industria ha già affrontato e risolto questo problema su piccola scala oramai molti anni fa, ma risolverlo su 90mila unità all’anno, garantendo la piena flessibilità e costi competitivi, rimane la vera sfida ingegneristica per la maggior parte dei produttori. Ed è proprio in questa posizione che ci stiamo posizionando sul mercato”.

Ultima domanda: avete progetti per ulteriori “aperture” nei confronti di altre aziende?
“Non mi piace parlare di processi in corso, ma diciamo che la nostra strategia di acquisizione non si basa sulle dimensioni, ma sulla possibilità di colmare lacune in termini di competenza. Sirio e Carmet hanno significato questo per noi, dandoci la capacità di offrire un processo completo end-to-end. Qualsiasi mossa futura seguirà la stessa logica, in piena sinergia con i nostri piani di espansione internazionale e sempre con profondo rispetto per l’eredità di queste aziende”.

A cura di Luca Rossetti

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