Design Economy: i numeri del settore

16/07/2026

Fondazione Symbola, Deloitte Private, POLI.design, ADI Associazione per il Disegno Industriale – in collaborazione con CUID, Interni Magazine, AIAP e AIPI, AlmaLaurea Centro Studi delle Camere di Commercio Guglielmo Tagliacarne, ADI Design Museum, Circolo del Design, con il patrocinio del ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale e del ministero delle Imprese e del Made in Italy – hanno presentato lo scorso aprile i risultati del rapporto “Design Economy 2026”, ricerca che da oramai qualche anno si pone l’obiettivo di accrescere la consapevolezza del valore del design per la competitività del sistema produttivo nazionale.

Il comparto del design in Europa conta circa 295mila imprese, con un fatturato complessivo di 31 miliardi di euro (più 3,2 per cento rispetto al 2023 e più 23,8 per cento nel triennio); anche l’occupazione mostra un andamento positivo, con oltre 356mila addetti (più 4,8 per cento su base annua e più 16,1 per cento nel triennio).

Analizzando le performance dei singoli Paesi per personale impiegato nel settore, l’Italia conferma la propria posizione di leadership. Nel 2024 si consolida infatti il primato del nostro Paese per numero di addetti in ambito UE (54mila, il 21,5 per cento del totale europeo), collocandosi prima di Francia (14,9 per cento) e Germania (14 per cento). Completano il quadro Paesi Bassi e Polonia, rispettivamente al quarto e quinto posto, con quote pari al 9,1 e all’8,5 per cento.

Analogamente a quanto osservato per gli addetti, anche il valore economico generato dal design risulta fortemente concentrato nei Paesi caratterizzati da economie industriali più avanzate. Oltre la metà (51 per cento) del fatturato dell’industria europea del design si concentra infatti in tre soli Paesi: Italia (20 per cento della ricchezza comunitaria prodotta), Germania (17,6 per cento) e Francia (13,4). Allargando anche a Paesi Bassi (11,8 per cento) e Svezia (6,8) si sfiora il 70 per cento del totale.

L’ITALIA

Il settore del design in Italia conta 54mila operatori tra imprese, liberi professionisti e autonomi che hanno generato un valore aggiunto pari a quattro miliardi con 76 mila addetti. Per delineare un quadro del valore economico del design a livello territoriale si può far riferimento alle stime realizzate su dati Istat e relative al 2024: i dati confermano ancora una volta l’elevata concentrazione delle attività legate al design in Lombardia, da cui deriva il 33,4 per cento del valore aggiunto complessivo del comparto e il 28,7 per cento all’occupazione complessiva. Segue la ricchezza prodotta dall’Emilia Romagna (con una quota di valore aggiunto pari al 13,3 per cento del totale nazionale), dal Veneto (10,9) e dal Piemonte (10,3 per cento).

Per quanto riguarda la dinamica di crescita nel corso dell’ultimo anno le regioni che hanno registrato gli incrementi più significativi del valore aggiunto sono Molise (più 2,9 per cento), Marche (più 2,2 per cento) e Lombardia (più 2,1).

Milano conferma la propria leadership, con oltre 7.300 imprese attive. Seguono Roma, Torino, Firenze, Bologna e Brescia: insieme, queste sei province concentrano oltre un terzo delle imprese di design italiane.

In termini di valore creato le imprese milanesi generano da sole il 19 per cento della ricchezza prodotta dal settore a livello nazionale; seguono Torino (6,8) e Roma (5,3), mentre Bologna si colloca quarta con una quota del 3,6 per cento. In termini dinamici, a registrare le crescite più significative sono le province sarde di Nuoro (più 4,5 per cento) e Oristano (+più 4,2 per cento) e le province di Ragusa (più 3,7 per cento), Catanzaro (più 3,4 per cento) e Campobasso (più 3,1 per cento). Si tratta di territori in cui il design registra valori assoluti modesti ma dove le attività produttive legate alla cultura e creatività stanno registrando una forte ripresa. Per quanto riguarda l’occupazione, invece, le province che registrano gli aumenti più significativi sono Ferrara (più 6,4 per cento), Belluno (più 6,3), Messina (più 5,7), Forlì-Cesena (più 5,5) e Teramo (più 5,3 per cento) trainati dalla produzione di macchinari e di abbigliamento e accessori moda.

In termini di specializzazione, coerentemente con quanto emerso a livello regionale, si segnala il valore aggiunto prodotto nella provincia di Fermo, dove lo 0,64 per cento della ricchezza complessivamente prodotta nel territorio deriva proprio dal design; seguono Como (0,47 per cento), Novara (0,43 per cento), Reggio Emilia (0,42 per cento) e Modena (0,37 per cento). Le considerazioni formulate per la ricchezza prodotta si possono estendere anche al versante occupazionale. Al primato di Milano (14,3 per cento degli addetti nazionali del design) seguono Torino (con una quota del 6,9 per cento), Roma (5,2 per cento) e Bologna (3,7 per cento).

Sempre in termini di specializzazione (progettisti sul totale dell’occupazione provinciale) si segnalano, ancora una volta e per le stesse motivazioni, le province di Fermo (0,85 per cento) e Como (0,73 per cento), seguite da quelle di Novara (0,64 per cento), Modena (0,58 per cento) e Reggio Emilia (0,54 per cento).

Un dato importante che emerge dal report è che il 56,2 per cento delle organizzazioni di design sta valutando l’adozione di strategie mirate a sostenere la propria crescita. Nello specifico prevalgono, soprattutto tra le microimprese, le scelte legate al rafforzamento della cooperazione, attraverso la possibilità di avere un partner economico (20,8 per cento), di associarsi con altri professionisti (19,2 per cento) o di creare/aderire a reti d’impresa (13,8 per cento).

“La leadership italiana nel design – ha commnetato Ermete Realacci, presidente della Fondazione Symbola – conferma il proprio ruolo importante come infrastruttura immateriale del “made in Italy”, come dimostra il Salone del Mobile di Milano, ed è protagonista nella sfida della sostenibilità. Nel pieno di una transizione verde e digitale il design è chiamato nuovamente a dare forma, senso e bellezza al futuro. Il design è strategico anche per sviluppare una nuova generazione di prodotti che nel segno della bellezza rispondano ai dettami dell’economia circolare: efficienza, minore impiego di materia ed energia, riciclabilità, riutilizzabilità. Un design di stampo umanistico aiuta anche ad addomesticare l’intelligenza artificiale. Perché, come è scritto sul Manifesto di Assisi, “affrontare con coraggio la crisi climatica non è solo necessario ma rappresenta una grande occasione per rendere la nostra economia e la nostra società più a misura d’uomo e per questo più capaci di futuro”.

“La trasformazione digitale, e nello specifico l’introduzione dell’intelligenza artificiale – ha aggiunto Ernesto Lanzillo, partner e leader di Deloitte Private in Italia – rappresenta per tutto il settore del design una priorità per lo sviluppo e la crescita sostenibile. Per massimizzare l’impatto però è fondamentale riprogettare processi e modelli operativi sulla base dell’IA, assicurando che il contributo umano sia valorizzato e non automatizzato. Le giuste competenze e l’utilizzo appropriato di queste soluzioni da parte degli operatori del design può tradursi in un’accelerazione che permetta di potenziare l’efficienza, ridurre i costi aziendali e ottimizzare le risorse. Integrare l’IA nel cuore delle organizzazioni è una sfida per tutto il settore, che non può prescindere dalla capacità di mettere in relazione strumenti tecnologici ed esigenze manageriali tipiche del “made in Italy”, al fine di creare connessioni operative e strategiche con cui guidare il cambiamento”.

“Anche quest’edizione del rapporto conferma la capacità attrattiva della Lombardia, e di Milano in particolare, per gli studenti di design italiani e internazionali. Allo stesso tempo, si registra una crescita significativa degli iscritti al Centro e al Sud, spesso in connessione con le specializzazioni produttive locali e territoriali. È importante notare come questi dati incoraggianti sulla formazione procedano in parallelo con quelli occupazionali: il design resta un settore in salute e si osserva una sostanziale coerenza tra la natura degli studi e la tipologia di lavoro svolto”, ha commentato Cabirio Cautela, consigliere d’amministrazione POLI.design (Politecnico di Milano). “Il rapporto sottolinea, inoltre, la posizione ormai consolidata dell’AI, vera e propria infrastruttura di lavoro utilizzata quotidianamente da progettisti e organizzazioni. L’AI generativa è percepita come un acceleratore di processi, più che come un agente creativo, ruolo in cui l’essere umano resta centrale”.

“I dati del rapporto Design Economy 2026 – ha aggiunto Luciano Galimberti, presidente ADI – confermano la solidità e la centralità di un settore che non solo genera valore economico e occupazione qualificata, ma contribuisce in modo determinante alla costruzione dell’identità del Made in Italy nel mondo. Infrastruttura culturale prima ancora che economica: uno strumento critico capace di orientare l’innovazione e dare forma ai processi produttivi. I dati restituiscono l’immagine di un sistema maturo, in cui Milano agisce da nodo propulsivo ma all’interno di una rete sempre più diffusa. In questo contesto, la sfida è governare le trasformazioni, tecnologiche e sociali, riaffermando il ruolo del progetto come pratica consapevole, responsabile e profondamente umanistica”.

Parlando di formazione nell’ambito del design c’è da segnalare la crescita sia del numero di corsi che di istituti “coinvolti”: complessivamente, nell’anno accademico 2024/2025, in Italia si contano 100 istituti attivi e 369 corsi di studio (più 5 per cento). La Lombardia, e Milano in particolare, si confermano come il principale hub del design italiano, concentrando il 28,7 per cento degli iscritti universitari e il 36,5 per cento di quelli AFAM (Alta formazione artistica, musicale e coreutica), oltre ad attrarre il 61,9 per cento degli studenti internazionali. Accanto a questa concentrazione si registra una crescita significativa nel Centro e nel Sud del Paese, con incrementi degli iscritti rispettivamente del 18,5 e del 19,2 per cento, a vantaggio di un progressivo riequilibrio e di una diffusione più ampia delle competenze, spesso in connessione con le specializzazioni produttive locali. Gli esiti occupazionali confermano il design come leva ad alto rendimento con elevati livelli di occupazione (92,4 per cento è il tasso di occupati dei laureati magistrali in design a cinque anni dal conseguimento del titolo, superiore alla media nazionale pari al 89,7 per cento) e coerenza tra studi e lavoro.

L’INTELLIGENZA ARTIFICIALE

La scelta di fare un focus sull’intelligenza artificiale generativa (in inglese “Generative Artificial Intelligence”, in breve “GenAI”) si basa su diverse ragioni tra loro connesse, tra cui la diffusione allargata della tecnologia a diverse generazioni che “fanno design”, la proliferazione di diverse piattaforme corredate da LLM (Large Language Model) tra loro simili ma differenti nelle logiche di addestramento e di produzione di output, l’accelerazione attesa nella maturità e consapevolezza nell’uso di talune piattaforme e, non ultimo, l’obiettivo di un più ricco approfondimento tematico rispetto all’edizione del 2024.

In linea generale il livello di preparazione rispetto alla GenAI si concentra prevalentemente su valori medi: il 52,4 per cento degli operatori del design partecipanti all’indagine dichiara un livello “medio”, configurando una diffusione ampia ma non ancora pienamente consolidata delle competenze. Il livello “alto” è indicato dal 35,4% per cento delle organizzazioni contro il 13,8 per cento dei progettisti, evidenziando un vantaggio relativo delle strutture organizzate in termini di maturità tecnologica.

Per un quinto dei rispondenti il livello di preparazione rimane ancora “basso” mentre solo il 6,2 per cento dichiara una preparazione minima. Le competenze maggiormente indicate dal campione, nella sua totalità, riguardano il “prompt design & strategy” (65 per cento), la conoscenza di “aspetti etici legati al copyright” (52,4 per cento), il “visual & content editing” (42,7 per cento) e le competenze in chiave di “progettazione sostenibile” (quasi il 40 per cento), seguita con un minimo divario dalla “prototipazione rapida condotta con strumenti ibridi” (39 per cento). Il 94 per cento dei progettisti e delle organizzazioni hanno consolidato le proprie competenze nell’utilizzo dell’AI generativa negli ultimi due anni.

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