Conlegno: l’entusiasmo di creare competenze!

16/07/2026

Come presentare Sebastiano Cerullo e questa chiacchierata che abbiamo avuto il piacere di fare con lui? E cosa raccontare di Conlegno, la struttura, il consorzio che ha gestito ancora prima che nascesse e attraverso il quale ha creato una relazione fortissima con centinaia di aziende del settore, da nord a sud, da ovest a est, soprattutto di quella parte della filiera più vicina alle sue radici. Le radici di Cerullo, innanzitutto, laureato in Scienze forestali che, dopo una esperienza come ricercatore al CNR-Consiglio nazionale delle ricerche, sbarca in FederlegnoArredo, di cui sarà anche direttore generale dal 2017 al 2022. Una storia che si interrompe bruscamente ma che non allontana Cerullo dalle sue radici, come dicevamo, che sono anche le radici di Conlegno, realtà che ha in qualche modo tenuto a battesimo e di cui resta il segretario generale, dedicandovi tutte le proprie energie.

E le radici anche della filiera, che in fondo si dibatte e si dibatterà sempre fra due anime che difficilmente riescono a condividere ogni scelta, l’una più vicina al mondo del legno “materia prima”, fatto di boschi, foreste, energie rinnovabili, prime lavorazioni, l’altra assurta nell’empireo della bellezza, dello stile, dell’ingegno, della creatività di mobili e arredi che hanno fatto dell’Italia un esempio nel mondo.

Ma torniamo a Conlegno, che è il fulcro della storia che proviamo a raccontarvi in queste pagine: il fatto che Sebastiano Cerullo vi si possa dedicare anima e corpo apre indubbiamente una stagione nuova che lo consacrano come apprezzatissima “centrale di servizi”, al centro di una miriade di attività che pensare di raccontare fa tremare i polsi… e se non ci credete fate un salto nel nuovissimo sito di Conlegno (www.conlegno.eu), nella pagina “La nostra storia”…

“Le radici, giusto per restare in tema, sono molto profonde”, ci racconta Sebastiano Cerullo. “Nasciamo nel 1998 con il consorzio Qualipal Italia: ero appena arrivato nel mondo dell’associazionismo fra imprese per gestire il marchio Epal, che segnava un nuovo capitolo in quella complessa stagione per il pallet, al centro di un mondo caratterizzato dalla crescente globalizzazione degli scambi. Epal segnò la nascita di una sorta di moneta unica internazionale, un solo formato standard e caratteristiche molto precise per qualsiasi destinazione o provenienza. Devo dire che ancora oggi Conlegno, pur avendo scelto di camminare in molte altre direzioni, ha proprio nel mondo dell’imballaggio una parte importante della propria attività.

Qualche anno dopo creammo il comitato tecnico FitOk e l’omologo marchio – che ancora oggi gestiamo su delega del Ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali –certifica la conformità degli imballaggi in legno allo standard internazionale ISPM-15/FAO in tema di trattamenti fitosanitari, assicurando la sicurezza e la libera circolazione degli imballaggi in oltre 180 Paesi nel mondo. Fu un passaggio importante per le imprese, perché permise di trasferire la competenza in questa materia dalle regioni, che troppo spesso agivano in ordine sparso, generando situazioni “confuse”, a una realtà in grado di armonizzare la situazione. Il risultato fu che nel giro di qualche anno le 150 aziende coinvolte delle attività Epal diventarono più di 1.500…”.

… il primo dei capitoli di una lunga storia…

“Proprio così! E mi fa piacere ricordare quelle che a mio avviso sono state le tappe più significative: penso al 2010, quando intuimmo la crescente importanza delle EUTR (European Union Timber Regulation, Regolamento UE 995/2010, ndr), la normativa europea che vieta l’immissione sul mercato di legno e prodotti derivati di origine illegale. Nel giro di tre anni, e grazie alla collaborazione con altre realtà, Conlegno diventò il primo organismo di controllo riconosciuto a livello europeo, offrendo uno strumento molto apprezzato dalle aziende, dai colossi del mondo dell’arredo ai commercianti di legname.

Fu in quegli stessi anni, se non ricordo male, che iniziammo a interessarci di legno strutturale, ottenendo il riconoscimento ETA European Technical Approvement per le travi di castagno, che fino a quel momento non erano oggetto di alcuna certificazione. Portammo avanti iniziative analoghe per gli assortimenti di travi “Uso Fiume e Trieste” di abete e larice, un benestare europeo che ci vide fare fronte comune con alcune imprese austriache, e per le perline strutturali.

Sempre in tema di legno strutturale un altro passo importante fu, nel 2015, la creazione della certificazione SALE Sistema affidabilità legno: finalmente esisteva un documento che rassicurava gli istituti bancari, fino a quel momento piuttosto “restii”, per non dire contrari, a concedere un mutuo a chi voleva abitare in una casa in legno. Fu un cambiamento che non esito a definire epocale e che ebbe importanti riflessi sulle successive fortune dell’edilizia in legno”.

Dottor Cerullo, ci sembra di capire che la chiave di volta del vostro lavoro sia risolvere problemi concreti…

“Esattamente. Conlegno non ha scopo di lucro ed è espressione delle associazioni che hanno voluto e che oggi sostengono questo consorzio: Confartigianato, Cna, Confapi, Filiera legno… realtà a carattere nazionale che amplificano il nostro messaggio e al tempo stesso rappresentano un bacino di utenti fondamentale. Vede, come dice l’articolo 2 del nostro statuto “lo scopo generale del consorzio è favorire ed implementare i molteplici utilizzi del legno e del sughero e di altri prodotti agricoli e forestali e promuovere la qualità delle imprese del comparto legno e comparti affini”. Noi lo facciamo ogni giorno partendo dall’ascolto delle aziende, senza calare le cose dall’alto ma rispondendo alle esigenze che raccogliamo dai territori, sapendo molto bene che i nostri interlocutori sono, nella stragrande maggioranza dei casi, realtà di piccola e media dimensione estremamente “concrete”, per le quali siamo diventati un riferimento importante.
Non solo: abbiamo scelto di dotarci di uno statuto molto “preciso” e di un comitato di garanzia fatto da docenti universitari e legali di chiara fama che vigilano affinchè le regole siano chiare per tutti.
Oggi ci sono 28 persone nei nostri uffici e tutte hanno una priorità: aiutare le aziende a superare quelle “difficoltà” che si possono incontrare nella applicazione di nuove norme o nella burocrazia: penso alle oltre 400 aziende certificate secondo i protocolli Pefc e Fsc o all’impegno che ci spinge a essere costantemente sul territorio per parlare non solo dei nostri servizi, ma delle urgenze che questo settore ­– in veloce e continua trasformazione – impone: per noi “ascolto, dialogo e territorio è un mantra da applicare ogni giorno”. E lo facciamo con una attenzione forte e particolare alle peculiarità e le consuetudini della regione o della zona in cui ci troviamo: in tempi recenti, per fare un esempio a lei e ai lettori di Xylon, abbiamo avuto conferma che in Sicilia è più utile parlare di edilizia in legno, perché in questa regione, come in altre, sta vivendo un autentico boom!
Solo per fare un esempio di cosa vuol dire conoscere le imprese ed andare sul terriorio: in occasione dell’ultima assemblea di Conlegno fra aziende in presenza o che hanno delegato siamo arrivati a più di 800 imprese, un vero e proprio record per il settore legno. Nessuna associazione/ente italiano in Italia è in grado di fare un risultato del genere”. 

“In tutti questi anni – riprende il segretario generale di Conlegno – abbiamo incontrato centinaia e centinaia di imprese gestite da persone splendide, che si trovano a fare i conti con una normazione sempre più complessa e sentono forte la necessità di potersi rivolgere a esperti competenti, preparati. Non solo: molte di queste aziende stanno vivendo passaggi generazionali che le portano a intraprendere nuove strade lungo le quali poter disporre di una visione a 360 gradi, come quella che Conlegno può offrire loro, diventa particolarmente prezioso.
Siamo competenti e – me lo lasci dire – forse questa è la nostra forza maggiore, che comunichiamo purtroppo male. E possiamo offrire così tanti servizi perchè ogni nostra attività, ciascuna delle tante iniziative che portiamo avanti è affidata a persone estremamente capaci, molto spesso i veri “numeri uno” a livello nazionale e anche europeo. È questa competenza che ci viene riconosciuta e che ci ha spianato la strada: sappiamo tutti quanto il “sapere” nel mondo del legno sia sempre più ridotto; fortunatamente scelte e opportunità ci hanno permesso di concentrare in Conlegno chi ancora ne sa creando, di fatto, delle “scuole” in cui questo sapere non solo viene raccolto, ma vissuto e diffuso.
Quest’anno abbiamo lanciato il software “PalVision” per la progettazione di pallet di qualsiasi tipo, e non dimentichi che ne esistono oltre 250 diversi, calcolandone le portate, requisiti che saranno indispensabili alla luce delle nuove norme che entreranno presto in vigore. Sempre in termini di imballaggio stiamo lanciando il marchio QRM Quarantine Risk Management, perché non basta che il pallet sia certificato FitOk, ma si devono conoscere tutti i potenziali rischi che durante un trasporto si possono incontrare.
Stiamo lavorando molto bene sul fronte della sostenibilità e siamo oggi in grado di certificare il “carbon footprint” di ogni pallet, in modo che chi lo acquista possa sapere esattamente qual è il suo “peso” in termini ambientali; al tempo stesso ci siamo attivati con Lega Ambiente per definire come compensare questi debiti ambientali.
Non trascuriamo il tema della formazione, attraverso corsi specialistici sull’imballaggio industriale, il pallet, aspetti fitosanitari, la preparazione dei direttori tecnici di produzione o dei carpentieri. Inoltre il 12 agosto 2026 entrerà in vigore il nuovo Regolamento 2025/40 detto “PPWR” sugli imballaggi e rifiuti da imballaggi per abbiamo messo in piedi una task force che in meno di 20 giorni sta gestendo oltre 150 imprese”.

Tanta roba, come si dice oggi…

“Davvero e potrei parlarne di molte altre cose, della nostra rivista “Legno 4.0”, degli eventi che organizziamo (nelle pagine seguenti parliamo proprio di uno di questi “grandi eventi” dedicati all’Osservatorio Pallet, ndr) del premio “Legno&Ambiente” nato proprio nel 2026, delle tante pubblicazioni tecniche che editiamo: ne abbiamo fatta di strada dal 1998… la nostra forza, lo ribadisco, è di essere sempre stati fortemente operativi: al 31 dicembre scorso erano ben 2.014 le imprese che si sono avvalse o si avvalgono dei nostri servizi e solo 900 sono iscritte a una associazione, segno che esiste una enorme domanda di relazione e di servizi che va oltre ai classici meccanismi di rappresentanza. Inoltre devo essere onesto: l’ultimo libro tecnico sull’essiccazione presentato all’ultimo Xylexpo in anteprima mi rende fiero di come abbiamo ascoltato dei bisogni “di conoscenza” delle imprese del legno, e con i nostri partner degli impianti di trattamento termico in due anni abbiamo fatto un lavoro incredibile e utile per le imprese. Un progetto per il quale ringraziamo anche Acimall per aver aderito”.

Le stiamo rubando troppo tempo: ci regali un’ultima visione su come vede il futuro del legno.
“Il legno sta cambiando, cambiano le specie, cambiano gli usi, si mettono a punto nuovi prodotti e nuove applicazioni… il “Clt”, non dimentichiamolo, è nato nel 2008. Viviamo una autentica evoluzione/rivoluzione che dobbiamo conoscere, riconoscere e affrontare.
Voglio però dirle, dopo tanti anni di militanza in questo mondo, che sono molto ottimista: quando arrivai nel mondo del legno i giovani non vedevano l’ora che i padri si ritirassero per chiudere le segherie e dedicarsi al commercio di semilavorati comperati in Austria o in Germania. I giovani di oggi sono in molti casi il cuore e il motore di splendide realtà dove il legno viene segato e lavorato. Non parliamo certo di realtà comparabili alle grandi segherie austriache, ma sono aziende di tutto rispetto, organizzate, attente, competitive, preparate, efficienti, che scelgono di investire e inventano ogni giorno nuove opportunità.
Non posso negare che esistano anche troppe realtà che cercano il modo più dignitoso di uscire da questo contesto e il la loro priorità è valorizzare il lavoro di una vita…
Il vero problema che anche il mondo del legno deve affrontare è quello della disponibilità di manodopera, della difficoltà di trovare persone che vogliano lavorare con il legno, nonostante l’incredibile evoluzione tecnica che ha coinvolto gli strumenti per lavorarlo. Per fare un esempio concreto, oggi sui giornali si parla sempre più di robot umanoidi che sembravano cosi lontani fino a qualche anno fa e invece sono cosi vicini…
È su questo versante che si è aperta la sfida più recente: dobbiamo estrarre il coniglio dal cilindro e trovare il modo di convincere ragazze e ragazzi che ci sono alternative migliori…”.

A cura di Luca Rossetti

conlegno.eu

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