Politica commerciale Usa: rinviati al 2027 gli aumenti dei dazi sui mobili

07/01/2026

La Casa Bianca ha annunciato la firma di un provvedimento presidenziale che posticipa di un anno, al 2027, l’entrata in vigore degli aumenti dei dazi su mobili imbottiti, arredi da cucina e arredi per bagno. Le nuove aliquote, inizialmente previste dal 1° gennaio 2026, avrebbero potuto raggiungere livelli particolarmente gravosi: fino al 30 per cento per i mobili imbottiti e addirittura il 50 per cento per i prodotti destinati ai comparti cucina e bagno (ne avevamo parlato qui).

Il rinvio offre una temporanea boccata d’ossigeno agli esportatori europei e asiatici e, indirettamente, ai costruttori di macchine e impianti che riforniscono questi produttori. L’incertezza sui costi di accesso al mercato americano, infatti, aveva già indotto diverse aziende a congelare piani di investimento in nuove linee produttive e in soluzioni di automazione.

ORIGINI DEL PROVVEDIMENTO

I dazi sui mobili erano stati introdotti lo scorso ottobre con un’aliquota iniziale del 25 per cento, all’interno di una più ampia strategia statunitense volta a proteggere la capacità industriale nazionale nei settori del legno e dell’arredamento. Secondo la motivazione ufficiale, lo slittamento è necessario per “lasciare spazio a negoziati produttivi in corso” con i principali partner commerciali e per valutare meglio gli effetti sull’economia interna.

FILIERA E TECNOLOGIE

Per l’industria delle lavorazioni del pannello e del massello, il tema resta centrale. Il mercato Usa rappresenta uno sbocco fondamentale per molte produzioni ad alto valore aggiunto e condiziona la domanda di tecnologie per il taglio, la bordatura, il rivestimento e l’assemblaggio. Un eventuale inasprimento nel 2027 potrebbe accelerare fenomeni di regionalizzazione produttiva, con la creazione di stabilimenti locali e la richiesta di impianti “chiavi in mano” progettati secondo standard americani.

Le associazioni di categoria chiedono ora un quadro stabile e regole condivise, sottolineando che la competitività del mobile non dipende solo dalle barriere tariffarie ma anche da innovazione di processo, sostenibilità dei materiali e qualità del design. Il rinvio al 2027 non chiude dunque la partita, ma concede tempo prezioso alle imprese per riorganizzare strategie commerciali e programmi di investimento.

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