Cbam: Assopannelli ed Epf chiedono lo stop

26/01/2026

Per Assopannelli e European Panel Federation, aumento dei costi fino al più 12 per cento e rischio di perdita di competitività per l’intera filiera
legno-arredo europea

Assopannelli e la European Panel Federation (Epf) lanciano l’allarme sugli effetti del Cbam, il meccanismo di adeguamento del carbonio alle frontiere introdotto dall’Unione europea. La misura, pensata per tutelare i produttori europei dalla concorrenza extra-Ue, rischia secondo le associazioni di penalizzare l’industria dei pannelli in legno e del mobile, con un aumento significativo dei costi di produzione e ricadute sull’intera filiera.

Nel corso di un incontro presso la sede di FederlegnoArredo, Assopannelli ed Epf hanno chiesto la sospensione dell’applicazione del Cbam all’urea industriale, materia prima essenziale per la produzione di colle e resine utilizzate nei pannelli in legno destinati a edilizia e arredamento. A partire dal 1° gennaio 2026, il meccanismo europeo prevede infatti l’applicazione di un costo sulle emissioni di carbonio incorporate in alcune merci importate, tra cui l’urea.

Secondo le stime di Assopannelli, l’impatto del Cbam potrebbe tradursi in un aumento dei costi di produzione dei pannelli in legno compreso tra il 10 e il 12 per cento nell’arco di quattro anni. L’incremento stimato del prezzo dell’urea è pari a 40–60 euro per tonnellata a partire dal 2026, con effetti cumulativi negli anni successivi.

Le associazioni avvertono che tali rincari potrebbero determinare una perdita di competitività per i manufatti europei rispetto ai prodotti finiti importati da Paesi extra-UE. Una criticità accentuata dal fatto che la produzione europea di urea copre attualmente solo il 20% del fabbisogno industriale, rendendo strutturale il ricorso alle importazioni.

L’applicazione del Cbam all’urea industriale, senza adeguati correttivi, rischia di penalizzare le imprese europee”, ha dichiarato il direttore di Epf Matti Rantanen. “L’urea è una sostanza utilizzata sia come fertilizzante in agricoltura sia come materia prima per colle e resine industriali. Abbiamo chiesto a novembre alla Commissione europea di escludere l’urea a uso industriale, ma la proposta è stata respinta. Per questo chiediamo una sospensione dell’applicazione, alla luce dei suoi impatti sul mercato interno e sulle filiere a valle. Ribadiamo inoltre che la sospensione dei dazi sui fertilizzanti, annunciata dalla Commissione europea il 14 gennaio, non è sufficiente: l’urea importata dalle nostre imprese proviene in larga parte da Paesi già esenti.
L’incontro di oggi – che anticipa l’assemblea annuale di Epf in programma a Milano dal 10 al 12 giugno su invito di FederlegnoArredo – conferma la volontà di Epf e Assopannelli di lavorare insieme, per sensibilizzare le istituzioni europee e tutelare la competitività dell’intero settore del pannello e del mobile europeo”.

«È fondamentale che le politiche europee tengano conto delle specificità dell’industria del pannello, a partire dall’utilizzo dell’urea a uso industriale. Trasformando il legno in semilavorati, rappresentiamo l’anello di collegamento tra la filiera del legno e quella dell’arredo», ha dichiarato Paolo Fantoni, presidente di Assopannelli di FederlegnoArredo. 

«Comprendiamo e apprezziamo i passi positivi intrapresi dal Governo a tutela del settore agricolo sul tema dell’urea, ma allo stesso tempo raccogliamo con grande attenzione le preoccupazioni espresse dalla European Panel Federation. Inoltre il Cbam si applica alle materie prime e ai semilavorati, ma non ai prodotti finiti: questo rischia di favorire mobili realizzati fuori dall’UE che, pur contenendo urea, entrano nel mercato europeo senza oneri aggiuntivi.

È paradossale che una norma pensata per evitare fenomeni di carbon leakage e tutelare la produzione europea, rischi di avere effetti opposti per un settore che è altamente sostenibile. Tanto più se consideriamo che oggi oltre il 60% dei pannelli prodotti in Europa utilizza legno riciclato».

l’associazione di FederlegnoArredo che riunisce i produttori di pannelli e semilavorati, e la European Panel Federation (EPF) lanciano l’allarme sul Cbam, il Meccanismo di Adeguamento del Carbonio alle Frontiere (Carbon Border Adjustment Mechanism).

Una normativa europea, pensata per proteggere i produttori locali da concorrenti extra-UE, che rischia di avere effetti inattesi sull’industria dei pannelli in legno e dei mobili, aumentando i costi di produzione con ricadute sull’intera filiera del mobile europeo.

Assopannelli ed EPF, riunite oggi presso la sede di FederlegnoArredo, chiedono la sospensione del Cbam sull’urea industriale, materia prima essenziale per colle, resine e produzione di pannelli in legno per edilizia e arredamento.  Dal 1° gennaio 2026 il Cbam applica un costo alle emissioni di carbonio contenute in alcune merci importate, inclusa l’urea.

Secondo le stime di Assopannelli, il Cbam potrebbe aumentare i costi di produzione dei pannelli in legno di circa il 10%/12% in 4 anni essendoci un incremento pari a 40–60 euro per tonnellata dell’urea dal 1 gennaio 2026 ripetuto per 4 anni, con ripercussioni sull’intera filiera del mobile europeo.

Tali incrementi si tradurrebbero in una perdita di competitività dei manufatti europei rispetto ai prodotti finiti importati da Paesi extra-UE, anche alla luce del fatto che la produzione europea di urea copre oggi solo il 20% del fabbisogno industriale, rendendo strutturale il ricorso alle importazioni.

“L’applicazione del Cbam all’urea industriale, senza adeguati correttivi, rischia di penalizzare le imprese europee”, ha dichiarato il direttore di EPF Matti Rantanen.L’urea è una sostanza utilizzata sia come fertilizzante in agricoltura sia come materia prima per colle e resine industriali. Abbiamo chiesto a novembre alla Commissione europea di escludere l’urea a uso industriale, ma la proposta è stata respinta. Per questo chiediamo una sospensione dell’applicazione, alla luce dei suoi impatti sul mercato interno e sulle filiere a valle. Ribadiamo inoltre che la sospensione dei dazi sui fertilizzanti, annunciata dalla Commissione europea il 14 gennaio, non è sufficiente: l’urea importata dalle nostre imprese proviene in larga parte da Paesi già esenti.
L’incontro – che anticipa l’assemblea annuale di EPF in programma a Milano dal 10 al 12 giugno su invito di FederlegnoArredo – conferma la volontà di EPF e Assopannelli di lavorare insieme, per sensibilizzare le istituzioni europee e tutelare la competitività dell’intero settore del pannello e del mobile europeo”.

“È fondamentale che le politiche europee tengano conto delle specificità dell’industria del pannello, a partire dall’utilizzo dell’urea a uso industriale. Trasformando il legno in semilavorati, rappresentiamo l’anello di collegamento tra la filiera del legno e quella dell’arredo”, ha dichiarato Paolo Fantoni, presidente di Assopannelli di FederlegnoArredo. 

«Comprendiamo e apprezziamo i passi positivi intrapresi dal Governo a tutela del settore agricolo sul tema dell’urea, ma allo stesso tempo raccogliamo con grande attenzione le preoccupazioni espresse dalla European Panel Federation. Inoltre il Cbam si applica alle materie prime e ai semilavorati, ma non ai prodotti finiti: questo rischia di favorire mobili realizzati fuori dall’UE che, pur contenendo urea, entrano nel mercato europeo senza oneri aggiuntivi.

È paradossale che una norma pensata per evitare fenomeni di carbon leakage e tutelare la produzione europea, rischi di avere effetti opposti per un settore che è altamente sostenibile. Tanto più se consideriamo che oggi oltre il 60% dei pannelli prodotti in Europa utilizza legno riciclato

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