Segherie europee, ripresa ancora fragile: il legno resta strategico, ma pesano edilizia debole e scarsità di materia prima

24/06/2026

Il settore europeo delle segherie resta uno dei pilastri dell’industria del legno, ma attraversa una fase complessa, segnata da una domanda ancora debole, da costi elevati della materia prima e da un quadro geopolitico ed economico che continua a generare incertezza. È quanto emerge dall’ “Annual Report of the European Sawmill Industry 2025-2026” pubblicato da EOS, la European Organisation of the Sawmill Industry, che rappresenta a livello europeo e internazionale le industrie delle segherie di 13 Paesi.

I numeri confermano il peso del comparto: l’industria europea delle segherie conta quasi 32mila imprese, circa 220mila addetti e un fatturato netto di 51,4 miliardi di euro. Nel 2024 la produzione di segati ha raggiunto i 102 milioni di metri cubi, con una quota rilevante destinata all’export extra Ue. Allo stesso tempo, il settore mantiene un legame fortissimo con la filiera forestale europea: oltre il 90 per cento dei tronchi lavorati proviene dall’interno dell’Unione, mentre circa due terzi del reddito dei proprietari forestali è generato proprio dall’industria delle segherie.

Il quadro, tuttavia, non è privo di criticità e dopo il picco produttivo registrato nel 2021, favorito dalla forte domanda e dalla disponibilità di materia prima in alcune aree europee, il comparto ha dovuto fare i conti con un rallentamento progressivo. Il 2022 ha segnato una prima frenata, legata anche alle conseguenze della guerra in Ucraina, mentre nel 2023 il calo si è accentuato a causa dell’inflazione e della debolezza dei mercati delle costruzioni. Secondo EOS, la contrazione degli ultimi anni sembra aver toccato il fondo, ma una vera ripresa non si è ancora materializzata.

L’EDILIZIA
Il nodo principale resta però l’edilizia. I mercati europei delle costruzioni sono ancora sottotono e questo pesa direttamente sui consumi di legno segato, soprattutto nel comparto dei coniferi. La domanda è stagnante in diversi Paesi, mentre i segnali di recupero osservati all’inizio del 2026 restano fragili e condizionati dal possibile ritorno di pressioni inflazionistiche, dall’aumento dei costi energetici e dall’eventuale irrigidimento delle politiche monetarie. Tassi più alti significherebbero mutui più costosi e, di conseguenza, un ulteriore freno al mercato residenziale.
Accanto alla debolezza della domanda, il settore – come spiegato nel report – deve affrontare inoltre un problemadi offerta. Nonostante i consumi non siano brillanti, molti Paesi membri EOS segnalano una disponibilità limitata di tronchi. I prezzi della materia prima restano elevati e, in un contesto di domanda debole, le segherie non riescono sempre a trasferire questi aumenti sui prezzi del segato. Il risultato che ne consegue è una compressione dei margini che mette sotto pressione la competitività dell’industria europea.

L’ABETE ROSSO
Particolarmente delicata è la situazione dell’abete rosso, una delle principali specie legnose per il mercato europeo dei coniferi. La sua disponibilità appare sempre più tesa, soprattutto in alcune aree dell’Europa centrale, anche per effetto dei cambiamenti climatici e delle trasformazioni in corso nei boschi. Per questo il report sottolinea l’importanza di valorizzare maggiormente il pino, che può rappresentare un’alternativa strutturale valida in molte applicazioni, pur con caratteristiche estetiche differenti.

Sul fronte dei mercati internazionali, il quadro resta invece disomogeneo. Il Giappone mostra una domanda piatta, la Cina continua a risentire della crisi del settore costruzioni, mentre gli Stati Uniti si confermano il principale mercato extraeuropeo per molte segherie del continente. Le tensioni commerciali, tuttavia, non aiutano, così come le tensioni geopolitiche che rischiano di penalizzare i flussi verso il Medio Oriente.

POSITIVI
Non mancano però elementi positivi. Il legno continua infatti a guadagnare, seppure lentamente, quote come materiale da costruzione in diversi Paesi europei, con una tendenza sostenuta dalla crescente attenzione alla sostenibilità, alla riduzione delle emissioni e all’utilizzo di materiali rinnovabili. Un ruolo chiaramente ricollegabile al legno e da questo punto di vista, EOS ribadisce infatti il ruolo climatico dei prodotti in legno: immagazzinano carbonio per lunghi periodi e possono sostituire materiali più energivori come acciaio, cemento o plastica.

La sostenibilità della filiera forestale non può essere letta solo in chiave conservativa, ma deve tenere insieme gestione attiva delle foreste, disponibilità di materia prima, competitività industriale e contributo del legno alla decarbonizzazione. Ridurre la produzione europea, avverte EOS, non significherebbe ridurre la domanda globale di legno, ma rischierebbe di spostarla verso Paesi con standard forestali meno stringenti. La sfida dei prossimi anni sarà dunque mantenere questa doppia identità: garantire una materia prima sostenibile e prevedibile, rafforzare l’efficienza industriale e accompagnare la crescita del legno nelle costruzioni. Una prospettiva che rende il comparto centrale non solo per l’economia del legno, ma anche per la bioeconomia e per gli obiettivi climatici dell’Europa.

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